19 febbraio 2013

Nella Puglia del poeta-governatore, il record dei debiti con i fornitori


Tra le cause scatenanti delle difficoltà delle piccole attività economiche in Italia ci sono i crediti che le aziende non riescono ad incassare dalla P.A. 
La piccola e media impresa, mentre è tartassata da tributi e oneri, ha crediti pubblici che non riesce ad incassare. 
Molte non ce la fanno. Chiudono e licenziano il personale. 
Con le banche che si guardano bene dall'assumersi l'impegno di anticipare i crediti, non hanno come poter sostenere il ciclo produttivo, né come poter pagare gli operai, le tasse, le spese di gestione e quelle per la sopravvivenza delle loro famiglie. 
Ed è così che si scopre che in Puglia la poesia non è "nei fatti", come vorrebbe, invece, dar ad intendere con i suoi slogan, smentiti appunto dai fatti, il governatore-poeta Vendola. 
UN CHIACCHIERONE! 
La Puglia dai mille rivoli di spesa in eccesso, come per i costi di una sanità da terzo mondo, pagata dai pugliesi come se fossero cliniche private svizzere, è, invece, così parsimoniosa solo con i suoi fornitori. 
La Regione dalle spese per inutili festival del cinema, per le sedi nella Capitale e all'estero, per i contributi a pioggia per gratificare l'effimero, per la pubblicità istituzionale (del Presidente), per la corte dei miracoli dei beneficiati, per i viaggi, per i lussi e persino per una nuova sede faraonica in costruzione, è, invece, tanto taccagna dal ritrarsi dal pagare i suoi fornitori o, nell’uso del gergo locale, dal pagarli a babbo morto. 
Si scopre così, pur senza tanta meraviglia, che la Puglia "migliore" di Vendola è al primo posto, ma all'esatto contrario dell'eccellenza, per i suoi debiti arretrati verso i fornitori. 
La somma complessiva dei debiti non pagati è da brivido: 10,1 miliardi di Euro, oltre 2 volte e mezzo, cioè il 250%, dell'IMU sulla prima casa di tutta l'Italia. 
Cose da pazzi! 
La preoccupazione è che la spesa in Puglia non si fermi. 
Se fosse così semplice liberarsi dall’incubo, basterebbe dire ai pugliesi di votare per Vendola, per toglierselo dalle balle in Puglia, sebbene certe cose richiamino per istinto l’uso di altri metodi. Non è, però, così semplice. Dietro di lui c'è una fila di famelici pretendenti. Meglio invitare gli elettori ad aprire gli occhi, per non trovarsi prima o poi in brache di tela. Meglio invitare i pugliesi a bocciarlo. 
Nessuna croce per lui sulle schede elettorali per poter mettere una croce sulla follia. 
Nella Puglia che non paga i suoi debiti, di contro, i suoi abitanti pagano le addizionali Irpef al massimo, pagano le accise sugli idrocarburi (trasporto e riscaldamento), pagano i ticket sulle ricette, sulle analisi di laboratorio e sui medicinali, pagano anche l'acqua più cara d'Italia, dopo il referendum che Vendola ha cavalcato sostenendo che i prezzi sarebbero stati ridotti del 7%. 
Un bugiardo. 
I pugliesi ricevono in cambio la mancanza di trasporti adeguati, un'agricoltura esanime ... a terra, l'artigianato che scompare, le imprese che chiudono, i disoccupati che aumentano, le pale eoliche che deturpano il territorio (cui prodest se paghiamo l'energia più cara delle altre regioni meno invase da questi terribili mostri ambientali?). 
E, per non farsi mancare nulla, la Puglia ha anche gli impuniti sempre più arroganti. 
Vito Schepisi

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