L'Italia civile, quella delle persone che non si piegano alle mode, al "politically correct", ai luoghi comuni, ai giudizi insindacabili di una casta, ai giudizi morali della politica, all'ipocrisia di un'etica elastica, ai media appiattiti sulla voce dei poteri, alle istituzioni asservite, ai servi di ogni specie, al bigottismo di ritorno, ora deve pretendere che sia fatta chiarezza.
Venti anni di aggressioni giudiziarie hanno ridotto l'Italia alle pezze. C'è meno libertà. C'è più abuso. C'è più povertà. C'è meno fiducia.
Persino la corruzione ha alzato il tiro: è presente dappertutto negli appalti, nelle gestioni della sanità (circostanza che la dice lunga sul cinismo politico), nella gestione e prevenzione dell'ambiente (la telefonata Vendola-Archinà ha smascherato le turpi ipocrisie di chi fa il poeta col popolo). Quella corruzione in Italia che ha distrutto una banca tra le più antiche e solide, che ammorba una grande opportunità di rilancio del made in Italy, come Expo 2015, che getta discredito su una grandiosa opera ingegneristica come il Mose a Venezia.
C'è in Italia un sistema delle tangenti che ha una targa politica che è come quella del Corpo Diplomatico: è intoccabile ed insindacabile come uno spazio extraterritoriale.
Si deve fare chiarezza sul colpo di Stato del 2011, gravato anche da "intellgence" con uno stato straniero e possibili complicità con gli speculatori finanziari internazionali. Si devono conoscere i ruoli giocati da Napolitano, da Monti, da Fini, da Prodi e da altri co-protagonisti. Ci sono responsabilità da svelare su una stagione in cui scientemente si è cercato di far precipitare l'Italia in una crisi prfonda. Si deve chiedere che emerga chi ha manovrato dietro la vendita in massa da parte delle banche tedesche dei nostri titoli pubblici, cosa che ha fatto schizzare lo spread fino a quasi 600 punti.
C'è stato persino un sottosegretario al tesoro degli USA che ci ha rivelato che era stato chiesto il sostegno statunitense (al golpe) e che era stato negato.
Cosa aspetta la magistratura, il Parlamento, i media ed il mondo della cultura italiana a reagire e chiederne conto? Quali complicità e connivenze si nascondono dietro? Se ci sono stati cani, vermi e vigliacchi che hanno tramato contro l'Italia gli italiani devono esserne informati. Si devono capire le ramificazioni, le persone coinvolte, i prezzi pagati e quelli promessi. Deve essere un dovere nazionale portare i traditori ed i golpisti in tribunale a risponderne.
Non è vero che gli ipocriti e gli opportunisti sono più forti delle persone oneste e leali. E' vero solo che la gente per bene si arrende facilmente, è vero che è indotta da campagne di stampa mirate a nascondere e a far cambiare idea, è vero che protesta in modo disordinato fino a portare acqua al mulino di chi ci fa del male.
Purtroppo c'è anche chi si assuefà all'abuso di coloro che non solo ci usano, ma poi ci chiedono anche di pagare il conto dei danni.
Silvio Berlusconi nel 1994 deve aver fatto paura ai poteri forti ed alle caste italiane. La sua Rivoluzione Liberale aveva terrorizzato gli sciacalli, i fannulloni, chi viveva alle spalle degli altri, i magnaccia della politica e delle istituzioni, chi godeva di privilegi, chi si arricchiva alle spese del popolo, chi aveva imposto in italia un sistema di taglieggio su ogni cosa, chi si preparava a conquistare il potere dopo aver scardinato dal di dentro lo Stato.
Il primo Governo Berlusconi nato il 10 maggio del 1994, fiducia della Camera il 20 maggio 1994, dura di fatto fino al 22 novembre del 1994, solo 6 mesi e con l'estate di mezzo. Finisce di fatto a Napoli con l'avviso di garanzia a Berlusconi notificato attraverso la prima pagina del Corriere della Sera, mentre il leader di Forza Italia, come Capo del Governo, è lì a presiedere un vertice internazionale sulla criminalità organizzata. L'avviso di garanzia era per una indagine su Mediaset, la prima di una serie infinita, da cui Berlusconi uscì del tutto estraneo. Da allora un susseguirsi di indagini e di chiamate in giudizio in una "saga" che ha visto Berlusconi tra gli uomini più indagati e perseguitati del mondo.
Vito Schepisi
Visualizzazione post con etichetta Vendola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vendola. Mostra tutti i post
09 luglio 2014
14 ottobre 2013
Letta sta portando l'Italia al collasso
Il Consiglio dei Ministri sta per presentare la legge di stabilità. Le polemiche, i moniti, gli aut aut, le mani in avanti si susseguono a ritmo più serrato man mano che ci si avvicina alla vigilia della presentazione.
Niente di diverso. Prima accadeva la stessa cosa con la legge finanziaria che, a differenza di quella attuale di stabilità, regolava le poste di bilancio, invece che le scelte economiche del Paese.
