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25 marzo 2015

Non si può pagare due volte la TARSU


L’anno era il 2012 ed il mese quello di agosto. Basta poco per rovinare una giornata d’estate: qualche volta una lettera del Comune che ti chiede di pagare un’imposta.
Quella mattina la lettera aveva per oggetto: Tassa per lo smaltimento dei rifiuti soldi urbani (TARSU) anno 2012. La Giunta Comunale aveva aumentato l’imposta del 30%. Una bella mazzata c’era da pagare 498,00 Euro.
Nel 2012 c’era Monti al Governo ed Emiliano era Sindaco. Era l’anno in cui gli italiani si sono giocati 7 anni di lavoro in più prima di andare in pensione, i risparmi impiegati nell’acquisto di immobili crollati di valore, parte dello stipendio per pagare le tasse.
In quello stesso anno gli italiani hanno salutato gli scatti di anzianità e l’adeguamento della pensione. Gli unici che non ci hanno rimesso sono stati i boiardi di Stato, i politici ed i magistrati, grazie all’intervento dei guardiani della Costituzione più bella del mondo.
I giornali dicevano che al Governo c’era un uomo che stava salvando l’Italia. Imperava in tv la retorica del migliore, come se fosse tornato l’Istituto Luce (L’Unione Cinematografica Educativa): il più grosso strumento di propaganda dell’era fascista.
L’enfasi e il reiterato richiamo alla nostra felicità per il vantaggio d’avere un premier che pensava alla salvezza degli italiani, però, non ci faceva essere più arrendevoli dinanzi alla mappata di tasse che ci piovevano addosso.
Non si poteva far altro, però, che frenare la rabbia e pagare, anche se qualche imprecazione, magari in silenzio, te la facevano passare. Nella mia, Monti ed Emiliano, erano accumunati nel tragitto verso un’unica meta.
Ho pagato “on line”, apprezzando la tecnologia, senza far file alla banca o all’ufficio postale. Ho trasmesso un bonifico rispettando le istruzioni e controllando con cura l’IBAN. Ho copiato diligentemente la causale, il mio numero contribuente, il mio nome e cognome.
Ci ho tenuto ad essere preciso. Con questa gente non si sa mai!
Pagare una volta la Tarsu ci può anche stare, s’impreca e si paga, ma pagarla due volte no. Siamo nel 2015 ed il mese è quello di marzo. Basta poco per rovinare il primo giorno lavorativo di primavera: al tempo piovoso s’è aggiunto il ritiro di una raccomandata. La fila. Il mio turno. Una stanza con scatoloni zeppi di lettere tutte uguali alla mia. Tutte inviate dal Comune – Ripartizione Tributi. Ho pensato: è una strage. Apro la lettera. OGGETTO: Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) 2012 – sollecito di pagamento.
Quando accadono cose del genere le pensi tutte, anche che qualcuno si sia fregato i tuoi soldi, anche che il Comune ci provi. Quella tassa l’ho già pagata. Imprecando, ma l’ho pagata.
Perdo una mattinata tra il cercare le carte (trovo la copia dell’ordine di bonifico) e l’andare in banca per controllare che il mio bonifico sia andato a buon fine. Tutto era a posto. La tassa l’avevo pagata. La tappa successiva, per far valere le mie ragioni, è all’Ufficio Ripartizione Tributi del Comune di Bari, il giorno successivo, cioè oggi. Per evitare lunghe code, ci arrivo mezz’ora prima dell’orario di apertura  al pubblico. Ne esco vittorioso con un timbro e la firma di un funzionario della Ripartizione Tributi sotto la scritta “sollecito annullato”.
Mi chiedo, però, cosa sarebbe successo se avessi perso la copia del bonifico? E quanti baresi per evitare l’accertamento, le sanzioni (maggiorazione del 30%) e la mora, come scritto nella lettera di sollecito, pagheranno due volte?
Vito Schepisi
Su EPolis Bari del 25 marzo 2015

15 aprile 2014

Una vera rivoluzione per Bari


Essere rivoluzionari non significa essere contro un sistema ma contro chi lo interpreta per il proprio uso. Non contro la nostra democrazia rappresentativa e contro le regole che ne sono il supporto - benché migliorabili attraverso un vero riformismo che si faccia interprete della dialettica delle cose - ma contro l’uso autoritario dei ruoli e contro la loro trasformazione in mezzi di conquista e di esercizio soggettivo o di fazione del potere. 
Piero Gobetti nell’introduzione della sua “Rivoluzione liberale” sosteneva: “il fine più chiaro è di inserirci nella vita politica del nostro paese, di migliorarvi i costumi e le idee, intendendone i segreti; ma non pensiamo di raggiungerlo con un’opera di pedagogisti e di predicatori”. Prima che per gli atti amministrativi di dubbia efficacia, prima che per la politica dell’annuncio, sostituitasi via, via alla politica del fare, la nostra Città nei dieci anni trascorsi ha sofferto ancor più per una visione soggettiva, pedagogica e autoritaria dell’Ente amministrativo. 
Indifferente al fallimento di una confusa strategia politica, qualora ce ne fosse mai stata una diversa dalla demolizione e demonizzazione di ciò che era stato fatto in passato, la guida amministrativa della Città si è concentrata solo sulla carriera politica del Sindaco. L’unico diversivo è stato l’annuncio dell’abbandono della politica, usato come minaccia.
Occorrerebbe a Bari un moto rivoluzionario che abbatta quel populismo perverso che dura da dieci anni e che ha diviso la Città trascinandola in acerbe contrapposizioni, spesso solo ideologiche. L’avversario è il consueto gusto alla contrapposizione, risoltasi con una serie di enunciazioni di scelte, realizzate solo in piccola parte e nella maniera peggiore possibile. In questa lotta al niente, Emiliano è apparso come un Re Mida all’incontrario: tutto ciò che ha toccato si è trasformato in cenere e fango. 
Se Atene piange, Sparta non ride. Dall’altra parte l’idea di un segno di discontinuità doveva trovare un insieme compatto d’intelligenze che si ritrovasse attorno ad un programma di cose concrete, senza sbandieramenti ideologici e senza cappelli messi sulla sedia per rivendicare ruoli di parte. Una rivoluzione di metodi e intenti prima che di cambiamenti di rotta. Non si può chiedere di diventare sindaco di una città solo per ciò che si è fatto nella vita, e neanche perché per 10 anni si è stati all’opposizione. Non è sufficiente guardarsi allo specchio e dirsi quanto sono stato bravo o invocare, come se fosse un processo naturale, l’alternanza di sigle e partiti. 
Bari necessita d’idee precise e di impegni su questioni vitali. La vera rivoluzione non è nell’antipartitismo ma nell’autonomia di pensiero. L’Associazione RinasciBari, ad esempio, questo bisogno l’ha sintetizzato con Seneca: “Primum vivere, deinde philosophari”. Prima che Renzi annunciasse la sua “lotta dura alla burocrazia”, due anni fa lo stesso concetto costituiva la base di un’idea per la nostra Città. Bari già avvertiva i sintomi di una preoccupante crisi della piccola e media impresa, con tutte le drammatiche conseguenze sui giovani e sulle famiglie. 
Invece di trovare una coesione responsabile e invece di accantonare tutta la zavorra della retorica partitocratica, perché la discontinuità diventasse un percorso popolare con intendimenti precisi, Bari si è divisa in un farsesco numero di candidati sindaco. L’attenzione per la Città è passata dai programmi ai ruoli, e si gioca come nel passato tra furbizie e opacità. Come se in Italia e a Bari non stia succedendo niente. 
Ciò che Emiliano non riesce a ottenere dal suo partito, l’ottiene dai suoi avversari. Il suo candidato sente il sapore della vittoria e, pur non avendo niente di cui sorridere, si sbellica dalle risate sui “Tafazzi” di Bari. 
Vito Schepisi
pubblicato su EPolis Bari 15 aprile 2014

