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09 luglio 2014

Democrazia aggredita

L'Italia civile, quella delle persone che non si piegano alle mode, al "politically correct", ai luoghi comuni, ai giudizi insindacabili di una casta, ai giudizi morali della politica, all'ipocrisia di un'etica elastica, ai media appiattiti sulla voce dei poteri, alle istituzioni asservite, ai servi di ogni specie, al bigottismo di ritorno, ora deve pretendere che sia fatta chiarezza. 
Venti anni di aggressioni giudiziarie hanno ridotto l'Italia alle pezze. C'è meno libertà. C'è più abuso. C'è più povertà. C'è meno fiducia. 
Persino la corruzione ha alzato il tiro: è presente dappertutto negli appalti, nelle gestioni della sanità (circostanza che la dice lunga sul cinismo politico), nella gestione e prevenzione dell'ambiente (la telefonata Vendola-Archinà ha smascherato le turpi ipocrisie di chi fa il poeta col popolo). Quella corruzione in Italia che ha distrutto una banca tra le più antiche e solide, che ammorba una grande opportunità di rilancio del made in Italy, come Expo 2015, che getta discredito su una grandiosa opera ingegneristica come il Mose a Venezia. 
C'è in Italia un sistema delle tangenti che ha una targa politica che è come quella del Corpo Diplomatico: è intoccabile ed insindacabile come uno spazio extraterritoriale. 
Si deve fare chiarezza sul colpo di Stato del 2011, gravato anche da "intellgence" con uno stato straniero e possibili complicità con gli speculatori finanziari internazionali. Si devono conoscere i ruoli giocati da Napolitano, da Monti, da Fini, da Prodi e da altri co-protagonisti. Ci sono responsabilità da svelare su una stagione in cui scientemente si è cercato di far precipitare l'Italia in una crisi prfonda. Si deve chiedere che emerga chi ha manovrato dietro la vendita in massa da parte delle banche tedesche dei nostri titoli pubblici, cosa che ha fatto schizzare lo spread fino a quasi 600 punti. 
C'è stato persino un sottosegretario al tesoro degli USA che ci ha rivelato che era stato chiesto il sostegno statunitense (al golpe) e che era stato negato. 
Cosa aspetta la magistratura, il Parlamento, i media ed il mondo della cultura italiana a reagire e chiederne conto? Quali complicità e connivenze si nascondono dietro? Se ci sono stati cani, vermi e vigliacchi che hanno tramato contro l'Italia gli italiani devono esserne informati. Si devono capire le ramificazioni, le persone coinvolte, i prezzi pagati e quelli promessi. Deve essere un dovere nazionale portare i traditori ed i golpisti in tribunale a risponderne. 
Non è vero che gli ipocriti e gli opportunisti sono più forti delle persone oneste e leali. E' vero solo che la gente per bene si arrende facilmente, è vero che è indotta da campagne di stampa mirate a nascondere e a far cambiare idea, è vero che protesta in modo disordinato fino a portare acqua al mulino di chi ci fa del male. 
Purtroppo c'è anche chi si assuefà all'abuso di coloro che non solo ci usano, ma poi ci chiedono anche di pagare il conto dei danni. 
Silvio Berlusconi nel 1994 deve aver fatto paura ai poteri forti ed alle caste italiane. La sua Rivoluzione Liberale aveva terrorizzato gli sciacalli, i fannulloni, chi viveva alle spalle degli altri, i magnaccia della politica e delle istituzioni, chi godeva di privilegi, chi si arricchiva alle spese del popolo, chi aveva imposto in italia un sistema di taglieggio su ogni cosa, chi si preparava a conquistare il potere dopo aver scardinato dal di dentro lo Stato. 
Il primo Governo Berlusconi nato il 10 maggio del 1994, fiducia della Camera il 20 maggio 1994, dura di fatto fino al 22 novembre del 1994, solo 6 mesi e con l'estate di mezzo. Finisce di fatto a Napoli con l'avviso di garanzia a Berlusconi notificato attraverso la prima pagina del Corriere della Sera, mentre il leader di Forza Italia, come Capo del Governo, è lì a presiedere un vertice internazionale sulla criminalità organizzata. L'avviso di garanzia era per una indagine su Mediaset, la prima di una serie infinita, da cui Berlusconi uscì del tutto estraneo. Da allora un susseguirsi di indagini e di chiamate in giudizio in una "saga" che ha visto Berlusconi tra gli uomini più indagati e perseguitati del mondo. 
Vito Schepisi