Dalle indiscrezioni sembra di capire che la legge per l’economia e la finanza italiana si muoverà attorno ad alcune questioni come:
- la trasformazione dell’IMU nella Service tax che sostituirà anche la Tares in una tassa unica sugli immobili, prima o seconda casa che siano, su aliquote che non si discosteranno dall’incidenza voluta da Monti per l’IMU del 7,6 per mille per la prima casa e del 10,6 per mille per le altre. Una patrimoniale mascherata che vedrà l’unificazione della tassa sulla proprietà degli immobili con quella sui rifiuti e sui servizi comunali, con la variante del coinvolgimento degli inquilini alla nuova imposta;
- la rivisitazione delle aliquote IVA. Sembra che sia allo studio l’aumento dell’aliquota, su alcuni beni di consumo, dall’attuale minima del 4% a quella tutta nuova del 7%. Non sono pervenute, invece, ipotesi di riduzione di quella massima del 22%, in vigore già dal primo ottobre di quest’anno per il “colpo di genio” di Letta che in Consiglio dei Ministri ha recitato da offeso;
- la riduzione selettiva del cuneo fiscale alle imprese che assumono e investono (ma quante tra le piccole e medie sono ancora in grado di farlo?) per un costo complessivo di 2,5 miliardi di euro;
- la distribuzione in busta paga dei lavoratori, anche questa selettiva, di tasse per 150/250 euro l’anno per stimolare gli acquisti;
- il taglio su alcuni capitoli di spesa dei ministeri. (Si parla anche di sanità e le regioni sono in subbuglio. Vendola manda a dire al Governo che i tagli alla sanità sarebbero “inaccettabili”. Lo stesso Vendola che ha consentito che sotto la sua gestione si sperperassero due miliardi di Euro. Una faccenda con responsabilità penali ancora tutte da definire, ma con “responsabilità” finanziarie già addossate ai contribuenti pugliesi;
- rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e alcune misure di stimolo alla crescita economica, come la deducibilità del costo del lavoro ai fini dell’IRAP.;
- Allentamento del patto di stabilità degli enti di governo locale con adeguamento alla capacità di spesa creata ai comuni con la “Services tax”.
Saranno sufficienti le misure su esposte a ribaltare le difficoltà economico-finanziarie dello Stato?
Rispondere di si vorrebbe dire solo continuare a prenderci in giro.
L’Italia con queste misure nel 2014 si troverà a navigare in un mare ancora più tempestoso di quello attuale.
Si vuole ancora nascondere al cittadino la gravità della cosa. L’Italia, progressivamente, perde pezzi d’impresa e di lavoro. E’ un’emorragia che non accenna ad arrestarsi perché si pensa di fermarla con interventi superficiali, perché non si ha il coraggio di dire ciò che in Italia non va.
Finché si penserà di coprire le spese aumentando le entrate, non sarà possibile discostarsi dalla discesa verso il baratro.
Vanno fermate le spese.
Il nostro è un Paese che per pagare solo gli interessi sul debito e per la spesa energetica, fuori dai nostri confini, spende quasi quanto le intere entrate irpef dei lavoratori dipendenti.
E’ in moto un processo maniacale che ci sta portando al collasso. Molti lo sanno, ma lo nascondono. Tra un po’, però, non sarà più possibile nascondersi dietro un dito.
Letta basta a giocare! Lei fa come il prestigiatore che all’angolo della piazza fa il gioco delle tre carte. Carta che vince e carta che perde. Ma è pazzesco! Renzi fa le battute e Alfano fa finta di arrabbiarsi. Sulla nostra pelle! O sono tutti pazzi o non hanno capito una mazza.
A questo punto non bastano più le forbici, ci vuole la scure. Tagliare, tagliare, tagliare. Altro che resistere, resistere, resistere. Tagliamo le regioni, ad esempio. Le regioni sono la fonte più proficua del malaffare. Per la spesa sono pozzi senza fondo.
Pensiamo ad una architettura costituzionale della democrazia rappresentativa più snella e più parsimoniosa in cui le autonomie siano attente ai servizi sul territorio, ma con un sistema di controllo sulla congruità della spesa.
Il governo delle larghe intese poteva avere un significato se fosse stato usato per due cose: adottare le misure impopolari, prima di trovarsi fuori tempo massimo, e fare le riforme (Giustizia, Stato, Lavoro).
Doveva portare alla pacificazione sociale, invece ci ha regalato il “ricatto” del PD sulla responsabilità di tenere forzatamente in piedi un Governo d’incapaci.
Vito Schepisi
Niente di diverso. Prima accadeva la stessa cosa con la legge finanziaria che, a differenza di quella attuale di stabilità, regolava le poste di bilancio, invece che le scelte economiche del Paese.