11 marzo 2014

Cari Candidati parlateci di idee


TROPPE POLEMICHE E ACCUSE RECIPROCHE 
Cari candidati parlateci di idee.  
Non si vorrebbe che anche questa volta alle amministrative di Bari finiscano col valere più le beghe, le polemiche e le accuse reciproche che le indicazioni e le scelte amministrative. L’altra volta, nel 2009, ebbe parte attiva la questione delle escort: la famosa “scossa” promessa da D’Alema in tv alla trasmissione di Lucia Annunziata. In questa tornata, sin dall’inizio, con l’esuberanza del sindaco uscente, non ne sono mancate le avvisaglie. 
Fino ad oggi, però, non si hanno le idee chiare sulla città che vorrebbero i nostri candidati sindaci. Oggi c’è da fare i conti con le risorse e con le difficoltà di vita della gente. Chi, infatti, dovesse promettere 30mila posti di lavoro non sarebbe più credibile e verrebbe preso a fischi. 
Ci sono, in ordine cronologico, indicazioni tratte dalle candidature più rilevanti. C’è un programma corposo del PM Desirèe Digeronimo, scritto a più mani, con contributi importanti su questioni come sviluppo e lavoro e sul diverso rapporto tra cittadini, imprese e burocrazia. La Dr. Digeronimo punta su ambiente, mobilità, turismo, sicurezza, cultura e sull’introduzione di sportelli di ascolto per le questioni sociali e per le donne. 
Moltissime sono anche le indicazioni che emergono dai numerosi incontri e dai question time dell’ing. Di Paola: dal lavoro creato con lo sviluppo economico e senza il ricorso all’assistenza, all’annosa questione delle fogne, alla necessità dei parcheggi, alla valorizzazione della bellezza della Città per favorire il turismo. 
Naturalmente sicurezza, cultura, qualità della vita e la questione sociale sono tratti comuni a tutti.
Dall’altro candidato, l’ing Decaro, ben sei decaloghi (decaroghi) di tracce di buone intenzioni e un punto fermo che vale come una chiara indicazione: la difesa delle scelte e dell’azione della passata amministrazione. Per Decaro gran parte vorrebbe essere la continuazione di un’opera, con l’aggiunta di tanta buona volontà per migliorare. 
Per condimento tutti, ma con accenti diversi, parlano di green economy, di ecologia, di piste ciclabili, di città intelligente, di spazi culturali, di solidarietà, di giovani e di tempo libero. Il pericolo, però, è dato dalla retorica e dal racconto della storia di sempre: con i buoni tutti da una parte, e dall’altra, invece, tutti i cattivi. 
Anche le analisi sociologiche che si fanno somigliano alla famosa coperta troppo corta, il risultato è che non se ne condivide interamente nessuna. Tutte rivelano verità inconfutabili dall’alto di analisi stratificate sulla natura del territorio e sulle estrazioni socio-economiche dei residenti. Il metodo di interpretare i fenomeni per livello di vita o per condizioni sociali è però saltato. Non è più così. Ora ci sono le relazioni complesse. Non esiste più una città di destra o una di sinistra per definizione, né un tessuto urbano borghese e popolare. Non ha più senso distinguere per orientamento politico tra il quartiere elegante e l’altro proletario. Niente! Sono esercizi intellettuali per assecondare le ragioni del proprio orientamento. 
Ci sono, però, cose che dovrebbero destare allarme sociale. Il sospetto della presenza di organizzazioni dedite al controllo politico del territorio ricorda le pratiche mafiose. La Procura di Bari nel 2009 per la sanità rilevò segnali di gestione politica del territorio attraverso il sistema delle nomine e degli appalti. Verrebbe da reclamare giustizia e chiedere coerenza con ciò che si sostiene sulla legalità. Altro che scuse! 
Vito Schepisi

07 novembre 2013

Il nostro futuro? Proviamoci con l’eresia


EPolis del 7.11.2013

LA BARI CHE PENSA...
C’è la Bari che pensa e vuol fare. Il nostro dibattito non si arresta e oggi si arricchisce del contributo di Vito Schepisi, coordinatore dei gruppi di lavoro Rinasci Bari.  