26 agosto 2013

NO IMU sulla prima casa



Al PD non va proprio giù l’abbattimento dell’IMU sulla prima casa. Ma se non vogliono far cadere il governo prima del voto sulla decadenza di Berlusconi in Senato, devono capitolare.
Non cambiano mai! Sempre la stessa ipocrisia dei vecchi comunisti. Sempre contro il popolo e contro chi lavora ed è responsabile. Alzano cortine di fumo e di bugie, come sempre. 
Fassina dice, ad esempio, che non è giusto abbattere l’IMU sulle prime case di lusso. Ma qualcuno gli dica che già da quando l’IMU si chiamava ICI le case di lusso non sono mai state esentate dal pagamento dell’imposta.
Il PD sostiene che non ci sono i soldi, ma i quattrini (3,9 miliardi di Euro) per coprire le falle del MPS e la cattiva e colposa gestione dei suoi amministratori, nominati in gran parte dal PD, li hanno trovati.
Alla Provincia di Milano, Penati trovò anche circa 250 milioni di Euro per comprare un pacchetto di azioni della Serravalle che gli potesse consentire il controllo della Società che gestiva l’autostrada Milano-Genova, pagando le azioni per quasi il triplo del loro valore. Per farne che cosa?
Sarebbe ora che il PD la smettesse di prendere in giro le famiglie italiane.
Ci diano conto, invece, del saccheggio dell’Italia. Ci dicano come mai i loro uomini, pur colti con le mani nel sacco, non pagano mai.
La “patrimoniale” (IMU) sulla prima casa colpisce le famiglie ed è arrogante ed ingiusta. La pressione fiscale che si abbatte sugli italiani è insopportabile.
Dicono dal PD che il debito cresce e che non ci sono i soldi per finanziare gli interventi sociali.
Ebbene qualche suggerimento lo si può dare.
Il primo è: FINITELA DI SACCHEGGIARE E RUBARE!
Il secondo: I MAGISTRATI APRANO TUTTI E DUE GLI OCCHI E SIANO IMPARZIALI!
Non basta? Ci hanno portati sull’orlo del baratro?
In Italia ci sono colossi economico-produttivi che godono di privilegi fiscali perché sfruttano le agevolazioni delle cooperative, ma che agiscono come aziende private avendo perso la caratteristica dell’interesse cooperativo dei soci. Realizzano fatturati enormi su cui pagano imposte agevolate e fanno concorrenza sleale a chi invece paga le tasse per intero. Si intervenga facendo pagare le tasse a tutti, anche a chi utilizza espedienti per non pagarle e per ricavarne risorse da usare in attività parallele alla politica per canalizzare il consenso elettorale.
Si può iniziare a mettere un tetto invalicabile, con legge costituzionale, agli stipendi di manager e di dirigenti pubblici. La giungla retributiva italiana è come uno schiaffo ai bisogni di tanti lavoratori che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.
Si può pensare di mettere un tetto alle pensioni dell’INPS. Si verifichi anche che ci siano state le contribuzioni, come accade per tutti i lavoratori italiani.
Sapere che ci siano pensionati che percepiscono 3.000 euro al giorno non si può, infatti, ancora sentire!
Ed in tema di pensioni un’altra legge costituzionale che vieti di percepire più di un trattamento di quiescenza e che abolisca i contributi figurativi sarebbe da ola dalle Alpi al Canale di Sicilia.
Eliminare tutti i trattamenti di liquidazione ed i vitalizi che contrastino con quelli dei normali lavoratori italiani, in tutti i consessi elettivi delle rappresentanze democratiche locali e nazionali, sarebbe come passare dalle dichiarazioni di intenti contro la casta ... ai fatti.
Eliminare i benefit a vita della alte cariche istituzionali, come la messa a disposizione di uffici con personale, di macchine di servizio con autista. Si elimini anche l’incarico di senatore a vita, utilizzato in gran misura per ribaltare la volontà popolare. La politica non è un mestiere e gli incarichi istituzionali sono un servizio che gratifica e dà onore, non una professione con la sistemazione a vita.
Eliminare per tutti i dipendenti e per tutti gli amministratori pubblici le doppie retribuzioni.
Eliminare i rimborsi elettorali ai partiti.
Tagliare tutte le spese di rappresentanza e tutti i fondi e i contributi destinati a finanziare manifestazioni effimere.
Creare uno standard di spesa per i servizi pubblici e uniformare allo standard tutte le amministrazioni che direttamente o indirettamente forniscono i servizi.
Ridurre il personale dei ministeri, della pubblica amministrazione e delle amministrazioni locali, uniformando il numero ad uno standard tipico di efficienza.
Cambiare il sistema fiscale italiano in modo da incentivare il rilascio degli scontrini, delle fatture e delle ricevute fiscali.
Sottrarre agli amministratori dei vari livelli politici le nomine delle rappresentanze nei consigli di amministrazione di società controllate (si può privatizzare o in mancanza la partecipazione pubblica scenda al di sotto del 50% e si affidi a privati la gestione degli enti)
Ovviamente fare una politica rigida che miri ad eliminare gli sprechi ed a realizzare economie di gestione.
Ecco il Governo ed il Parlamento facciano ciò che devono fare, e che da tempo non fanno, e lascino in pace le famiglie italiane.
Vito Schepisi

