16 marzo 2013

Il Bersani furioso


L’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere “Contro un muro (ben segnalato)” traccia un quadro impietoso di Bersani e del suo PD, genuflessi dinanzi a Grillo. 
“I danni che il Pd ha inflitto a se stesso, per non parlare del Paese – sostiene Panebianco - sono già tanti. Nei giorni e nelle settimane che hanno seguito la «non vittoria» elettorale, il Pd è apparso preda di una sorta di cupio dissolvi”. 
Bersani e il PD sono perdenti per vocazione. Privi d’idee, vivono di fantasie e di rancori.
Bersani, per fumosità, assomiglia sempre più alla brutta copia di Vendola. E’ come l’uomo che deve dire “qualcosa di sinistra”, per forza, come nell’arcinota paranoia morettiana. 
Fatti loro? Si ma anche fatti nostri. 
In questa confusione, non si sa se sia di sinistra smacchiare giaguari e pettinare bambole, ma è l’unica cosa comprensibile che Bersani il furioso è riuscito a dire sinora. 
Il leader del PD è l’uomo che si attorciglia attorno agli assiomi, è l’uomo che, mentre parla di discriminazione di genere e dei diritti dei meno fortunati, cittadinanze e unioni civili sopra ogni cosa, si arruffiana con collaudati finanzieri, con saccheggiatori di banche e con sperperatori di pubblico denaro. 
Il PD è un’associazione nata per la gestione del potere (la tessera numero uno è di De Benedetti) che, avvolta nelle sue contraddizioni, si mostra incapace di rappresentare una scelta di governo. 
Chiamati ad assumere un’iniziativa, forti di uno 0,36% di voti in più alla Camera, sufficienti ad ottenere un consistente premio di maggioranza alla Camera (26% di seggi in più), tale da far raddoppiare la loro rappresentanza parlamentare, Bersani e il PD si trascinano sulla eco di una campagna elettorale nervosa, in bilico tra l’usato sicuro ed il timbro d’autenticità della matrice antiberlusconiana. 
Troppo poco per dire qualcosa di nuovo, ma tanto per essere fuori dai tempi. 
Oltre al solito pregiudizio contro Berlusconi, hanno solo saputo annunciare, sicuri della vittoria, tra i primi provvedimenti parlamentari, gli interventi a favore dei “diversi” e la cittadinanza agli extracomunitari dopo 5 anni. Anche sul ruolo svolto da Monti, e sulle scelte del suo governo, le contraddizioni del PD non sono mancate. I primi apprezzamenti si sono subito trasformati in critiche, puntualizzazioni e carenze. 
Per il PD, Monti ha fatto bene solo perché ha disarcionato Berlusconi. E poi basta. Hanno chiesto voti agli elettori per proseguire direttamente la guida politica del governo e per porre rimedio all’allarme sociale che loro stessi, in silenzio, avevano consentito che si alimentasse.
Poco credibile, quasi scontato. 
I PD sembrano giocatori delle tre carte: Vendola di qua, Monti di là. Carta che vince e carta che perde. Monti che sostiene di aver salvato l’Italia, Vendola che l’accusa d’averla affossata. Perse e vinte nello stesso tempo le elezioni, cosa che può riuscire solo a politici e partiti come Bersani ed il PD, il premier azzoppato rincorre Grillo, l’antieuropeo, l’antisistema, l’anti tutto, l’anticamera di un nuovo orrore. 
Monti invece ora si propone, sua sponte, per la Presidenza del Senato. 
Senatore a vita per nomina, senza neanche essersi messo in discussione e con il suo scarso consenso elettorale. Da non credere: un “ego” incredibile! 
Non siamo messi bene in Italia! 
Bersani e Monti, insieme, con cinismo, hanno mortificato la povera gente, hanno prodotto disoccupazione, incentivato la recessione, creato disagi sociali, bloccato lo sviluppo e messo in ginocchio il Paese. 
Sia l’uno, che l’altro sono ancora là ad indignare il Paese. 
Meriterebbero un “Vaffa” grande quanto tutta la voragine dei conti del Monte de Paschi di Siena. 
Vito Schepisi

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