Ciò che non manca al Sud è la fantasia. A Bari e in Puglia sono nati laboratori politici, rilanciati poi sul territorio nazionale, che volgevano lo sguardo su scenari e strategie politiche, su aperture storiche, persino su strane convergenze e cambi di maggioranze in corsa. Né è mancata la fantasia d’immaginare per Bari una Città che non c'è, o di volerne cambiare abitudini e vocazioni, facendo e disfacendo per gli interessi di pochi. 
Rispolverare Voltaire, però, e il suo Zadig, come fa Palmisano, significherebbe dare alla comune furbizia, o alle stesse lagnanze, un valore più ampio di ciò che non hanno. Non è solo l’intolleranza delle classi agiate e non è solo l’isolamento di chi si trova chiuso e tenuto distante da una classe dominante cinica e impenetrabile. A Bari è anche l’esatto contrario: spesso sono le classi agiate e parassitarie che, per furbizia e mancanza di scrupoli, si pongono nella cordata dei mestieranti di turno. Manca l’autonomia di pensiero e, se l’individuo trova spazio alla sua genialità solo al servizio di chi organizza e manovra gli strumenti per la conquista del potere, diventa una questione d’indifferenza alla libertà. 
John Locke, nella prefazione al Saggio sull'intelletto umano, scrive: “… essendosi cinque o sei amici miei riuniti nella mia stanza a discutere di argomenti molto diversi dal presente soggetto, ben presto ci trovammo in un vicolo cieco, e dopo aver fatto alquanti sforzi senza con ciò progredire verso la soluzione, a me venne il sospetto che avessimo adottato un procedimento errato; e che prima di applicarci a ricerche di quel genere, fosse necessario esaminare le nostre facoltà e vedere con quali oggetti il nostro intelletto fosse atto a trattare e con quali invece non lo fosse”. 
Oggi i più non si pongono domande e il conformismo interessato sta demolendo il futuro. L’intelletto è parcellizzato. Senza la cultura della libertà, manca chi scuota le coscienze in nome dei principi di giustizia e dignità. Il coraggio dei pochi confligge contro una classe dirigente che parcellizza le professionalità. Si perdono di vista i bisogni, e c’è disinteresse per il futuro e per le nuove generazioni. 
Sarebbe antistorico immaginare Bari senza la sua operosità commerciale e folle immaginarla, Città Metropolitana e Città Regione, tagliata fuori dalla centralità dei trasporti. E’ già un delitto osservare Bari priva di un terminal container e senza una gestione strategica del suo porto turistico, scalo di un milione di croceristi. I fatti di cronaca in Città ci parlano, ancora, di burocrazia ottusa che scarica il suo nervosismo su un bar del centro o sui venditori di sgagliozze e di caldarroste. Bisognerebbe invece finirla con il sistema medioevale delle istituzioni usate contro i cittadini. 
Desirèe Digeronimo, citando Rousseau, scrive di un “patto sociale” per il bene comune, ma occorrerebbe prima che la Città si chieda cosa voglia essere o diventare: se riprendere a essere una città dei commerci, di cultura e di terziario, o se cambiare. E con cosa? Le centralità devono tornare a essere sviluppo e lavoro. Bisogna dirlo. Sono le imprese che possono generare occupazione e ricchezza. Oggi, però, le imprese sono vessate dal fisco e dalla burocrazia. 
All’intelligenza, all’inventiva, alla creatività ed alla progettualità, che hanno già permesso in passato di costruire una grande città, si deve unire un sistema di “burocrazia amica”, così definita in un Convegno dall’Associazione Rinascibari, un gruppo di “eretici” che un bel giorno, preso atto che non andava bene niente di ciò che c’era, si sono chiesti: Che cosa facciamo? Di che cosa parliamo? Per poi aggiungere: proviamoci con l’eresia! 
Vito Schepisi  
Coordinatore dei gruppi di lavoro di Rinasci Bari.

I precedenti interventi di Leonardo Palmisano, Annamaria Monterisi, Gianni Spinelli, Gianvito Spizzico, Eugenio Lombardi, Vitandrea Marzano, Desirée Digeronimo e Massimo Lupis sono disponibili integralmente sulla pagina Facebook di EPolis Bari mentre le edizioni del giornale possono essere scaricate dal sito www.epolisbari.com e dall’app per iPad. 

19 luglio 2013

Democrazia e società civile


E' attiva una campagna di gruppi che si richiamano alla "società civile" che spingono per una candidatura a Sindaco di Bari del PM Desirèe Digeronimo, chiedendo ai grillini del M5S di unirsi a loro. 
Requisito essenziale è di non essere iscritti a partiti. 
Pur non essendo iscritto a nessun partito e pur con tantissime riserve che ho sull'attuale organizzazione partitocratica del Paese, non penso che una democrazia liberale possa prescindere dal pluralismo e dal confronto tra i partiti. 
Senza i partiti non c'è democrazia. 
E' in crisi il sistema della delega. Si vorrebbe un sistema che dia agli elettori un potere più ampio, come, ad esempio, quello di indicare un premier, un governo, un rappresentante e garante dello stato, togliendo ai partiti l'arte del compromesso e dell'accomodamento.
Quando il popolo stabilisce, fino a nuove elezioni, si devono aver chiari ruoli e programmi.
Questo sarebbe accettabile e condivisibile, ma pensare che si possa governare anche un piccolo comune con gli umori discordanti della così detta "società civile" - in cui spesso prevale chi si organizza e chi grida di più, o chi interrompe un tratto di strada, occupa una sede istituzionale o si stende sui binari della ferrovia - sarebbe impensabile. 
In questo modo non si rende un'immagine di trasparenza e di trasversalità a Desirèe Digeronimo. 
C'è un'area di opposizione al "sistema" Emiliano che è di gran lunga più largo. Io penso a questa area che è larga, larghissima. Che è maggioranza! 
Altrimenti è tutto inutile ... consegniamo la città al designato di Emiliano. 
Assisteremo ai colpi di teatro da qui alle elezioni! I professionisti della politica dell'inciucio stanno in agguato. Stanno già prendendo le misure a questo nuovo fenomeno. Repubblica che fa l'occhiolino a questa iniziativa, in verità, con l'articolo della scorsa settimana, le ha già tagliato un pezzo di gamba. 
O si crede di avere a che fare con armate leggere? 
Quando si metterà in moto l'artiglieria pesante, anche questa sarà stata solo una bella avventura. L'opportunità, invece, andrebbe utilizzata con trasparenza. Ci si può provare. Io direi che per il bene di Bari ci dobbiamo provare. 
UNITI SI PUO' VINCERE AL PRIMO TURNO. 
Agli amici di questo movimento l'ho detto in modo molto chiaro: per Bari voglio vincere. Abbiamo il dovere di liberare Bari dalle caste e dagli apparati, dai sistemi della parcellizzazione, dall'immobilismo amministrativo, dal degrado e dall'agonia lenta della nostra Città. 
In quest'area di opposizione ci sono i partiti ed i valori fondanti della democrazia che restano. Ci sono le idee, i modelli, i sentimenti, la cultura di appartenenza ed anche quella visione d'insieme di un sistema sociale che è il nucleo propulsivo del confronto tra i partiti. 
I sentimenti, le idee, i principi, le scelte di fondo restano anche se sono fuori dai partiti, ma per la coerenza del pensiero politico non si possono porre contro il sistema della democrazia rappresentativa. 
Questo modo non sarebbe rivoluzionario, ma reazionario. Avrebbe come sbocco solo un'immagine eversiva. 
Nella tradizione dei partiti c'è la democrazia, la libertà, il confronto, il pluralismo, la giustizia, le pari opportunità, il rispetto, la cultura, la legalità, i giovani, il lavoro, la qualità della vita e poi gli aspetti fondamentali di ogni comunità che si stringe attorno ai suoi simboli ed ai suoi colori per realizzare accoglienza, benessere, civiltà, aggregazione, servizi. 
Tutto questo è un patrimonio che si realizza nel tempo attraverso le aperture ai contributi di tutti, non chiudendosi nell'autoreferenzialità esclusiva di associazioni che si richiamano alla "società civile". 
Non fa poi parte della società civile anche chi è iscritto ai partiti? 
Vito Schepisi