17 aprile 2013

Il disastro del Monte de Paschi di Siena


E' sembrato sin dal primo momento che si volesse occultare la vera portata del disastro del MPS. Si è parlato di derivati e di obbligazioni truffa ai danni dei risparmiatori. Importi ingenti sia chiaro, ma tutto sommato ridicoli dinanzi alla questione complessiva. Sembrava che con le operazioni di qualche furbetto che desse modo di falsare i conti si potesse esaurire l'immagine negativa e le responsabilità molto più di alto profilo di quella che può definirsi come la truffa del secolo. 
E’ bene precisare che non si usano parole come "disastro", "truffa del secolo" ed aggiungerei "grande imbroglio" per dar enfasi mediatica all’azione di qualche mariuolo. L'enfasi è quella che va bene a buona parte della stampa e della tv italiana che, ad esempio, è stata per mesi su Fiorito, ma che è molto contenuta e prudente su questioni ben più pesanti: questioni che richiedono professionalità, organizzazione e coperture di alto livello.
Non roba da mariuoli, ma da criminali incalliti. Una truffa di 17 miliardi di Euro non ha uguali. 
Diciasettemiliardi di Euro è una cifra enorme. Solo un’enorme copertura politica, e non solo politica, poteva consentire questo grande imbroglio. 
Andiamo con ordine. 
Nel settembre del 2007 il Banco Santander, spagnolo, compra L’Antonveneta al costo di 6,6 miliardi di Euro. L’acquisto si rivela subito un pessimo affare. Non produce utili, perde fette di mercato, perde valore patrimoniale. 
Santander scorpora da Antonveneta la sua partecipazione interbancaria del valore stimato di 1,6 miliardi di Euro e decide di sbarazzarsi di quella che sembra una pericolosa palla al piede. Se 6,6 miliardi è il costo d’acquisto, sottratti 1,6 miliardi di partecipazioni scorporate, Antonveneta per Santander ha un costo effettivo di acquisto di 5 miliardi di Euro. 
MPS si offre di acquistare Antonveneta per 9,5 miliardi. Dopo solo pochi mesi dall’acquisto, Santander vende un bidone al doppio di quanto pagato. Antonveneta, però, ha accumulato 7,5 miliardi di euro di debiti. Vale a dire che MPS compra Antonveneta per 17 miliardi di Euro. La stima del suo valore, invece, ammontava a soli 3 miliardi di Euro. MPS compra una banca, diciamo problematica, a quasi 6 volte il suo valore. 
Solo un deficiente non si accorgerebbe che è la truffa del secolo. 
Solo un deficiente non porrebbe in parallelo il valore del MPS (stimato al tempo in 9 miliardi di Euro) con il costo di ciò che MPS acquistava (17 miliardi di Euro). E per compare cosa? Una bancarella se rapportata a quella che era il terzo gruppo italiano. 
Solo un deficiente o uno che sapeva ciò che faceva e che aveva motivo per farlo. 
La Procura di Siena ci fa sapere, ora, che la spesa per l’acquisto di Antonveneta “al netto delle liquidità effettiva è pari ad Euro16.767.652.631,96”. 
Bella scoperta! Sapevamo già far di conto. 
Ma non è finita qui perché gli amministratori del Monte de Paschi di Siena non avevano i soldi per comprare a quel costo la Banca Antonveneta. Per coprire la voragine che si era creata, e per mantenersi al comando della Banca, hanno iniziato a dar corso ad operazioni da trapezio circense a danno dei risparmiatori. 
Alcuni amministratori, dato che erano in ballo, con la complicità di banche di affari e di funzionari interni, ne hanno approfittato per metterci qualcosa di proprio e per arricchirsi alle spalle di chi dava fiducia alla banca comprando i suoi prodotti finanziari. 
A questa banca, per dar modo di risolvere i grossi problemi di liquidità, il Governo Monti all’inizio dell’anno ha concesso un prestito di 3,9 miliardi di euro, ricavati dalle tasse dei contribuenti italiani o, ancor meglio, sottratti alle famiglie che hanno pagato la stessa cifra per l’IMU sulla prima casa. 
Così van le cose in Italia. Mps l'aveva fatto già con Banca 121. 
A proposito quando va tutto in prescrizione?
Vito Schepisi

