27 febbraio 2007

L'Italia di Prodi



“Non deve sorprendere che la coalizione arcobaleno italiana si sia frantumata la scorsa settimana, ma che continui a governare”.
E’ una frase tratta da un pungente articolo sulla crisi politica italiana del prestigioso Financial Times di Londra.
Uno di quei modi di dare la notizia da scuola di giornalismo, in cui si stabilisce che niente di ciò che è ovvio costituisce notizia, ma se si verifica una cosa folle questa si che è notizia.
Un po’ come dire che non sia una notizia se un cane morde un uomo ma è notizia che questi morda un cane.
Così nell’articolo di commento molto critico sulle vicende italiane, l’autorevole quotidiano britannico punta il dito osservando che l’Italia avrebbe bisogno di una svolta e non di continuare con l’esecutivo uscente.
L’autore dell’articolo, Wolfang Munchau, avverte così la necessità delle larghe intese per realizzare le riforme che consentano il risanamento della economia italiana.
Le cosiddette riforme strutturali che vedrebbero l’ala della sinistra estrema della coalizione di Prodi, che l’articolista britannico definisce ala conservatrice, del tutto dissidente e contraria.
Il Financial Times osserva ancora che l’economia italiana sia in ripresa soprattutto perché è in forte ripresa il mercato tedesco, bacino di grossa diffusione della produzione italiana.
Se dovesse, però, rallentare la domanda tedesca, l’Italia avrebbe grosse difficoltà nel procedere verso la ripresa.
Per il Financial Times il problema di Prodi non è solo la politica estera ma anche e non meno le preoccupanti divergenze sul modello di sviluppo e sui contenuti della politica di risanamento e sull’intera politica economica.
I richiami del commissario europeo Almunia sulla manovra taglia deficit, richiederebbe una rigorosa politica della spesa.
I dodici punti di Prodi, in cui si indica per la spesa previdenziale l’accorpamento degli enti come misura per il taglio delle risorse economiche assorbite, è considerata insufficiente.
Anche le notizie di stampa che danno l’impressione di cedimenti del ministro del lavoro Damiano, su pressione dell’ala radicale della maggioranza e delle organizzazioni sindacali, sullo scalone previdenziale giustificano le preoccupazioni per il venir meno degli impegni di Prodi in sede europea di dar corso entro marzo alla definitiva riforma sulle pensioni.
E’ preoccupata l’Ecofin ed il suo responsabile, tanto da far predisporre un documento, alla discussione dei ministri europei dell’economia, in cui si afferma che “l’Italia dovrà dare piena attuazione alla riforma delle pensioni compresa le revisioni dei coefficienti”.
Nel documento Almunia non si sottrae dal porre in evidenza la natura della manovra finanziaria italiana recentemente varata, tutta sbilanciata sul piano dell’aumento delle entrate anziché sui contenimenti della spesa.
Il Commissario europeo nella stesura del documento ammonisce l’Italia a destinare tutte le maggiori entrate (leggi tasse aumentate) alla riduzione del deficit.
L’Italia è sotto procedura di deficit eccessivo e non è in condizione di permettersi di disattendere i suggerimenti della Commissione Europea.
Di questo passo altro che 2009, come detto da Padoa Schioppa, per la riduzione delle tasse e ci si prepari invece alla finanziaria 2008 ancora lacrime e sangue.
Bisognerà dire addio agli investimenti ed a salire sul treno dello sviluppo.
Niente innovazione, niente modernizzazione del Paese, niente infrastrutture, niente investimenti, niente sviluppo e occupazione.
Sarà questa l’Italia di Prodi.
La notizia è dunque che ritorni il Governo di Prodi!

Vito Schepisi


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