19 giugno 2013

BUROCRAZIA AMICA PER UNA NUOVA BARI


Il ruolo della burocrazia è l’argomento d’attualità per un’Italia che punta alla ripresa e vuole recuperare la fiducia dei cittadini. 
In un Convegno organizzato da Rinascibari, introdotti dal portavoce dr. Giovanni Giua, dopo il saluto del Presidente Della Provincia Dr. Francesco Schittulli, ne hanno parlato: il dr. Michele D’Innella, l’avv. Dante Leonardi ed il giornalista-saggista Dr. Canio Trione. 
In Italia - ha sostenuto D’Innella - la burocrazia è il mezzo con cui si esercita il potere, ed è la ragione per la quale la politica cerca di occuparla. Lo spoil system in Italia si attua cambiando i vertici degli enti e degli apparati burocratici. 
Anche l’aspetto tecnico-giuridico-normativo ha le sue criticità: cinque responsabilità in capo al dirigente sono eccessive, perché paralizzano l'azione amministrativa e impediscono gli accordi. L’ideale – ha sostenuto l’avv. Leonardi - sarebbe procedere mettendo attorno ad un tavolo tutti i portatori d'interesse per promuovere accordi che riescano ad attuare il massimo possibile degli interessi di ciascuno. 
In democrazia, l’azione politico-amministrativa deve essere sostanza economico-sociale. In quest’ottica il lavoro è al primo posto, com’è sancito dall’art.1 della Costituzione. Non si può pensare - ha detto l’economista Trione - che per creare lavoro sia necessario chiedere permessi. L’intervento dell’autorità amministrativa deve essere a sostegno per il disbrigo delle pratiche necessarie. E’ da chiudere il capitolo medioevale delle istituzioni contro i cittadini, per aprire la fase moderna della collaborazione. Per Trione, le pratiche burocratiche devono essere ridotte al minimo e quelle necessarie assolte dalla P.A. 
Riportare al centro il cittadino con i suoi diritti. La burocrazia dovrebbe solo aiutarlo a creare lavoro e ricchezza. E’ questa la Burocrazia Amica che Rinascibari propone per tutta l’Italia, ad iniziare da Bari. 
Si è aperto un vivace dibattito a cui hanno preso parte tra gli altri l’ing.Campanale, la giornalista Mary Sellani, l’avv Ernesto Cianciola e l’On. Antonio Distaso.