15 febbraio 2013

Il meteorite Monti


Un meteorite, la notte scorsa, ha impattato la terra, nella zona degli Urali in Russia. L’impatto con l’atmosfera ha provocato esplosioni che hanno sfaldato la massa meteoritica. Le schegge si sono diffuse in un territorio molto vasto, compresi alcuni centri abitati, causando danni e ferendo 400 persone.
Tutto sommato è andata bene. 
Un impatto con un centro abitato avrebbe causato una catastrofe. 

Si pensi, in Italia, ai danni causati dall’impatto del meteorite Monti con il nostro territorio così densamente abitato. 
Questo è un elenco provvisorio dei danni del Prof. Mario Monti in Italia: 
- il debito pubblico nel terzo trimestre del 2012 è cresciuto al 127,3% del Pil, contro il 119,9% del terzo trimestre 2011, con un aumento secco del 7,4%, e doppiando la soglia dei duemila miliardi di Euro; 
- il Pil è sceso da 1.579,659 miliardi di Euro di fine 2011 a 1.564,640 miliardi di euro al 31 dicembre del 2012; - le previsioni per il 2013 vedono (per ora) il Pil in flessione dell’1%; - senza manovre sugli investimenti e sulla disponibilità degli italiani da destinare i consumi la corsa al ribasso del Pil non si potrà fermare;
- la pressione fiscale è aumentata dal 42,55% del Pil (dato 2011), al 44,71% del Pil (dato 2012) e continua a salire avvicinandosi al 46% ; 
- se il Pil non torna a crescere, la pressione fiscale che è ricavata dal rapporto delle entrate sul Pil è destinata ad aumentare;
- chiudono migliaia d’imprese. Nel 2012, dai dati Unioncamere, hanno chiuso i battenti 364.972 imprese in Italia; 
- la disoccupazione giovanile, nel 2012, ha raggiunto il record del 37,1%; 
- la produzione industriale nell’anno orribile di Monti è calata del 6,7%; 
- le tariffe aumentano; 
- le previsioni per il 2013 annunciano ancora altre difficoltà per i cittadini italiani; 
- i conti degl’esodati non tornano; 
- l’Italia s’impoverisce e il ceto medio rasenta l’area della povertà; 
- c'è una confusione da pazzi dappertutto; 
- non c'è niente che oggi sembri serio in Italia; 
- le banche, gestite dal personale della politica, comprano altre banche pagandole (con i soldi dei risparmiatori) 4 volte il loro valore e nessun responsabile politico finisce in galera; 
- le stesse banche, per nascondere i disastri e mantenere il controllo della gestione, erigono una cortina di fumo emettendo e piazzando sul mercato titoli strutturati su derivati spazzatura che finiscono per truffare gli ignari risparmiatori; 
- per salvare dalla bancarotta il terzo gruppo bancario italiano si spendono 3,9 miliardi di Euro, pari ai soldi tolti dalle tasche degli italiani per l'IMU sulla prima casa; 
- i magistrati italiani, colti da un moralismo che scavalca i confini nazionali, vanno all’assalto delle imprese pubbliche italiane che negoziano commesse all’estero, e l’Italia perde miliardi di Euro di ricavi preziosi per l’economia nazionale, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro; 
- un numero imprecisato di suicidi causati dallo stress di piccoli imprenditori, a corto di risorse economiche, con le banche che tagliavano i fidi, impossibiliti a pagare gli stipendi ai loro operai, i contributi e le tasse. 