Dalle indiscrezioni sembra di capire che la legge per l’economia e la finanza italiana si muoverà attorno ad alcune questioni come:
- la trasformazione dell’IMU nella Service tax che sostituirà anche la Tares in una tassa unica sugli immobili, prima o seconda casa che siano, su aliquote che non si discosteranno dall’incidenza voluta da Monti per l’IMU del 7,6 per mille per la prima casa e del 10,6 per mille per le altre. Una patrimoniale mascherata che vedrà l’unificazione della tassa sulla proprietà degli immobili con quella sui rifiuti e sui servizi comunali, con la variante del coinvolgimento degli inquilini alla nuova imposta;
- la rivisitazione delle aliquote IVA. Sembra che sia allo studio l’aumento dell’aliquota, su alcuni beni di consumo, dall’attuale minima del 4% a quella tutta nuova del 7%. Non sono pervenute, invece, ipotesi di riduzione di quella massima del 22%, in vigore già dal primo ottobre di quest’anno per il “colpo di genio” di Letta che in Consiglio dei Ministri ha recitato da offeso;
- la riduzione selettiva del cuneo fiscale alle imprese che assumono e investono (ma quante tra le piccole e medie sono ancora in grado di farlo?) per un costo complessivo di 2,5 miliardi di euro;
- la distribuzione in busta paga dei lavoratori, anche questa selettiva, di tasse per 150/250 euro l’anno per stimolare gli acquisti;
- il taglio su alcuni capitoli di spesa dei ministeri. (Si parla anche di sanità e le regioni sono in subbuglio. Vendola manda a dire al Governo che i tagli alla sanità sarebbero “inaccettabili”. Lo stesso Vendola che ha consentito che sotto la sua gestione si sperperassero due miliardi di Euro. Una faccenda con responsabilità penali ancora tutte da definire, ma con “responsabilità” finanziarie già addossate ai contribuenti pugliesi;
- rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e alcune misure di stimolo alla crescita economica, come la deducibilità del costo del lavoro ai fini dell’IRAP.;
- Allentamento del patto di stabilità degli enti di governo locale con adeguamento alla capacità di spesa creata ai comuni con la “Services tax”.
Saranno sufficienti le misure su esposte a ribaltare le difficoltà economico-finanziarie dello Stato?
Rispondere di si vorrebbe dire solo continuare a prenderci in giro.
L’Italia con queste misure nel 2014 si troverà a navigare in un mare ancora più tempestoso di quello attuale.
Si vuole ancora nascondere al cittadino la gravità della cosa. L’Italia, progressivamente, perde pezzi d’impresa e di lavoro. E’ un’emorragia che non accenna ad arrestarsi perché si pensa di fermarla con interventi superficiali, perché non si ha il coraggio di dire ciò che in Italia non va.
Finché si penserà di coprire le spese aumentando le entrate, non sarà possibile discostarsi dalla discesa verso il baratro.
Vanno fermate le spese.
Il nostro è un Paese che per pagare solo gli interessi sul debito e per la spesa energetica, fuori dai nostri confini, spende quasi quanto le intere entrate irpef dei lavoratori dipendenti.
E’ in moto un processo maniacale che ci sta portando al collasso. Molti lo sanno, ma lo nascondono. Tra un po’, però, non sarà più possibile nascondersi dietro un dito.
Letta basta a giocare! Lei fa come il prestigiatore che all’angolo della piazza fa il gioco delle tre carte. Carta che vince e carta che perde. Ma è pazzesco! Renzi fa le battute e Alfano fa finta di arrabbiarsi. Sulla nostra pelle! O sono tutti pazzi o non hanno capito una mazza.
A questo punto non bastano più le forbici, ci vuole la scure. Tagliare, tagliare, tagliare. Altro che resistere, resistere, resistere. Tagliamo le regioni, ad esempio. Le regioni sono la fonte più proficua del malaffare. Per la spesa sono pozzi senza fondo.
Pensiamo ad una architettura costituzionale della democrazia rappresentativa più snella e più parsimoniosa in cui le autonomie siano attente ai servizi sul territorio, ma con un sistema di controllo sulla congruità della spesa.
Il governo delle larghe intese poteva avere un significato se fosse stato usato per due cose: adottare le misure impopolari, prima di trovarsi fuori tempo massimo, e fare le riforme (Giustizia, Stato, Lavoro).
Doveva portare alla pacificazione sociale, invece ci ha regalato il “ricatto” del PD sulla responsabilità di tenere forzatamente in piedi un Governo d’incapaci.
Vito Schepisi
Etichette:
Alfano,
Giustizia,
IMU,
Iva,
lavoro,
legge di stabilità,
Letta,
Monti Services tax,
Renzi,
sanità,
Stato,
Vendola
19 giugno 2013
Desirèe chi ama la Giustizia è con te
Le motivazioni della prima commissione del CSM per l'avvio della procedura per incompatibilità ambientale a carico della PM Desirèe Digeronimo lasciano allibiti.
Com’è noto, tutto è iniziato con una lettera riservata dei PM Digeronimo e Bretone ai Capi della Procura e al Presidente del Tribunale di Bari.
Nella lettera, finita "misteriosamente" sulla stampa, i due PM segnalavano circostanze che, a loro avviso, avrebbero dovuto indurre il magistrato che aveva assolto Vendola ad astenersi dal Giudizio.
La pubblicazione della lettera ha mosso 26 magistrati di “Area”, corrente della sinistra ideologica della magistratura, a censurare e chiedere il trasferimento della sola Digeronimo per incompatibilità ambientale.
Nell’istruttoria aperta, la prima commissione del CSM ha formulato alcune ipotesi di responsabilità. Tra queste, imputa alla Dr. Digeronimo conflittualità con esponenti del Foro barese.
Come se le dispute tra accusa e difesa siano sempre state serene discussioni tra amici.
Avendo in memoria la lettera aperta di Vendola dell'estate del 2009: «La sua indagine sta diventando lo strumento di una campagna che mira a colpire la mia persona», sarebbe interessante conoscere i nomi degli assistiti dei legali che hanno lamentato questa conflittualità.
Ma sarebbe ancora più interessante sapere, magari dal CSM, cosa debba fare un magistrato onesto che non ci sta ad usare la giustizia facendosi dominare dalle passioni e dai pregiudizi.