07 giugno 2013

Emiliano tra politica e magistratura



Il sindaco di Bari Emiliano, su Facebook, chiede ai baresi quali siano gli impegni disattesi della sua amministrazione.
Il suo EGO non gli dà pace. Prova ancora a far prevalere le sue ostentazioni di trasparenza e di condivisione, anche se poi fa sempre tutto da solo.
E fa sempre male. Emiliano è come un temporale senza pioggia. Lampi e tuoni e poi … niente.
Chiede ai baresi di contestargli gli impegni non mantenuti. Sarebbe più facile iniziare dalle promesse mantenute: si eviterebbe di spulciare, tra le tante parole scritte e pronunciate, quelle che sono rimaste solo sulla carta e quelle che si sono involate tra i tanti suoni indistinti a cui la politica, da tempo, ha abitato gli italiani. Lo si dica subito, pertanto: nessuna promessa è stata mantenuta.
NESSUN IMPEGNO DI EMILIANO E' ANDATO A BUON FINE.
A Bari direbbero di lui: è un “carico a chiacchiere”.
Il Sindaco della Città levantina si è trovato ben presto a fare le stesse cose di tutti i politici: scalare la vetta del partito - fino ad arrivare prima alla Segreteria e poi alla Presidenza regionale del PD - magnificare il suo operato e raccontar balle.
Le somme del suo mandato sono scarse. A renderle poco convincenti non è stata solo la candidatura alla gara del miglior demagogo con il ricordo dei 30.000 posti di lavoro a Bari, promessi nel 2009 - una promessa che, se ha fatto colpo in campagna elettorale, non ha mai convinto i più attenti - e non è stato neanche lo squallore delle "cozze pelose", in cui la cosa più grave non è nella facile ironia, ma nel fatto che alcuni palazzinari facevano e disfacevano a Palazzo di Città come se la Casa della comunità cittadina fosse casa loro.
Nel tirare le somme, dopo quasi 10 anni delle due sindacature, si rileva che Bari ha ceduto terreno su diversi fronti: dall'igiene, alla raccolta differenziata; dalla viabilità urbana, alla qualità della vita; dal recupero ambientale, all'ordine pubblico; dai servizi resi alla cittadinanza, alla valorizzazione del patrimonio culturale. Ha perso posti di lavoro. Ha perso attività commerciali. Ha perso coraggio e speranze. Rischia di perdere il futuro dei giovani.
Bari oggi è una Città alla deriva, ad iniziare da Piazza Moro e Piazza Umberto con il tratto di via Sparano che li collega, immagine d’impatto della Città per chi ci viene in treno, immerse in uno squallore indicibile, tra degrado e spaccio e per quell’inquietudine che prende per l’avvertibile presenza della microcriminalità.
A BARI NON C'E' UN'OPERA PUBBLICA CHE SIA STATA REALIZZATA.
Il Sindaco lascerà in eredità alla prossima amministrazione: criminalità, racket, degrado, contenziosi e risarcimenti (Cittadella Giudiziaria e Punta Perotti), una città in cui i parcheggi costano 2 euro l'ora, burocrazia asfissiante e saracinesche chiuse. Lascerà i "fallimenti" del Teatro Petruzzelli e della Fiera del Levante. Il primo simbolo di una Bari colta e sensibile; la seconda simbolo di una gloria passata in cui Bari ambiva ad essere un riferimento per gli scambi commerciali e per la cultura dell'integrazione nell'Area del Mediterraneo.
L’hanno soprannominato "lo sceriffo" perché, come gli uomini di legge del vecchio far west, quelli che entravano nel saloon per dirimere le controversie e mettere in prigione l'ubriaco molesto, il Sindaco di Bari è intervenuto sui fatti di piccola cronaca della Città con la stessa ostentazione e con la stessa spavalderia, spesso a beneficio di telecamere, di giornalisti e di studi televisivi locali e nazionali. Prima di lui, senza spavalderie, Bari aveva, invece, recuperato smalto e fermento.
Dopo l’esperienza di amministratore di una grande Città, L'ex PM Emiliano, forse deluso dalla sua inconcludenza, dice di voler tornare a fare il Magistrato. Sbaglia anche in questo. La questione è controversa, ma è diffusa l’idea che sia inopportuno che un magistrato possa passare da un ruolo politico e amministrativo, schierato da una parte, all'esercizio di una funzione giudiziaria. Si è sempre detto, infatti, che un magistrato deve essere e sembrare sopra le parti.
Ha lasciato la magistratura per la politica, ora continui a farla.
Potrà sempre promettere trasparenza e condivisione e altri 30.000 posti di lavoro: vedrà che in questa Italia troverà sempre qualcuno disposti a credergli.
Vito Schepisi
 

16 febbraio 2013

Lettera aperta a Michele Emiliano


Il portavoce dell'Associazione RinasciBari, Giovanni Giua, promotore del Comitato "Salviamo Via Sparano", dopo che il sindaco Emiliano ha reiterato la proposta di restyling della via più nota del quartiere murattiano di Bari, cuore del commercio e della socializzazione barese, nonostante le 3.000 firme contrarie raccolte tra i cittadini baresi, ha scritto una lettera aperta al Sindaco Michele Emiliano.

Caro Emiliano, 
sono settimane che i cittadini ricevono notizie contrastanti circa l’annunciato restyling di Via Sparano e tu, seppure ripetutamente sollecitato, non hai chiarito lo stato dei fatti.
Riepiloghiamo: al progetto della Salimbeni migliaia di cittadini si opposero motivatamente.
Tale progetto già partiva col piede sbagliato con l’intenzione di fare di Via Sparano una strada “museo” invece della strada “salotto” come da tradizione secolare. 
Nei rendering presentati sbigottiva l’assoluta mancanza di sedili a meno che non si vogliano definire tali quei cubetti di cemento che appaiono disseminati sul percorso. 
Via le palme, alla cui ombra diverse generazioni hanno sostato, e la strada trasformata in una pista desolata, assolata e raggelante allo stesso tempo con lo scopo dichiarato di farne un cannocchiale che permetta la vista della Stazione da Piazza Chiurlia. 
Per raggiungere tale risultato ottico, naturalmente, bisognava abbattere anche gli alberi centrali di Piazza Umberto, cosa che non piaceva a nessun barese. Strada “museo”, ci si chiedeva, e con quali opere d’arte e con quante speranze di sopravvivenza a vandali e writers? 
A fronte di queste giustissime rimostranze, in una riunione presso la sala della Giunta di Bari con l’assessore dell’epoca, Simonetta Lorusso, con commercianti e col comitato “Salviamo Via Sparano” (che portava una raccolta di oltre 3000 firme contrarie al progetto) e con l’architetta Salimbeni si arrivò alla conclusione che l’amministrazione avrebbe chiesto un progetto rivisitato che tenesse conto di alberi, palme, sedili idonei e “piazzette” di riunione. 
A 6 anni da quella riunione viene ripresentato con grande enfasi lo stesso progetto inviso ai cittadini. Magari adatto a qualche rarefatta città nordica ma non certamente per una città del Sud solatio. 
Leggo da un quotidiano cittadino che l’architetta in questione è stata convocata dalla Sovrintendenza per chiedere chiarimenti e che avrebbero concordato per varie modifiche che, a quanto si può solo ipotizzare, potrebbero essere la classica “toppa peggiore del buco”
Rimane il “cannocchiale”? Ci sarà alberatura? Saranno divelte le palme? Esiste un conto complessivo del costo delle opere necessarie per pareggiare strada e marciapiede, rifare la pavimentazione, rifare il sistema di caditoie dell’acqua piovana, rinnovare l’illuminazione, aggiungere i corridoi sotterranei per i servizi? 
Quali e quante “opere d’arte”, infine, saranno collocate, a che costo e con quali contratti assicurativi? Siamo sicuri che i fondi a disposizione siano sufficienti? 
Stupefacente poi l’intenzione (o pio desiderio) di avviare i lavori per la fine dell’anno in piena campagna natalizia con una sicura ricaduta negativa sulle vendite degli ex-ricchi commercianti di Via Sparano. 
La mia sommessa richiesta è di dare una risposta certa a queste domande e di convocare una nuova riunione anche col comitato “Salviamo Via Sparano” per discutere sul da farsi. 
E’ chiedere troppo? 
Affettuosamente Giovanni Giua 
Comitato “Salviamo Via Sparano”.

16 gennaio 2013

RinasciBari discute di urbanistica


Bari non ha l’immagine di Città Metropolitana e di capitale regionale che dovrebbe avere. Non solo il degrado degli spazi pubblici, ma preoccupa il modo con cui l’amministrazione si approccia al futuro - E’ ciò che è emerso in un incontro dell’associazioneRinasciBari con gli architetti Domenico Massimeo e Roberto Telesforo e con l’ing. Giusppe Loiacono - Periodicamente torna di attualità l’utilizzazione dell’area ex caserma Rossani. Tema oggetto di un concorso, ancora in corso di svolgimento, che, denominato “Bari Centrale”, interessa sette aree a margine della fascia ferroviaria. Aree la cui trasformazione dovrebbe consentire una ricucitura funzionale e ambientale delle due parti di città poste a sud e a nord dei binari. 
 Mancano del tutto, però, collegate tra loro, le ipotesi di futuro per la città e un piano di sviluppo socioeconomico.
 
Il concorso ipotizza un intervento per la stazione centrale e Piazza Moro e un altro per la ex Rossani, benché risulti assai condivisa l’opinione di un progetto unico sulle due aree. 
 Anni fa Renzo Piano progettò una piastra che, posta al di sopra dei binari, costituisse ponte pedonale fra il murattiano (piazza Moro) e Carrassi (ex Rossani). 
 
RinasciBari ritiene che questa sia ancora la strada giusta e che in quelle aree possa e debba essere realizzato un episodio di grande riqualificazione dell’intera Città, sia dal punto di vista funzionale (nodo d’intreccio di numerosi elementi, su ferro e su gomma, del sistema di mobilità intermodale) che da quello dell’ambiente urbano. 
Un grande progetto di trasformazione che porti i baresi a sentirsi proiettati verso un futuro di grande crescita e gli ospiti a guardare finalmente Bari come capoluogo della regione, ma anche come polo essenziale e cerniera fra l’Europa ed i Paesi del Mediterraneo. 
 
RinasciBari invita l’amministrazione comunale a rivedere il suo modesto programma (verde e piccole strutture) e a volare alto. Un’area di otto ettari al centro della città è un tesoro che va utilizzato al meglio e non sperperato.
 
A Bari, inoltre, le opere pronte per la fase esecutiva formavano già quell’impianto urbanistico che l’amministrazione ha ignorato perdendo anche i finanziamenti. 
Si possono citare, tra le altre: 
 
- 58 fermate metropolitane con il sistema integrato tra le varie ferrovie che insistono sul territorio; 
 
- l’asse nord-sud per collegare la colmata Marisabella con un rondò per canalizzare il traffico in entrata e uscita dalla Città, senza impegnare le strade cittadine (opera vinta e non assegnata all’impresa appaltatrice che ne chiede i danni). 
 
RinasciBari rileva che la Città perde occasioni per colpa di un’amministrazione che in 8 anni si è crogiolata nell’autocompiacimento annunciando (e non realizzando) piste ciclabili e giardini, mentre il degrado divorava il tessuto sociale ed economico.
 
Bari ora ha bisogno di RINASCERE di dare avvio a un processo evolutivo, come fecero i nostri nonni che dal paesone che era fecero sorgere una nuova città col Margherita, il Petruzzelli, la Manifattura Tabacchi, lo stadio della Vittoria, il Lungomare etc. etc.
 La Città può e vuole volare alto …

14 novembre 2012

I due PM che a Bari hanno sostenuto l’accusa di abuso d’ufficio contro Vendola non ci stanno all’assoluzione


A Bari - sostenevo alcuni giorni fa - è stato scippato un reato. 
Dire, infatti, che un reato non sussiste è cosa diversa dal dire che l'intenzionalità del reato e il suo fine non sono stati ritenuti rilevanti. 
Ma il reato c'era! 
Non si può dire che non ci fosse l'abuso d'ufficio, per aver fatto valere la posizione dominante di Governatore pugliese, nel riaprire i termini di un concorso per primario. 
E per il reato la condanna è obbligatoria. 
Si era capito che il reato era stato scippato sin da quando, qualche giorno prima della sentenza, il governatore pugliese aveva annunciato che avrebbe lasciato la politica in caso di condanna. 
Questa sua sicurezza può essere la prova evidente di una certezza già anticipatamente maturata. 
Ve lo immaginate Vendola fuori dalla politica dopo che di questa si è nutrito da sempre?
«Già prima del processo eravamo a conoscenza che la dottoressa De Felice fosse amica della sorella di Vendola, Patrizia. Li lega una amicizia diretta, sia la frequentazione di amici in comune quali il collega e attuale senatore Gianrico Carofiglio e la moglie dottoressa Pirrelli, sostituto di questo ufficio, entrambi amici stretti di Patrizia Vendola». 
Queste cose le dicono i due magistrati baresi titolari dell’inchiesta su Vendola. Ai due PM, infatti, la conclusione della vicenda non è andata giù. 
Si può non essere ritenuti responsabili del reato, se ne può ridurre la portata, motivandolo con finalità di bene, non cancellarlo. Non "non sussiste". 
Non scherziamo con la Giustizia! 
Per i magistrati baresi Desirée Digeronimo e Francesco Bretone, titolari dell'inchiesta che aveva portato Vendola al rinvio a giudizio per abuso d'ufficio, il Giudice che con rito abbreviato ha mandato assolto Vendola, perché il reato “non sussiste”, avrebbe avuto le giuste ragioni per astenersi dal giudicare il fratello della sua amica. 
Il Gip che ha emesso la sentenza, d’altra parte, consapevole di voci che circolavano, respingendo la circostanza dell’amicizia con la sorella di Vendola, aveva chiesto con motivazione scritta al capo del suo ufficio di potersi astenere, ma la sua richiesta era stata respinta. 
L’episodio e il gip che ha assolto Vendola sono così oggi al centro di un carteggio tra i due sostituti, il procuratore capo e il procuratore generale di Bari. 
Ora resta la curiosità di capire se in Italia la parola Giustizia ha ancora un suo significato
Vito Schepisi