Il meteorite Monti dice di aver salvato l’Italia e chiede di poterla continuare a salvare, dopo essere “salito” sul comodo seggio di Senatore a vita regalatogli - senza il consenso degli italiani - dal Presidente Napolitano. 
Il no degli italiani dovrebbe essere gridato. 
Vito Schepisi

30 gennaio 2013

Il sacco di Siena

E’ un dialogo immaginario “sul sacco di Siena” tra due misteriosi protagonisti del disastro italiano.
Personaggi ed interpreti:
- Pierluigi: 
- Massimo: M 


Pierluigi telefona a Massimo. 
P: senti M … io con questa storia del MPS mi sono rotto le palle. Mi stanno saltando i nervi. Ora sbrano qualcuno. 
M: calma … calma Pierluigi! Sai che al telefono non si parla, vuoi finire sui giornali? Questi magistrati ci usano. Si servono di noi quando hanno bisogno. Fanno finta di esserci utili, ma poi il richiamo della foresta li porta a far branco. Sono come quei lupi che quando hanno fame si avvicinano al nostro accampamento e quando sono sazi non si fanno vedere.
Capisci a me! Se non mantieni la calma, sono loro che poi ci sbranano. 
P: vediamoci di persona allora ti devo parlare fuori dai denti. 
M: ahahaha! Fuori dai denti? Ma se hai la dentiera! 
Va bene, calmo, incontriamoci al partito e poi usciamo e andiamo a parlare lontano delle orecchie indiscrete. 
P: ma perché al partito ci ascoltano? Ci controllano anche là? 
M: sai che non posso dirti niente, sono ancora il presidente del Comitato, se ti dico fuori è fuori e basta. Sii furbo … diamine! Sono anni che ci frequentiamo. Hanno ragione a dire che sei tonto! 
P: cavolo! Hai fatto mettere sotto controllo anche il mio ufficio al partito? 
M: ma dai Pierluigi! Non incominciare come al tuo solito, Sono io che ti ho messo là. Per il partito, sono come Pippo Baudo. Ti ho creato io. Lascia fare a me! 
P: non so più di chi fidarmi. Ecco cos’è. Prima sembra che tutto sia bello e facile. Mi sentivo già a Palazzo Chigi. Poi tutto sembra che mi crolli sulla testa. Non ci capisco più niente! 
M: … e quando mai!? Dai vediamoci tra un’ora al partito. 

I due, come convenuto, s’incontrano al partito e poi escono, si fanno accompagnare dall’autista in una piazzola di servizio dell’autostrada, escono dalla macchina, si allontanano e incominciano a parlare tra loro. 