La prima commissione del CSM rileva, inoltre, che la PM Digeronimo ha per amica il medico Dr. Paola D’Aprile che a sua volta è amica del Direttore Generale delle Asl pugliesi Lea Cosentino, ma gli Ordinamenti democratici della nostra Repubblica non vietano ad un magistrato il diritto di vivere la normale vita sociale della propria città.
Avere un'amica è tutt'altro che un fatto disciplinarmente rilevante. Sarebbe, invece, più rilevante avere rapporti di amicizia con un imputato o con un suo parente stretto, e poi giudicarlo.
Nel caso specifico, non si può sostenere che l'amicizia con una persona possa aver messo in pericolo l'imparzialità del PM, quando la persona in questione non ha nessun conto da chiarire con la giustizia. E non risulta, infine, che il PM Digeronimo abbia avuto occhi di riguardo per il Direttore delle Asl pugliesi Lea Cosentino, quando, come appare dagli atti giudiziari compiuti, l'ha indagata e trascinata in giudizio per rispondere di ipotesi di reato.
Vito Schepisi
19 maggio 2013
Il Forteto: la comunità degli abusi
Viviamo in un Paese in cui è sufficiente dirsi di sinistra e tutto, proprio tutto, è possibile.
Poi che a sinistra si accapiglino e litighino tra di loro è scontato.
Tutti i malfattori lo fanno.
Ed è così che mentre si celebra un processo infamante contro il leader del centrodestra su ipotesi di reato che, nonostante l'impegno di un esercito fra magistrati e polizia giudiziaria, non emergono, l'Italia dei media tace, con un colpevole e riprovevole silenzio, porcherie inaudite di maltrattamenti e di abusi sessuali su minori.
Non cadono teste.
Non si fanno crociate.
I giornali tacciono.
E già, se a sinistra si abusa e qualcuno lo dice, poco ci manca che si debba anche chiedere scusa.
Le cose in Italia vanno così!
E' un modo idiota?
E' un'idiozia dividere i reati a seconda del colore politico di chi lo commette?
Si è un'idiozia e mi chiedo: quelli che riescono a capirlo come fanno a sopportarlo?
Se penso a Moretti che sollecitava D’Alema a dir qualcosa di sinistra, mi verrebbe da chiedergli … Moretti, ma ti sei fatto mai le domande tu?
O ti senti troppo intellettuale per fartele?
Non può essere che la gente si vergogni a fare o dire qualcosa di sinistra?
Un amico mi dice: vedi Vito quelli che fanno finta di non vedere non sono ciechi, sono porci nel cervello. E mi sa che ha ragione!
Ma passiamo ai fatti. Naturalmente brutti fatti. Fatti di sinistra.
In una delle Comunità che passava come un fiore all'occhiello delle politiche sociali della sinistra, nel Mugello, terra rossa non per il colore del terreno, invero piuttosto giallo, ma per scelta politica, avvenivano cose da "lager nazista".
Molti sapevano. Molti uomini di primo piano della sinistra, del PD e della stessa magistratura sapevano. Tutti, però, tacevano!
Tutti guardavano da un'altra parte. Ad esempio, guardavano ad Arcore, alla villa di Berlusconi, alle sue residenze, ed ai suoi ospiti che le frequentavano per libera scelta.
Nella Comunità Il Forteto da 35 anni, come ha certificato una commissione d’inchiesta bipartisan, contro i minori si praticava la pedofilia, si imponeva l’omosessualità, si sfruttava il lavoro minorile.
I maltrattamenti psicologici oltre che quelli fisici erano all’ordine del giorno.
Il “profeta”: lo chiamavano così il predicatore di una comune in cui i minori erano educati (evidente eufemismo) a spossessarsi della loro natura umana fatta di affetti e di riferimenti.
Dovevano obbedire e sottostare. Sottostare anche agli abusi sessuali.
La terapia imposta, per superare i traumi che questi bambini disagiati si portavano appresso, era l’omosessualità.
Aberrante!
Era quella la cultura della sinistra, come mi ricorda la riflessione di Vendola del 1985 sui minori che dovevano essere liberi di avere rapporti sessuali con gli adulti.
Ciò che accadeva a Il Forteto veniva spacciato come modello di assistenza sociale.
Era il tribunale che affidava i minori alla comunità.
Era il tribunale che affidava poveri ed innocenti adolescenti, coinvolti loro malgrado nel disagio sociale dei genitori, ad un uomo, Rodolfo Fiesoli, uscito di galera, condannato negli anni '80 a 2 anni per atti di libidine e maltrattamenti.
Sul sito di una parlamentare del PD in riferimento al Forteto si legge: «Una scelta sgombra di pretese teoriche e ideologiche le cui parole chiave erano: vita comune, condivisione della cassa, della casa, delle automobili, dei mezzi di produzione, delle responsabilità».
Retorica stupida?
No colpevole!
Ora tutti prendono le distanze.
La Bindi, ad esempio, come appare su “Il Giornale” prima sostiene di non sapere dove sia la comunità Il Forteto, poi ritratta: «Non so come mai il mio nome compare della relazione finale della Commissione d'inchiesta della Regione Toscana, ma sono intenzionata a capirlo per evitare strumentalizzazioni sulla mia persona». Ma alcuni testimoni, come sostiene sempre il Giornale, la smentiscono, ed anche gli articoli sui giornali che ne parlano.
Sono in tanti a prendere le distanze.
Il sindaco di Milano, Pisapia, sostiene che “l'inserimento nel comitato scientifico della Fondazione Il Forteto è avvenuto a sua insaputa”.
Un altro caso Scajola!
Naturalmente in Toscana niente cresce senza l’ala protettiva della Lega delle Cooperative. E la Comunità Il Forteto aderiva alla Lega. Tutto secondo le regole. Ma anche la Lega delle coop ora prende le distanze.
Vuoi vedere che i responsabili dell'orrore sono le olgettine e Berlusconi?
Vito Schepisi
26 aprile 2013
L'intollerante Vendola
Vendola, il politico in cui pulsa un cuore orgogliosamente comunista, insofferente al pluralismo, ma anche alla democrazia liberale, inquieto e intransigente, sostenitore di ogni protesta violenta contro lo Stato, spesso in contraddizione tra l'azione rozza ed il lessico falsamente gentile, giustizialista ma collocato, in un’oasi di impunità personale, in un tribunale “amico”, ha approfittato persino del 25 aprile, giorno della liberazione dell’Italia dal fascismo, per colpire l’idea delle grandi intese, con cui le due maggiori forze politiche del Paese stanno sperimentando una nuova esperienza di governo per le riforme e per uscire dalla crisi.
Con la sua retorica, senza mai pause di semplicità e di comprensione popolare, il leader di SEL ha sostenuto che nel Comitato di Liberazione Nazionale, da cui sorse la democrazia in Italia, non c’erano i “fascisti”. Ma nel Cnl i conflitti ci furono ugualmente perché se è vero che non c’erano i fascisti, c’erano invece i comunisti.
Per l’intollerante Vendola s’intuisce che l'esperienza per uscire dalla crisi, paragonata, con la consueta elaborazione enfatica, alla liberazione dell'Italia dal ventennio fascista, le grandi intese di oggi, a differenza di quelle del CLN di allora, sarebbero partecipate da soggetti politici che lui definisce “fascisti”.
Per il Governatore pugliese, i “fascisti” sarebbero quelli del Popolo della Libertà.
Un’accusa forte e violenta.
I fatti dicono cose diverse. Gli uomini liberi, piuttosto, mettono il fascismo in paragone con il comunismo e ne traggono persino differenze nella somma degli effetti negativi nei crimini contro l'umanità, e contro l'individuo e la sua sfera di libertà.
Il comunismo è stato, ed è ancora in alcune nazioni, un regime ancora più spietato e crudele del fascismo: un regime che in tutte le realtà nazionali in cui si è applicato si è retto sul terrore e sull'assoluta negazione dei diritti degli uomini.
Il comunismo, al pari del fascismo, concettualmente, è violenza. E’ un’idea contro l’uomo e contro la sua natura libera, con buona pace di Vendola che non se ne è mai accorto, o che se ne è accorto, ma che, per mero e meschino calcolo di opportunità, è stato così ipocrita da non volerlo far vedere.
Gli italiani liberi, però, sanno molto bene chi sono i reazionari e gli intolleranti. Sanno chi agisce contro la Nazione e contro gli italiani. Sanno chi rappresenta il nuovo pericolo per la democrazia e per la libertà.
Tra questi Vendola è in prima fila.
Se l’Italia facesse le riforme (come si vorrebbe provare con le grandi intese) il ruolo di quei ronzinari che cavalcano la protesta e le difficoltà della gente fallirebbe, Vendola non avrebbe più un ruolo da interpretare e l’Italia ne trarrebbe certamente gran giovamento.
Se con il fascismo si evoca la violenza, se nel suo accesso più comune ci ricorda i toni forti e autoritari, se con il termine “fascismo” s’indica la negazione del pluralismo, i toni apodittici, il culto dell’autoperfezione e si dà l’idea dell’arroganza … Vendola sembra una delle figure tipiche per rappresentarne la parte più inquietante e pericolosa: a lui andrebbe l’eredità sostanziale.
Vendola sarebbe un fascista a tutto tondo e non gli mancherebbe la tipicaretorica.
Fallita alle elezioni la sua proposta politica - senza l’alleanza con il PD il suo partito non sarebbe neanche entrato in Parlamento - con la foto di Vasto sgranatasi dinanzi a scelte velleitarie e alle evidenti contraddizioni nel voler coniugare soluzioni demagogiche – o altre autoritarie e illiberali – con obiettivi di sviluppo e di contenimento della spesa pubblica, persa per strada la maggioranza del Paese, Vendola ora prende le distanze dal PD ed è alla ricerca di nuove aggregazioni, magari con il populismo di Grillo, con cui già condivide alcune scelte e certamente anche quella di voler violentare l’Italia e la democrazia.
E’ troppo ora sentire che Vendola dia lezioni di democrazia e che celebrando il 25 aprile si faccia interprete di quel cambiamento che in Italia si è arenato per via delle politiche demagogiche e illiberali della sinistra comunista.
Vito Schepisi
15 aprile 2013
Pericolo autoritario
Se per il cambiamento si pensasse a Prodi, non vorrei neanche pensare a cosa accadrebbe se Bersani pensasse invece ad una stagione di continuità con la tradizione passata.