25 ottobre 2012

Nasce RinasciBari



Si è costituito RinasciBari. E’ un movimento di confronto politico-amministrativo di area moderata liberale con lo scopo di contribuire a creare un’alternativa all’attuale amministrazione cittadina. Il metodo individuato è quello dell’approfondimento di scelte amministrative e dell’aggregazione dell’area di riferimento. 
RinasciBari è un richiamo al rinascimento della Città e trova i suoi impulsi nella constatazione del degrado di Bari e nella presenza di un sistema opaco di gestione.
Il movimento si è formato attorno alla redazione di un manifesto che è sintesi di approfondimenti sulle emergenze della Città, individuate in: sviluppo, lavoro e burocrazia amica.
Il movimento si è dotato di una struttura snella di gestione attraverso l’indicazione di un portavoce nella persona di Giovanni Giua e di due suoi sostituti Dante Leonardi e Roberto Telesforo. Ha inoltre costituito un gruppo di consultazione e di elaborazione formato da Paola Cristiano, Mariella Lipartiti, Alex Monaco, Enzo Monterisi, Egidio Pani, Vito Schepisi, Gianvito Spizzico, Ugo Summaria, Canio Trione. 
Rinascibari ha indicato anche le aree tematiche su cui articolare l’elaborazione di un programma articolato in tre macro indirizzi progettuali da cui poter poi discendere alle questioni più specifiche:
1) Economia, bilancio, sviluppo; 2) Urbanistica e gestione delle risorse del territorio; 3) Scuola, formazione e cultura. 
Le tre aree - è stato detto – dovranno tutte interagire con la forte richiesta popolare di trasparenza e di legalità, e con i principi di civiltà e di sicurezza.
 
                                                     
Il manifesto di RinasciBari

Dopo un decennio di immobilità amministrativa e prendendo atto del degrado odierno, Rinascibari vuole essere una base di ripartenza dalla quale lanciare nuove iniziative ed un nuovo programma per la Città di Bari.
Cardini fondamentali per tornare al benessere ed al prestigio del passato sono Sviluppo e Lavoro.
Come ottenere sviluppo e lavoro? Ripartendo dalle attività tradizionali della città (commercio, industria, edilizia e servizi) in un quadro più moderno di Città Metropolitana, Capoluogo di Regione e di Città aperta agli scambi culturali, commerciali e finanziari verso e dalle altre nazioni del Mediterraneo.
Principali attori del rinnovamento devono essere gli imprenditori baresi e le imprese ( piccole o grandi) che possono generare occupazione e ricchezza.
Oggi a Bari è tutto fermo: muore il piccolo commercio (sia per la mancanza di capitali che per la concorrenza di esercizi dal capitale riciclato); muore la zona industriale nel degrado delle sue strutture e nell’incapacità di attrarre nuovi investimenti; l’edilizia langue stretta tra il malcostume, la corruzione e l’oppressiva burocrazia.
Cosa fare? Aprire all’impresa i canali del finanziamento, incentivare la progettazione anche con sgravi fiscali e soprattutto la sicurezza di una burocrazia non vessatoria ma, anzi, amica e stimolatrice.
Non sono tempi per pensare di far ricorso a risorse pubbliche ma all’impegno del capitale privato anche in project financing con idee che concorrano a fare di Bari il centro dei servizi per la regione e per i paesi esteri fornendo strutture ed infrastrutture per raggiungere lo scopo ultimo : Sviluppo e Lavoro.
Ci vuole intelligenza, inventiva, creatività, progettualità : qualità che ai Baresi hanno permesso di costruire una “grande città” punto di riferimento per l’intero Meridione.
Partendo da questi presupposti un gruppo di amici ha cominciato a confrontare le idee per stimolare energie nuove ma anche per risvegliare quelle stanche di subire. Vorremmo ridare coraggio a chi cede alla rassegnazione e tornare a pensare alla politica come indispensabile strumento di democrazia.
Un programma per Bari è la nostra meta e la discussione continua con tutti i cittadini che vogliono contribuire al rinascimento di Bari.

Chi volesse dibattere con noi e fornire il suo contributo di idee e di entusiasmo lo può fare tramite il sito Facebook “Rinascibari”  http://www.facebook.com/groups/236899103081502/?ref=ts