P: Massimo questa non me la dovevi fare. Hai fatto mettere sotto controllo anche il mio ufficio. Io sono preoccupato. Hai sentito anche le telefonate in cui dicevo peste e corna di te. Sai a volte è necessario dire ciò che gli altri vogliono sentirsi dire, però non ti ho mai tradito. Sono davvero molto preoccupato, mi sembra che tutto ci stia crollando sulla testa. Te l’avevo detto che tutti questi soldi erano troppi per farli sparire. Qua ci beccano. 
M: ma che ci beccano? Noi non c’entriamo. Neghiamo tutto. Non c’è niente di nostro in questa storia. Non c’è una firma. Non c’è una traccia di soldi. Sono anni che facciamo queste cose. Oramai dovresti saperlo che noi non possiamo essere coinvolti direttamente in niente. Tutto è fatto con grande professionalità. Siamo una grande squadra. Mantieni un profilo basso sulla questione e attacca. Riversa le responsabilità sul Pdl. Accusali di aver impedito di limitare il ricorso all’uso dei prodotti finanziari derivati. Non c’entra niente, ma anche le cazzate funzionano. Attacca Tremonti, attacca Berlusconi. Funziona sempre: ci sono sempre gli imbecilli su cui più la spari e più fa presa. A proposito d’imbecilli … ma che credevi che io non sapessi quanto tu lo fossi? Tu stai là solo per questo, anche se sparli di me. Mi serviva un imbecille e l’ho trovato. Tutto qua! 
P: Massimo devi finirla di prenderti gioco di me. Ti perdono perché so che sei arrogante per carattere. Ho fatto dimettere Berlusconi. L’ho detto per anni anche tre volte al giorno “Berlusconi si deve dimettere” tanto che alla fine lo ha detto anche lui. Tu la fai facile. Io mi gioco la Presidenza del Consiglio, però! Dopo questa faccenda, con quale faccia potrò dire di essere il segretario del primo partito del Parlamento e quindi di avere le carte in regola per chiedere la guida del Governo? Quel manico di ombrello nelle mani della Merkel è già là a dire che i mercati vogliono fiducia, che l’Europa lo sostiene e che l’Italia ha bisogno di stabilità. 
Anche se i magistrati non potranno accusarmi di niente, i giornali, il clima dell’antipolitica giocheranno contro di me. Sarò agli occhi della gente il segretario che ha saccheggiato il MPS, sarò l’uomo dell’ipocrisia che parla di buona politica e che razzola con gli speculatori e i truffatori che hanno saccheggiato una Banca e che si apprestano a continuare il sacco dell’intero Paese. 
Se Piero si è dovuto far da parte per una telefonata in cui esultava per avere una banca, cosa diranno di uno che ha distrutto una che già avevamo? 
M: senti Pierluigi, ma credi che, senza questi mezzi, saresti mai arrivato a proporti per Palazzo Chigi? Ma che ti credi che sei là perché sei bello e intelligente? Ti credi più bello e meno fesso di “Cicciobello” … ”u bell guaglione”? Stai zitto e fai finta di niente. Nega tutto e attacca i tuoi avversari. E’ l’unica cosa che ti riesce bene, non certo per i tuoi meriti, ma perché sei tanto incredibile che le persone non possono pensare che lo sia fino a tal punto e finiscono col crederci. Per questo ruolo sei quasi straordinario, ma non occuparti di altro che è meglio. 
P: va bene, d’accordo, manteniamo la linea di sempre: neghiamo, neghiamo, neghiamo tutto, anche l’evidenza. 
M: ecco Pierluigi … facciamo quello che abbiamo sempre fatto e vedrai che tutto si aggiusta.
Vito Schepisi

