30 luglio 2006

Quando una maggioranza diventa un regime

Siamo ai margini della interruzione dei lavori parlamentari. Posti per il momento alle spalle i problemi di una maggioranza che al Senato tale non è e che si regge sui voti determinanti dei senatori a vita, è ora di accantonare per un attimo indignazione e propositi bellicosi e riflettere. Tra le riflessioni più serie certamente v’è quella di valutare la dimensione politica dell’attuale Presidente del Consiglio. Valutare la sua capacità di governare non è solo un esercizio critico di chi non condivide ma deve essere più un modo di partecipare al dibattito democratico. Il solo esercizio del voto, se fosse limitato a scelte di campo su uomini e coalizioni, sarebbe un limite alla maturazione democratica del Paese. Il confronto sui contenuti e le scelte di governo devono essere anche elemento di partecipazione e di condivisione. La politica non è un campionato di calcio dove la squadra del cuore va sostenuta “per fede”. La politica è una grande arena in cui si cimentano gli attori protagonisti per dare un’immagine di concretezza alla interpretazione della realtà. Una grande scena in cui gli spettatori offrono al primo interprete l’imprimatur della rappresentazione emotiva e realistica della trama. Questi, come da copione, deve abbattere ogni male e liberare gli animi da ogni pericolo e preoccupazione: deve infondere le sue sensazioni di società finita. L’attore protagonista deve far vivere la scena, darne un senso, aprire scenari di concreta realizzazione. Fuori dai riferimenti allegorici, dal leader della coalizione di governo ci si aspetta contenuti che facciano girare l’economia; che diano lavoro e tranquillità alle categorie più deboli; che creino nel paese pacificazione sociale; che rendano tranquille le giornate dei contribuenti; che diano a ciascuno tanta consapevolezza e dignità da nutrire un consapevole orgoglio nazionale. Sta avvenendo tutto questo? Le dichiarazioni di Prodi prima sul carattere “sexy” della sua maggioranza parlamentare e poi sulla “illusione” della minoranza del 50% del Paese di vederlo cadere in Parlamento, denotano non solo un infantilismo preoccupante, ma anche una tale dose di indifferenza verso il buon senso da far convenire tanti commentatori, non certo solo quelli con simpatie per la Cdl, sulla considerazione di una dose eccessiva di ineffabile arroganza.
Appare evidente, e la questione del rifinanziamento delle missioni dei militari italiani all’estero ne hanno dato motivo di maggior convinzione, che la politica estera del Paese sia fuori controllo. Alcuni arrivano ad affermare che ve ne sia più di una: quella a valere per il Parlamento e per gli alleati di Governo e l’altra per i rapporti con gli altri paesi. D’Alema ha dovuto coniare il termine “equivicinanza” per rendere accettabile, o parzialmente contestabile, la politica estera dell’Italia sulla scena mediorientale ed in particolare sull’inarrestabile conflitto arabo-israeliano. Non si riesce ancora a capire se tale termine si riferisca anche al preoccupante nuovo conflitto Israele- Hezbollah. L’equivoco sull’equivicinanza ha fatto si che i seguaci del “Partito di Dio” libanese vedano nell’Italia un interlocutore privilegiato per negoziare una tregua ed un eventuale scambio dei prigionieri. L’equivicinanza in questo caso verrebbe vista come una mascherata posizione di vicinanza all’aggressione degli Hezbollah ad Israele la cui reazione è sembrata al governo italiano eccessiva. Non è necessaria una profonda riflessione per capire che se invece di un’aperta condanna degli Hezbollah viene contestata una reazione eccessiva degli israeliani si è già operata una malcelata scelta di campo. Alla precedente politica estera dell’Italia, chiara, con espressioni di adesione o di condanna e con inequivocabile adesione strategica dell’Italia ai valori della diffusione della libertà e della democrazia in ogni parte del mondo, si è passati alle posizioni equivoche, mediate, alle vicinanze strategiche alla confusione dei ruoli e dei principi. La politica estera italiana ritorna ad essere inattendibile e poco seria. Il vertice di Roma, del resto, basato sugli equivoci e ignorando i principali responsabili del riacceso conflitto, non poteva che avere le conclusioni avute: un enorme fallimento. Può in queste condizioni l’Italia sobbarcarsi l’onere di perseguire, con l’invio di militari italiani, il disarmo della fascia del libano confinante con Israele? Se si inviassero i nostri militari in Libano in queste condizioni sarebbe pericoloso ed immorale: si capirebbe, purtroppo, anche quale pacifismo si va praticando da alcune parti della nostra sinistra.
Le scene quotidiane a cui abbiamo assistito in Parlamento e nel dibattito politico danno ancora la misura di una preoccupante disarticolazione di una maggioranza che è tale e numerica solo se tesa ad occupare spazi di potere, ad individuare in Berlusconi il pericolo, ad occupare poltrone e far crescere la spesa. Su tutto troneggia un volto ineffabile con i tratti somatici della mancanza assoluta di serietà. E’ stato definito un’opera buffa, un cervello piatto, una testa quadra, una mortadella. Si è proclamato “il primo della classe”; ha tendenze sessuali un po’ particolari poste le sue emozioni erotiche per l’ “hard core” parlamentare di una maggioranza sul filo del rasoio. Alcuni non lo vogliono al taglio del panettone e lo vorrebbero far precipitare sulla finanziaria lacrime e sangue da 35 miliardi di euro: cadrà certo sulle sue contraddizioni; sulle sue e su quelle di una coalizione divergente su tutto. Tanto divergente, troppo per essere una vera maggioranza parlamentare.
Intanto le più alte cariche istituzionali, Presidenza della Repubblica e Presidenza del Senato, hanno già iniziato a diffondere i loro distinguo. Basta con la fiducia su ogni cosa e spogliazione del Parlamento della sua funzione di dibattito e di formazione delle leggi. Napolitano e Marini, eletti a colpi di maggioranza e consapevoli, quindi, di un ruolo che è costantemente sottoposto alla “riserva” della loro credibilità istituzionale, per essere i rappresentanti di tutto il Paese, lanciano costantemente moniti al Presidente del Consiglio perché nel Paese non si diffonda la convinzione che questa maggioranza del 50% si stia trasformando in un regime.
Vito Schepisi

3 commenti:

Giuseppe Sagliocco ha detto...

Ottimo, Vito, davvero...il tuo pensiero è stato esplicitato alla grande!! E mi consola il fatto di non essere soli...ma come dice un noto jingle: "e siamo tantissimi..."
Andiamo avanti....e buone ferie AZZURRE...io sarò in Calabria e tu?
Saluti azzurri

vito schepisi ha detto...

grazie Giuseppe! Io aspetto che mia moglie vada in ferie, fine settimana, e che mio figlio scenda dal veneto, anche lui per fine settimana, per trasferirci nella nostra villa a mare di Rosa Marina, ai piedi di Ostuni, tra Bari e Brindisi. No so ancora cosa altrò farò. Solitamente risaliamo a Venezia con Claudio e ci affacciamo in Croazia e Slovenia. Quest'anno forse arrivereremo fino a Budapest o Praga. Decideremo al momento.

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie