L'Italia civile, quella delle persone che non si piegano alle mode, al "politically correct", ai luoghi comuni, ai giudizi insindacabili di una casta, ai giudizi morali della politica, all'ipocrisia di un'etica elastica, ai media appiattiti sulla voce dei poteri, alle istituzioni asservite, ai servi di ogni specie, al bigottismo di ritorno, ora deve pretendere che sia fatta chiarezza.
Venti anni di aggressioni giudiziarie hanno ridotto l'Italia alle pezze. C'è meno libertà. C'è più abuso. C'è più povertà. C'è meno fiducia.
Persino la corruzione ha alzato il tiro: è presente dappertutto negli appalti, nelle gestioni della sanità (circostanza che la dice lunga sul cinismo politico), nella gestione e prevenzione dell'ambiente (la telefonata Vendola-Archinà ha smascherato le turpi ipocrisie di chi fa il poeta col popolo). Quella corruzione in Italia che ha distrutto una banca tra le più antiche e solide, che ammorba una grande opportunità di rilancio del made in Italy, come Expo 2015, che getta discredito su una grandiosa opera ingegneristica come il Mose a Venezia.
C'è in Italia un sistema delle tangenti che ha una targa politica che è come quella del Corpo Diplomatico: è intoccabile ed insindacabile come uno spazio extraterritoriale.
Si deve fare chiarezza sul colpo di Stato del 2011, gravato anche da "intellgence" con uno stato straniero e possibili complicità con gli speculatori finanziari internazionali. Si devono conoscere i ruoli giocati da Napolitano, da Monti, da Fini, da Prodi e da altri co-protagonisti. Ci sono responsabilità da svelare su una stagione in cui scientemente si è cercato di far precipitare l'Italia in una crisi prfonda. Si deve chiedere che emerga chi ha manovrato dietro la vendita in massa da parte delle banche tedesche dei nostri titoli pubblici, cosa che ha fatto schizzare lo spread fino a quasi 600 punti.
C'è stato persino un sottosegretario al tesoro degli USA che ci ha rivelato che era stato chiesto il sostegno statunitense (al golpe) e che era stato negato.
Cosa aspetta la magistratura, il Parlamento, i media ed il mondo della cultura italiana a reagire e chiederne conto? Quali complicità e connivenze si nascondono dietro? Se ci sono stati cani, vermi e vigliacchi che hanno tramato contro l'Italia gli italiani devono esserne informati. Si devono capire le ramificazioni, le persone coinvolte, i prezzi pagati e quelli promessi. Deve essere un dovere nazionale portare i traditori ed i golpisti in tribunale a risponderne.
Non è vero che gli ipocriti e gli opportunisti sono più forti delle persone oneste e leali. E' vero solo che la gente per bene si arrende facilmente, è vero che è indotta da campagne di stampa mirate a nascondere e a far cambiare idea, è vero che protesta in modo disordinato fino a portare acqua al mulino di chi ci fa del male.
Purtroppo c'è anche chi si assuefà all'abuso di coloro che non solo ci usano, ma poi ci chiedono anche di pagare il conto dei danni.
Silvio Berlusconi nel 1994 deve aver fatto paura ai poteri forti ed alle caste italiane. La sua Rivoluzione Liberale aveva terrorizzato gli sciacalli, i fannulloni, chi viveva alle spalle degli altri, i magnaccia della politica e delle istituzioni, chi godeva di privilegi, chi si arricchiva alle spese del popolo, chi aveva imposto in italia un sistema di taglieggio su ogni cosa, chi si preparava a conquistare il potere dopo aver scardinato dal di dentro lo Stato.
Il primo Governo Berlusconi nato il 10 maggio del 1994, fiducia della Camera il 20 maggio 1994, dura di fatto fino al 22 novembre del 1994, solo 6 mesi e con l'estate di mezzo. Finisce di fatto a Napoli con l'avviso di garanzia a Berlusconi notificato attraverso la prima pagina del Corriere della Sera, mentre il leader di Forza Italia, come Capo del Governo, è lì a presiedere un vertice internazionale sulla criminalità organizzata. L'avviso di garanzia era per una indagine su Mediaset, la prima di una serie infinita, da cui Berlusconi uscì del tutto estraneo. Da allora un susseguirsi di indagini e di chiamate in giudizio in una "saga" che ha visto Berlusconi tra gli uomini più indagati e perseguitati del mondo.
