07 marzo 2008

Un Parlamento senza Mastella

Fa uno strano effetto sapere che Mastella stia fuori quest’anno. Eravamo abituati ai suoi cambi di campo, ai suoi colpi di scena, alle sue frasi allusive, ai messaggi cifrati, alla spontaneità della sua arroganza politica. Ci sembrava che fosse un tutt’uno con la politica italiana. Anche per la famiglia, pensandoci, non sembra che sia il solo ad averla. Del resto se c’è Veltroni non si riesce a capire perché non ci debba stare Mastella!
Ognuno ha il suo ruolo, recita la sua parte, assume i toni di scena, riscalda il pubblico. Ciascuno come sa fare. Sono abili sia l’uno che l’altro. Due platee diverse, due pubblici diversi, due ruoli appunto diversi. Ma due interpreti geniali, quasi unici.
Ci sono più di un’analogia tra i due. Per faccia tosta sono perfettamente in linea. Si potrebbe indire un concorso ed iscriverli d’ufficio. E sarebbe davvero una bella gara!
Anche per giravolte politiche sanno ben seguire il vento che tira. Ma l’eccellenza la raggiungono nell’abilità della disinformazione.
Hanno l’abilità di esser convincenti nel saper dire giusto il contrario di ciò che pensano e fanno. Sanno smentirsi con abilità e fingere con mimica professionale. Dalla tragedia alla commedia dell’arte, dalla sceneggiata all’avanspettacolo, alle comiche finali, solo mutando gli abiti di scena: davvero gran classe!
Quando, ad esempio, Mastella affermava di essere un fedele sostenitore di Prodi, c’era da esser certi, come se colti da un riflesso condizionato, che stesse giungendo il momento di un suo improvviso colpo di mano. Come un classico effetto da teatro!
La stessa cosa è valsa per Veltroni, ad esempio. Il leader del PD se a giorni alterni dichiarava il pieno sostegno al lavoro della maggioranza di centrosinistra e di Prodi, e non faceva distinzioni di opzioni politiche tra ciò che si andava sostenendo in quell’area da Dini a Bertinotti, attraverso mastelliani, socialisti, radicali e Di Pietro, nei restanti giorni ne minava la credibilità politica e programmatica. Come in un gioco delle parti, come se presagisse che a distanza di pochi mesi dovesse accreditarsi per il ruolo sia della maggioranza che dell’opposizione, come fa ora in campagna elettorale a seconda delle circostanze. Ricorda Gassman, il compianto Vittorio Gassman: il mattatore!
Se Prodi parlava di una tale coesione del centrosinistra, da potergli tranquillamente garantire la conclusione del suo mandato alla normale fine della legislatura, Veltroni esprimeva condivisione e prometteva il suo apporto leale. Dopo qualche ora, però, apriva scenari nuovi, sia programmaci che istituzionali, ben sapendo che avrebbero reso irrespirabile il clima parlamentare.
Se Prodi, ancora, insisteva sulla sostenibilità del programma dell’Unione e sulla sua coerente attuazione, Veltroni scopiazzava di già, sui temi della sicurezza, sui temi delle tasse, sui temi dell’impresa, su quelli dell’economia e sui temi della riforma istituzionale, le posizioni ed i programmi del centrodestra, ponendo persino in difficoltà ed imbarazzo il premier. Il Capo del Governo in carica si è trovato a volte costretto a svolte immediate ed a correzioni di tiro, come è accaduto sul disegno di legge sulla sicurezza, poi trasformato in decreto, sulla spinta delle emergenze nelle periferie romane.
Si è avuta persino la sensazione di un’Italia dalle attenzioni diverse. Se la delinquenza ed il teppismo violento toccavano le città del nord, ad esempio, è parso che per il governo l’evento potesse ritenersi tollerabile e compreso in una casistica dei tempi difficili e di un prezzo da pagare in una società dai forti contrasti. Se la stessa violenza e criminalità toccavano la Roma del sindaco Veltroni, invece, l’impressione è stata che il caso diventasse di assoluta gravità e tale da richiedere interventi immediati.
Un decreto ritenuto inadeguato se richiesto dall’opposizione, mancando a parere di Prodi i presupposti per la decretazione d’urgenza, diventava invece opportuno solo sulla parola di Veltroni. Ma anche il caso della spazzatura di Napoli veniva gestito dal governo e da Prodi con molta prudente compiacenza e senza richieste di rimozione dei responsabili politici della Città, della Regione e del Governo. Sono in molti a chiedersi oggi se la stessa compiacenza ci sarebbe stata in altre città d’Italia con Sindaco e Governatore estranei al PD di Veltroni.
Era bastato, così, un atto efferato su Roma, come se nel resto d’Italia le efferatezze contassero meno, perchè l’urgenza diventasse tale ed il disegno di legge del governo diventasse subito decreto.
E’ così è stato per la Giustizia. Quest’ultima è parsa come un olio che scivola sui corpi dei personaggi appartenenti al PD, ma che diventa un macigno che schiaccia per altri, come Mastella, ad esempio.
Altro che Pirandello! Altro che personaggi dalla personalità controversa! Quelle del centrosinistra in Italia sono parse vere e proprie comiche finali! Ora invece siamo all’avanspettacolo delle luci e dei colori dove si canta e si balla con spensieratezza. Ma i personaggi sono sempre gli stessi!
Mastella è fuori ma restano Veltroni e Di Pietro, anche lui con famiglia e con l’uso personale di un partito, anche lui impegnato immobiliarmente.
Senza Mastella all’ex PM gli viene a mancare la spalla, come i fratelli De Rege, dove uno dei due recitava la parte del sempliciotto.
Resta solo il dubbio dove Di Pietro se l’andrà a cercare la spalla nel nuovo Parlamento? E chi dei due sarà il sempliciotto?
Vito Schepisi