Ritornerebbero gli “zombie” del pci (li chiamava così il Presidente Francesco Cossiga).
Bersani chiede il cambiamento. Il suo leitmotiv è “cambiare si può”.
Anche l’igiene pubblica lo richiederebbe, e non solo quella personale.
Dopo tanto mescolare sui nomi, con i soliti personaggi gettati nella mischia, tutti rigorosamente giustizialisti e tutti ben contraddistinti per i modi sbrigativi con cui si adatterebbero a rimuovere l’ingombro scomodo di una parte politica, emerge anche una candidatura Prodi.
Guarda, guarda che gran bel cambiamento!
L’idea è che possa essere una prepotenza, cioè una provocazione buttata là perché arrivi il messaggio che al peggio non c’è limite. Un modo per dire che è meglio accontentarsi di arbitri di parte, anziché di arbitri venduti, che è come dire: se non è zuppa è pan bagnato. Si vorrebbe forzare la mano.
Ci provano con le intimidazioni, ma non bisogna cedere alle provocazioni. Il no di Berlusconi su Prodi al Quirinale è così più che motivato.
Prodi non è al di sopra delle parti e porta con se rancori personali, legati a episodi politici italiani. Non è l’uomo adatto a rappresentare con distacco e serenità l’unità Nazionale e il ruolo di garanzia previsto dalla Costituzione. Proporlo appare un’indecente provocazione.
Vendola, ridimensionato nelle elezioni del 24 e 25 febbraio, defilatosi dal precario Parlamento per restare attaccato alla poltrona di Governatore della Puglia, ora nel ruolo di spavaldo alfiere del PD e di testa d’ariete di Bersani, giudica "intollerabile l'esclusione di Prodi dai nomi in corsa per il Quirinale".
Nessuna meraviglia. Le parole apodittiche di Vendola sono piuttosto la conferma, ove mai servisse, dello strano concetto di cambiamento che anima la sinistra italiana.
Il cambiamento consisterebbe nell’imporre con il 30% dei voti il controllo sistematico di tutto, come già avviene nella Puglia di Vendola. Lo chiamano cambiamento ma, come si è già visto nei quattro lati del mondo, è dogma, è dittatura, è arroganza.
Si è detto tanto di Prodi in Italia. La stampa per anni si è divisa nell’illustrarne il bene ed il male. I suoi governi sono stati definiti a trazione fiscale. I suoi conti “pubblici” si sono rivelati manipolati e discutibili, tra poste nascoste e giochetti contabili. Anche il suo ruolo di Presidente della Commissione Europea, tra scandali e spese fuori controllo, ha destato molte perplessità e non pochi dubbi.
La protervia di Prodi si è dimostrata pari alla sua incapacità di unire. Anche il suo passato di boiardo di Stato grida ancora vendetta: non può, infatti, essere cancellato con un tratto di penna il saccheggio sistematico dei beni pubblici. Le difficoltà di oggi dell’Italia sono anche le conseguenze di quei saccheggi. A conti fatti, però, nessuno dei protagonisti ha pagato, neanche politicamente. La stagione di “mani pulite” appare ancora densa di ombre. E’ arrivata in modo affrettato - ora o mai più - rilasciando la sensazione che si volesse solo imprimere una svolta politica all’Italia. C’era fretta in un momento in cui il mondo intero cambiava.
C’è chi ricorda Prodi per la seduta spiritica nel mezzo del rapimento di Aldo Moro e chi strattonato dai magistrati di mani pulite. Per togliersi Di Pietro di dosso, Prodi si rivolse a Oscar Luigi Scalfaro, il peggiore dei presidenti dell’Italia repubblicana.
Sono note le sue amicizie con la finanza “coraggiosa”, note le sue contraddizioni e altrettanto noti i modi che gli hanno valso gli appellativi di “mortadella” e di “Pinocchio”.
Romano Prodi ha, inoltre, difetti di chiarezza e di comunicazione.
La sua candidatura a Capo dello Stato avrebbe il sapore di un brutto passato, non del cambiamento. Sarebbe una provocazione e costituirebbe un pericolo autoritario.
Gli italiani, invece, invocano la coesione nazionale ed il recupero del senso dello Stato. Sono stanchi degli eccessi della contrapposizione politica.
Servirebbe un Presidente della Repubblica che fosse davvero al di sopra delle parti.
Vito Schepisi
28 marzo 2013
Si continua a ... emaculare maculatos
Non è sufficiente chiamarsi Migliore per capire le cose.
Il capogruppo del Sel di Vendola, sentito da Bersani nella sua veste di incaricato a sondare la possibilità di un suo ministero, lamenta che il Pdl vincoli il sostegno ad un governo Bersani alla possibilità del Pdl di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica.
Migliore dovrebbe fermarsi a riflettere.
Bersani chiede il sostegno, ma non un governo di coalizione con il Pdl.
Vuole solo i voti! Per capirci ... ha ancora voglia di ... pectere pupas.
Poverino! da questa esperienza deve esserne uscito frustrato!
La coalizione PD-Sel ha già eletto un Presidente della Camera (Sel) ed un Presidente del Senato (PD).
Vorrebbe la Presidenza del Consiglio con i voti del Pdl.
Vorrebbe tutti i ministri ... e vorrebbero pure il Presidente della Repubblica.
In cambio Bersani cederebbe la presidenza della Commissione per le riforme.