31 agosto 2012

“Rinascibari” è un’idea per Bari



Partire dalla realtà superando i sogni dei programmi ambiziosi che restano sulla carta - quando non sono solo castelli di sabbia che si sfaldano senza lasciar traccia - per recuperare risorse per la ripresa, per rilanciare i servizi e per dotare la Città di un assetto urbanistico efficiente.
Bari è una Città da far rivivere. Non è quella delle cronache degli ultimi anni. Non può vincere la rassegnazione nel considerare compromessi i valori tradizionali delle società civili, come la legalità, l’attenzione ai bisogni sociali, la sicurezza pubblica, l’igiene, la cultura, il futuro dei giovani. Non può essere la Città incapace di amministrare un prestigioso Teatro, come il Petruzzelli, senza lasciarsi coinvolgere  nelle politiche clientelari e negli sperperi.
C’è un gruppo di donne e uomini liberi che ci vogliono provare. Si sono incontrati con il passa parola. Si sono detti: “proviamoci, chiamiamoci Rinascibari”.
E “Rinascibari” sta diventando un’idea per Bari: vuole essere un metodo che rompa con il passato e con la consueta politica utile alle famiglie dei palazzinari che realizzano le fortune di pochi, assorbendo le risorse da utilizzare per le necessità di tutti.
A Bari c’è la sofferenza delle famiglie e delle imprese: le prime inquiete per le difficoltà quotidiane di vita, tra i costi e le tasse in aumento e la mancanza di prospettive per l’occupazione dei figli; le altre preoccupate dai fatturati in progressiva flessione, oltre che dalla burocrazia assillante e dagli insopportabili balzelli fiscali.
Le difficoltà del Paese inducono a pensare che non si potrà contare su trasferimenti di risorse statali, si potrà contare, invece, su quei progetti che includano la Città in programmi mirati di sviluppo strategico. Occorrono, però, idee e intelligenze perché si realizzino benefici strutturali che durino, invece di alimentare clientele e distribuire risorse agli amici.
Bari, con la sua prospettiva di Città Metropolitana, ha da spingere su proposte e su progetti di crescita e di integrazione, componendo tavoli di intesa sul territorio, con i Comuni della sua area, ed iniziative congiunte con le Istituzioni e la Regione. 
Nessuna opportunità di crescita e d’investimenti andrebbe tralasciata, ricordando che i posti di lavoro si creano, e soprattutto si mantengono, in un rapporto compatibile tra iniziativa e mercato e che le risorse sono opportunità per lo sviluppo e non solo soldi da spendere.
La dimensione di Città Metropolitana e di Città Regione deve spingere a ricercare le ragioni di un’attenzione più costante, perché, nell’acquisizione di una dimensione plurale di centro direzionale dell’intera Regione, il Capoluogo barese sia da traino nella strategia di espansione dei servizi e delle opportunità della Puglia e del Mezzogiorno.
Le risposte, di una Città come Bari, per rinascere, devono essere ricercate, ancora, nella riscoperta della sua antica vocazione commerciale e nella capacità di far sistema, per cogliere le opportunità di lavoro, puntando sul mantenimento e sulla creazione della rete d’imprese, e tra queste, soprattutto, quelle formate da giovani.
L’impresa, infatti, andrebbe vista come fonte di occupazione e di ricchezza di una comunità.
A Bari, invece, chiudono gli esercizi commerciali, sfiancati, oltre che dalla crisi, anche dalla concorrenza sleale di chi utilizza flussi finanziari diversi dai capitali propri o da quelli delle banche, perché denaro riciclato della criminalità organizzata. Non è tollerabile, però, che al commerciante onesto, sopravviva chi sfugge al fisco e chi ha lavoratori in nero.
Le Istituzioni, collaborando tra loro, devono impegnarsi per monitorare il mercato e i suoi fenomeni. La legalità, a beneficio dei cittadini onesti, deve essere la prima delle risorse da utilizzare, ma le regole, iniziando dalle imposizioni e dalla burocrazia comunale, devono anche garantire che ci sia spazio per l’impresa e per il lavoro, che si possa sopravvivere e che non ci siano vessazioni dannose e carichi burocratici asfissianti.

Senza un ambiente sano in cui far sviluppare l’iniziativa e l’impresa, dopo la tempesta economica che ha sconvolto i mercati, non può rilanciarsi una Città come Bari, così articolata e complessa, che vive di rapporti commerciali, d’intermediazione, di terziario, di studi, cultura e formazione.
Se lo sviluppo della Città è condizionato dalla sua capacità di fare impresa, però occorrono principalmente tre cose. Due sono quelle fondamentali come i capitali e il mercato, ma la terza, non meno importante, è poter contare su una burocrazia amica e su un sistema impositivo locale non vessatorio.
Il peso delle sanzioni delle amministrazioni locali, per far cassa, fanno parte di una mentalità feudale. L’esagerazione della fiscalità locale ricorda l’ingloriosa tassa sul macinato del 1870, con la differenza che, al rigore usato da Quintino Sella, per il pareggio del bilancio statale, si è sostituita la vessazione sulle attività produttive della Città, per trarre sempre maggiori risorse che finanzino la crescita della spesa.
Anche i vecchi mestieri artigianali, che fanno parte della tradizione della nostra terra, andrebbero ripresi e incentivati nella consapevolezza che, oltre a poter essere utili fonti i reddito, dovrebbero essere indirizzati al recupero delle arti e dei mestieri della nostra cultura popolare.
Bari deve ritrovare la sua tradizionale borghesia: quella che, con passione, spingeva e portava nelle piazze e nei luoghi della cultura e del confronto la vocazione dei baresi a essere protagonisti della vita cittadina. La Città deve recuperare lo spazio che compete alla popolazione civile, perché è l’ora di reagire e di reclamare il diritto di poter partecipare alle scelte. Troppo protagonismo individuale, infatti, mortifica la democrazia, il pluralismo e le coscienze.
I rapporti clientelari e la ricerca di un posto fisso nella pubblica amministrazione, come l’economia assistita e la parcellizzazione delle professioni, sono oramai retaggio di abitudini passate. Le giovani generazioni a Bari, come altrove, ne stanno, infatti, subendo tutti gli effetti negativi. Subisce, però, anche la Città che vede emigrare, in cerca di lavoro e di fortuna, i suoi giovani migliori: è una perdita che Bari non può più assolutamente permettersi.
Il dovere di una nuova classe dirigente, oggi, pertanto, non può che essere quello di recuperare la fiducia dei giovani e di ricercare con loro le nuove opportunità per sbocchi lavorativi e per la stabilizzazione delle nuove famiglie. La sfiducia verso la politica, infatti, deve trovare il suo esito in un rapporto di lealtà soprattutto con le giovani generazioni. La democrazia senza la politica non è più tale: una ragione di più, pertanto, perché la politica diventi finalmente cultura del vivere con e tra la gente, e si trasformi in rapporto leale di intenti con le popolazioni.
Dopo alcune settimane di riflessione, un gruppo di amici di area moderata e liberale, un po' pensatori, un po' sognatori, ma anche ben determinati, ha pensato di dar vita ad un movimento di opinione, senza pretesa di trasformarlo in partito, né di appiattirsi sulle derive qualunquiste e della incomunicabilità della politica.
L’idea è di stimolare energie nuove, ma anche di risvegliare quelle che cedono alla rassegnazione. L’idea è di tornare a pensare alla politica come unico e indispensabile strumento per organizzare una comunità civile. Lo scopo è di far sviluppare un confronto sereno con la gente, di comprenderne le inquietudini, senza pretendere di avere le soluzioni per tutto, ma con l’umiltà di impegnarsi a ricercarle insieme con tanti. E’ tempo, infatti, di porre fine al paternalismo e alla presunzione. L'arroganza, infatti, è lo strumento dell'esercizio del potere, non la carta d'identità della responsabilità amministrativa.
Gli amici di Rinascibari sono disposti a dialogare con tutti, senza distinzioni e pregiudizi, ma sono anche così determinati a respingere ingerenze, furbizie, strumentalizzazioni, fughe in avanti, trapezisti della politica, personalismi e fomentatori di veleni.
Vito Schepisi    su l'Occidentale