24 gennaio 2013

Marciume e mariuoli

Il marciume in Italia non è composto solo dai mariuoli che approfittano del ruolo acquisito in politica per mangiar bene senza pagare il conto. 
Questo esercito famelico è l’effetto endogeno della teoria dell’occasione che rende vulnerabile ogni pur buona coscienza, o è il risultato perverso del potere percepito unicamente come possibilità di arricchimento personale. 
I mariuoli li trovi dappertutto. Sono trasversali. La diversità è che in alcune parti li trovi isolati, in altre organizzati. In alcuni belli e che pronti per essere cotti nel forno a microonde della cucina mediatico-giudiziaria - si pensi a Fiorito - in altri, invece, al riparo, grazie alle connivenze e ben nascosti da barriere di silenzio e d’indifferenza, se non cautelati da una giustizia che in Italia ha sempre una bilancia scassata che nessuno riesce mai a riparare. 
Il marciume d’Italia è soprattutto tra i colletti bianchi con l’apparenza rispettabile. L’audace paragone è nella stessa gradualità dei livelli intermedi che passano tra chi ruba al supermercato e chi organizza la rapina del secolo: la differenza tra mariuoli e marciume. 
E’ dall’Italia marcia nel suo sistema e nelle sue articolazioni pubbliche che dobbiamo difenderci prima d’ogni cosa. E’ dalla rete di potere apicale, da cui discendono scelte e decisioni che il popolo neanche percepisce, che si organizza il saccheggio delle nostre risorse.
Per fare un esempio. La Serravalle è un tratto di autostrada che collega Milano a Genova. E’ una SpA mista a capitale pubblico e privato. La maggioranza del capitale pubblico, nel 2005, era saldamente nelle mani di Comune e Provincia di Milano. La giunta della Provincia di Milano, però, il 29 luglio 2005, presidente Penati – che poi sarà il braccio destro di Bersani - in gran segreto, decide di comprare da un socio privato un pacchetto di azioni per assumere, da sola, il pieno controllo della Società. 
E qui la prima domanda: a cosa serviva il controllo assoluto della Società? 
Risposta possibile: il potere di fare ciò che si voleva in termine di assunzioni, nomine e appalti. 
Il costo sarà pari a tre volte quello pagato dal venditore appena un anno prima. Volano via circa 176 milioni di Euro di plus valenze. Di soldi nostri, per intenderci. Il gruppo privato che ne beneficia, negli stessi giorni, entra con 50 milioni di Euro nella cordata, capeggiata da Unipol - il colosso assicurativo della Lega delle Cooperative - per l’acquisto della Bnl. Per intenderci, l’operazione è quella che fece esultare Fassino con “abbiamo una banca”. 
Altra domanda: è solo una coincidenza? 
Risposta possibile: difficile credere a coincidenze pesanti quanto 50 milioni di Euro. 
Di storie così ce ne saranno state migliaia. La magistratura, però, era impegnata altrove, magari in comparsate in tv o su piste pruriginose che occupavano le prime pagine dei giornali. 
Forse è in questa certezza d’impunibilità, che maturano anche i casi MPS. Un salto di qualità! 
E’ così che maturano le gestioni opache e, in silenzio, gira questo fiume di soldi che si riversa in “derivati”, prodotti incomprensibili ai più, o, ancor peggio, in acquisizioni di banche in difficoltà finanziarie, ma pagate come se fossero l’Eldorado per risparmiatori e azionisti.
Ed è anche così che i proprietari di modesti appartamenti, comprati dai lavoratori italiani a costo di duri sacrifici e di rate di mutuo ancora da pagare, versano 3,9 miliardi di Euro di IMU per la prima casa che il Presidente Monti gira, pari pari, al MPS per evitarne il tracollo.
C’è chi chiede giustizia. Si la giustizia! Ma in Italia dov’è? 
Che faccia parte anch’essa di quell’intreccio di poteri che insediatisi nel corpo della Nazione s’allarga come un tumore? 
La metastasi sarà la nostra fine. E’ questione di tempo, ogni malattia deve fare il suo corso.
I fattori patogeni? Sono là! Chi è in lista e chi al Governo ci sale, senza neanche scendere in campo, senza neanche versare una goccia di sudore. 
Senza vincere, né convincere, sono là, tutti nominati per il nostro destino cinico e baro. 
Vito Schepisi