Vito Schepisi
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09 luglio 2014
08 giugno 2014
Renzi ci dice che l'Italia va. Ma non è così.
La
Bce abbassa il costo del denaro al minimo storico, allo 0,15%. Il provvedimento
può favorire le imprese per la riduzione dei costi degli impieghi bancari,
consentendo alle stesse di allargare i margini di redditività degli
investimenti.
Draghi,
ancora, annuncia operazioni di rifinanziamento a medio e lungo termine rivolti
al settore famiglie, per invogliare i consumi e far ripartire, con una domanda
più sostenuta, la dinamica dell'inflazione.
In
Italia, però, le cose non sono così semplici. La produzione industriale sta
calando e preoccupa non poco la crescita della disoccupazione. C'è molta confusione.
Anche le recenti notizie sugli scandali e le tangenti, dall'Expo al Mose,
consolidano quel senso di sfiducia che induce al risparmio più che alla spesa.
Il
voto a Renzi alle Europee non va letto come una scelta verso il PD, ma come un
voto di speranza. Gli italiani hanno voluto dar credito a un uomo che dice e
promette tante cose. Tutti, ora, sono in attesa dei fatti, ma è difficile che arrivino.
Per i fatti non ci sono le condizioni politiche, e lo spettro del voto
anticipato rende impraticabili le iniziative impopolari.
La
pressione fiscale italiana è di 4 punti superiore alla media europea e rende
meno competitiva la nostra produzione. Bisognerebbe abbassarla, ma la tendenza
è invece all'aumento. Tasi e Tari e altre diavolerie si preannunciano come
salassi sugli italiani e si parla anche di una manovra aggiuntiva. Mancano 6
miliardi all'appello.
Le
condizioni del Paese sono schizofreniche, il decreto Poletti non entusiasma: la
crescita e il lavoro non decollano. Le imprese si sentono vessate e dove non
arrivano tasse e balzelli, arriva la burocrazia con la sua ottusità.
I
salari medi italiani sono al di sotto, per 500 euro, della media europea,
mentre il costo della vita è allineato a quello della media. L'impatto è
travolgente perché il costo medio della vita in Italia assorbe l'83,8% del
reddito, mentre in Europa non supera il 68%.
Se prendessimo
a confronto alcuni dati delle condizioni di vita dei lavoratori italiani, con
quelli della Germania, penseremmo al confronto dei dati di un paese europeo con
quelli di uno del terzo mondo. Facciamolo: il reddito medio in Germania è pari
a 2.580 Euro al mese, in Italia è di 1.410 (meno del 55%); il costo della vita
in Germania è di 37,2 Euro al giorno, in Italia è di 39,4 (in Italia la vita
costa di più per 2,2 Euro. E' assurdo ma è così!); l'impatto in Germania del
costo della vita sul reddito è del 43,2%, in Italia è dell' 83,8%, quasi il
doppio.
Nel
2013 i risultati delle elezioni politiche avevano imposto un Governo di larghe
intese. Poteva essere sfruttato per fare le riforme e con queste riprendere a
fare politica, non beghe. Politica economica per riequilibrare i costi dello
Stato e adeguarli alle esigenze dei cittadini, tagliando gli sprechi, i
privilegi, gli abusi, i lussi. Poteva essere il momento buono per rischiare
l'impopolarità prendendo decisione condivise e responsabili. La “mission” doveva
essere quella di ridurre la pressione fiscale di pari passo con la riduzione
delle spese; si dovevano fare le riforme per rendere più trasparente e sicura
la giustizia italiana, più efficiente e pronto il Governo, più responsabile e
laborioso il Parlamento, meno arraffona e più sobria la politica e i partiti.
Niente!
Dopo 15 mesi stiamo peggio di prima, con i partiti più frantumati e litigiosi,
una maggioranza incapace e senza una precisa direzione politica.
C’è solo la BCE di Draghi che ci prova, con il
disappunto della Merkel, a creare le condizioni per far ripartire il Paese.
Basterà?
Pubblicato su EPolis Bari del 7 giugno 2014
Pubblicato su EPolis Bari del 7 giugno 2014
Vito Schepisi
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