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bhe!!!, meno male che Veltroni e gli altri ci siano ancora, altrimenti lei come farebbe a "sputare" tutto il suo veleno? Almeno si libera dalla rabbia che il PD le provoca.
Oppure, se per caso sparissero,Walter e gli altri, potrebbe rimanere disoccupato,visto che non avrebbe più "pane quotidiano" per riempire tutti i giorni i suoi "blog fotocopia" di propaganda , per giunta di bassimmo livello.
Che Mastella se ne sia andato,non importa proprio a nessuno," chi di spada ferisce di spada marcisce" lui ha tradito gli elettori che avevano votato il centrosinistra per beceri motivi personali ma,soprattutto per un accordo sottobanco con berlusconi,(cosa non si fa per il potere)a sua volta quest'ultimo gli ha dato il benservito , ma solo di facciata ,visto che candiderà nelle sue liste 3 o 4 suoi fedelissimi tra cui Fabris e un certo Giuditta( suo cognato, il vizietto "tengo famiglia ormai è storico ), quindi non lo compianga troppo, il "ceppalonico" è dietro le quinte pronto a fare " il gallo sulla monnezza" appena gli si riaprirà qualche spiraglio. Non le suona strano che non vomiti veleno su chi gli aveva dato garanzie e lo aveva guidato a tradire? Non parla perchè aspetta, Clemente è un uomo paziente oltre a tutte le altre cose che gli si addebitano per palesi comportamenti politicamente scorretti.Il capo della destra oltre che mentitore ,monarca,difensore di se stesso e dei suoi interessi, megalomane, fuorviante, inaffidabile, ora è anche responsabile della questione"umana" di Mastella, che si è fatto calpestare per ora... poi vedremo in seguito se e quale sarà la sua parcella.Buonanotte
Francesca

Anonimo ha detto...

Cara signora Francesca, sia chiaro non ho idea di convincerla. Sembra che lei si convinca da sola e se non fosse per l’abitudine tutta a sinistra di ritenere quantomeno impediti gli interlocutori diversamente pensanti, direi che sia bene così.
Il PD l’ho seguito sin dai suoi primi passi, quando ancora era in gestazione e se mi avesse letto in precedenza ne avrebbe tratto una diversa opinione. Ciò che mi duole sono le gratuità di giudizio. Ma anche queste rientrano in una cultura ed un metodo. Anche le mie opinioni personali non sono propaganda e tanto meno fotocopia di qualcosa. Sul livello, i suoi apprezzamenti mi lasciano del tutto indifferente. Spero che sia ancora per tanto consentito di non stimare politicamente e personalmente qualcuno. Mi sembra ovvio che non abbia stima politica e personale per Veltroni e non è difficile comprenderne le ragioni. Sugli uomini della sinistra, chiamati ad assumere ruoli di amministrazione si creano cortine di infallibilità...salvo trovarci come alla Napoli di Bassolino. Pensa che a Roma in quanto a degrado...e altro...sia differente? Mi sa dire una soluzione politica che Veltroni abbia introdotto per il paese in 40anni di attività politica? Ora per la questione personale, le sembra che un uomo che in passato abbia abbracciato scelte di sistema, piuttosto note per aver ritardato in altri Paesi il processo evolutivo della società civile oltre che provocato violenza e miseria, non abbia bisogno di dire almeno una volta di aver sbagliato e di sentire il dovere di chiedere scusa? Dopo la caduta del muro l’unica preoccupazione di D'Alema, Veltroni e compagni è stata di sostituirsi al partito che pur nella sinistra italiana e pur coinvolto nella storia dei lavoratori si era distinto dalle scelte marxiste. Come ha potuto constatare questa attitudine non si è dissolta: anche questa volta si vuole annientare ogni residuo di tradizione socialista. Delle candidature ne ho già parlato nel precedente post. Non penso siano queste le scelte. Non azzardo tra l’altro previsioni su questo o quell’altro dei possibili candidati perché non mi interessano. Penso che sia l’uno che l’altro degli schieramenti utilizzino gli effetti mediatici. Ciò che rimane è che i due schieramenti sotto i riflettori restano quello di Berlusconi e quello di Veltroni. Sembra anche che i giochi siano fatti e che Berlusconi vincerà le elezioni. Si tratta di scegliere tra la rivoluzione liberale del Paese o continuare a mantenere le caste. Io, è noto, da liberale scelgo la rivoluzione. Buona domenica. Vito