Capirai! Con il premio di maggioranza alla Camera e la composizione percentuale rispetto ai gruppi parlamentari, sarebbe solo un ostaggio.
Ma che voto a San Pietro e San luigi messi assieme ha fatto il Pdl per doversi sottoporre a tanta penitenza?
E che garanzie avrebbe su un programma di governo condiviso?
Quali sulla trasparenza?
Quali sui controlli?
Quali sulle riforme?
Quali garanzie su un leale percorso parlamentare nell'interesse dell'Italia, compresa la gestione corretta della Giustizia?
Il PD e la sinistra controllano già il CSM, controllano la Tv di Stato, hanno i giornali dalla loro parte per il 90%.
Ma Bersani la finisca di ... emaculare maculatos!
Si accontenti che i Pdl sono cosa diversa dai grillini e che non lo abbiano ancora mandato a fanc...
Allora caro Migliore o si fa un governo politico in cui responsabilmente si affrontino i problemi del Paese, un governo che sia creato sull'equilibrio delle responsabilità e della pari dignità o andiamo dinanzi agli elettori a dire che a sinistra voi non siete stati capaci di uscire dagli steccati ideologici e dalla vostra prepotente presunzione.
Tutto deve avvenire alla luce del sole. Senza buffonate...di uscire dall'aula per far calare il quorum. Forse non l'ha capito che è tempo di responsabilità e non di furbate.
Naturalmente se si fa un governo politico di responsabilità si devono rilasciare garanzie. E quale garanzia più naturale che quella di una responsabilità istituzionale da affiancare ad una altrettanto esecutiva?
La soluzione, tra l'altro, garantirebbe una giusta alternanza, dopo 21 anni di gestione di parte della Presidenza della Repubblica.
Migliore se vuole ... mi dica lei la lingua perché riesca a capirlo meglio.
Posso anche dirglielo in dialetto barese così il suo capo lo capisce meglio.
Vito Schepisi
16 marzo 2013
Il Bersani furioso
L’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere “Contro un muro (ben segnalato)” traccia un quadro impietoso di Bersani e del suo PD, genuflessi dinanzi a Grillo.
“I danni che il Pd ha inflitto a se stesso, per non parlare del Paese – sostiene Panebianco - sono già tanti. Nei giorni e nelle settimane che hanno seguito la «non vittoria» elettorale, il Pd è apparso preda di una sorta di cupio dissolvi”.
Bersani e il PD sono perdenti per vocazione. Privi d’idee, vivono di fantasie e di rancori.
Bersani, per fumosità, assomiglia sempre più alla brutta copia di Vendola. E’ come l’uomo che deve dire “qualcosa di sinistra”, per forza, come nell’arcinota paranoia morettiana.
Fatti loro? Si ma anche fatti nostri.
In questa confusione, non si sa se sia di sinistra smacchiare giaguari e pettinare bambole, ma è l’unica cosa comprensibile che Bersani il furioso è riuscito a dire sinora.
Il leader del PD è l’uomo che si attorciglia attorno agli assiomi, è l’uomo che, mentre parla di discriminazione di genere e dei diritti dei meno fortunati, cittadinanze e unioni civili sopra ogni cosa, si arruffiana con collaudati finanzieri, con saccheggiatori di banche e con sperperatori di pubblico denaro.
Il PD è un’associazione nata per la gestione del potere (la tessera numero uno è di De Benedetti) che, avvolta nelle sue contraddizioni, si mostra incapace di rappresentare una scelta di governo.
Chiamati ad assumere un’iniziativa, forti di uno 0,36% di voti in più alla Camera, sufficienti ad ottenere un consistente premio di maggioranza alla Camera (26% di seggi in più), tale da far raddoppiare la loro rappresentanza parlamentare, Bersani e il PD si trascinano sulla eco di una campagna elettorale nervosa, in bilico tra l’usato sicuro ed il timbro d’autenticità della matrice antiberlusconiana.
Troppo poco per dire qualcosa di nuovo, ma tanto per essere fuori dai tempi.
Oltre al solito pregiudizio contro Berlusconi, hanno solo saputo annunciare, sicuri della vittoria, tra i primi provvedimenti parlamentari, gli interventi a favore dei “diversi” e la cittadinanza agli extracomunitari dopo 5 anni. Anche sul ruolo svolto da Monti, e sulle scelte del suo governo, le contraddizioni del PD non sono mancate. I primi apprezzamenti si sono subito trasformati in critiche, puntualizzazioni e carenze.
Per il PD, Monti ha fatto bene solo perché ha disarcionato Berlusconi. E poi basta. Hanno chiesto voti agli elettori per proseguire direttamente la guida politica del governo e per porre rimedio all’allarme sociale che loro stessi, in silenzio, avevano consentito che si alimentasse.
Poco credibile, quasi scontato.
I PD sembrano giocatori delle tre carte: Vendola di qua, Monti di là. Carta che vince e carta che perde. Monti che sostiene di aver salvato l’Italia, Vendola che l’accusa d’averla affossata. Perse e vinte nello stesso tempo le elezioni, cosa che può riuscire solo a politici e partiti come Bersani ed il PD, il premier azzoppato rincorre Grillo, l’antieuropeo, l’antisistema, l’anti tutto, l’anticamera di un nuovo orrore.
Monti invece ora si propone, sua sponte, per la Presidenza del Senato.
Senatore a vita per nomina, senza neanche essersi messo in discussione e con il suo scarso consenso elettorale. Da non credere: un “ego” incredibile!
Non siamo messi bene in Italia!
Bersani e Monti, insieme, con cinismo, hanno mortificato la povera gente, hanno prodotto disoccupazione, incentivato la recessione, creato disagi sociali, bloccato lo sviluppo e messo in ginocchio il Paese.
Sia l’uno, che l’altro sono ancora là ad indignare il Paese.
Meriterebbero un “Vaffa” grande quanto tutta la voragine dei conti del Monte de Paschi di Siena.
Vito Schepisi
Etichette:
Berlusconi,
Bersani,
Grillo,
Monti,
Panebianco,
PD,
Vendola
28 febbraio 2013
Le foto di Panorama e la giustizia pugliese
Riepiloghiamo la storia.
Il 31 ottobre del 2012 il Gup Susanna De Felice assolveva Vendola perché “il fatto non sussiste”.
Vendola era imputato assieme alla Dr. Lea Cosentino per “abuso di ufficio”. Erano accusati di aver riaperto i termini di un concorso per la nomina di un primario, per dar modo di partecipare ad un altro concorrente che poi avrebbe vinto il concorso.
Vendola e Cosentino si erano rimpallate le responsabilità. Al momento del processo, però, con rito abbreviato, dinanzi al giudice monocratico e con sentenza inappellabile, i due imputati ritiravano le reciproche accuse.
Dopo qualche giorno l’edizione locale di Repubblica darà notizia di una lettera riservata dei magistrati dell’accusa, i pm Desirèe Digeronimo e Francesco Bretone, indirizzata ai vertici delle Procure e del Tribunale barese. E’ un mistero come Repubblica sia venuta in possesso dell’esistenza di questa lettera riservata.
Nella lettera i due PM sostenevano che Il Gup avrebbe dovuto astenersi dal giudizio in quanto amica della signora Patrizia Vendola, sorella del Governatore pugliese.
Alla luce dei fatti, delle testimonianze e delle foto, l’esposto appare un atto dovuto. Non avevano altro mezzo i due PM per far rilevare l’opportunità dell’astensione del Gup. La forma, inoltre, appare rispettosa del codice di procedura penale.
La notizia, però, provocava una rapida reazione in Procura a Bari. Un gruppo di magistrati esprimeva solidarietà alla De Felice e censura per la lettera della Digeronimo. Se ineccepibili appaiono la forma e la fondatezza della lettera riservata, deve averla pensata diversamente la sezione barese dell’ANM che ha chiesto al CSM il trasferimento per incompatibilità ambientale della PM Desirèe Digeronimo.
Di questa e d’altre questioni si sta ora interessando anche la Procura di Lecce, competente per le indagini sugli uffici giudiziari di Bari. La Procura salentina ha raccolto anche i due esposti-denuncia per diffamazione della Dr. Digeronimo contro Repubblica e contro Vendola.
In seguito a questi fatti, il PM Desirèe Digeronimo ha dovuto astenersi dai procedimenti in corso sulla Sanità pugliese.
Non è una buona notizia per i pugliesi.
La rivista Panorama ha aperto un’inchiesta giornalistica. In un’intervista, la sorella di Vendola ha confermato i ripetuti incontri a feste e cene con la De Felice. Nell’ intervista è stata ipotizzata anche la possibile esistenza di foto che ritrarrebbero il Governatore col suo giudice.
La Pm Digeronimo, magistrato che ha come stella polare la legalità e che non guarda in faccia a nessuno aveva così visto giusto. L’indignazione di quanti, dopo l’assoluzione di Vendola, le avevano inviato SMS, chiedendole come potesse accadere, era ben che motivata.
Escono le foto e Vendola minaccia querele a Panorama.
Querele per cosa?
Cosa deve fare un giornale se non denunciare gli abusi?
Cosa se non smascherare i prepotenti, gli impuniti, gli ipocriti, i mammasantissima? Vendola parla di macchina del fango.
E del fango che è sulla faccia dei pugliesi per l’indecenza con cui è stata gestita la sanità pugliese?
E dei costi che i pugliesi stanno pagando per togliersi il fango dalla faccia?
Nessuno deve darne conto?
Nell’edizione di Panorama in edicola, il cronista racconta che gli sono state mostrate altre foto, alcune più recenti in cui il giudice De Felice ha incontrato la sorella di Vendola. La data - sostiene Panorama - risalirebbe al 1 maggio del 2012. Solo pochi mesi prima della sentenza e pochissimo tempo prima che al giudice fosse affidato il procedimento.
Nell’articolo si cita un signore che avrebbe incontrato il cronista e offerto le foto. Tutto, però, avvolto nel mistero, a partire dall’identità di questo signore. Non sono note la provenienza delle foto e la legittimità del possesso.
Il cronista di Panorama racconta d’aver poi incrociato per le strade di Bari lo stesso signore che passeggiava in compagnia di Patrizia Vendola.
La prudenza non è mai troppa e il cronista conclude il suo pezzo riflettendo: “gioco o doppio gioco? In ogni caso non è divertente”.
Figurarsi come si stanno divertendo i pugliesi!
Vito Schepisi
Iscriviti a:
Post (Atom)








