09 settembre 2008

Voglia di vendetta


Si ha l’impressione che ci sia gente pronta ad accorrere per lanciare ortaggi non appena se ne presenti un’occasione. Nel teatro politico italiano sembra che ci sia un loggione dove si è assiepata una turba di guastatori disposti a fischiare alla prima stecca dell’artista che si esibisce. E’ come se ci fossero in agguato i teppisti di Napoli, pronti a partire per invadere la capitale con l’intento di creare disordini ed animati dalla cultura della violenza e della distruzione.
E’ questa l’impressione che offre una fazione di quegli italiani che hanno trasformato la politica in una guerra senza frontiere.
Tutto sembra organizzato, tentato, provocato come una trama di un film. Si attende cinicamente qualcosa: un morto, una catastrofe naturale, una dichiarazione, un passo falso, una ricorrenza, un’epidemia, una crisi economica, l’inflazione che aumenta, il fallimento di un’impresa, uno stupro, un esecrabile atto criminale, per muoversi a responsabilizzare il governo.
Abbiamo visto il PD gettarsi a capo fitto sull’aggressione ai coniugi olandesi accampati in tenda nelle campagne a ridosso del centro abitato di Roma e Veltroni pronto ad accusare il governo per la scarcerazione dei fermati per le follie dei tifosi di Napoli. E’ come se la dichiarazione stesse già là, già redatta e conservata nel cassetto in attesa di completarla solo con la citazione dell’episodio. Non si può, infatti, trascurare il sospetto che Veltroni non possa non sapere che nel nostro ordinamento giudiziario la gestione dei fermati è compito della magistratura e non del governo.
Era così grande la voglia di aggrapparsi a qualcosa pur di soddisfare il risentimento per un deludente risultato elettorale? Così grande da trasformare l’opposizione politica in strumento di mistificazione?
Questo clima di attesa con il fucile in mano è ignobile!
E dire che Veltroni era partito con l’idea del dialogo su riforme e regole ben prima della caduta del Governo di Prodi. In campagna elettorale aveva evocato il crollo delle barriere erette contro il riconoscimento reciproco della legittimità democratica dei due schieramenti in competizione. Con l’idea di un bipolarismo richiesto all’insegna della governabilità aveva persino macellato la sinistra alternativa, con il richiamo al voto utile, impegnandosi per una nuova stagione dal sapore costituente della politica italiana.
Tutto sembra ora essersi esaurito e trasformato solo in un desiderio di vendetta. Una vendetta che appare ancor più isterica per il crollo della popolarità della sua amministrazione romana e che si manifesta nell’acredine verso il nuovo sindaco di Roma.
Veltroni che impartisce lezioni di democrazia e di condanna dei regimi intolleranti e disumani ci sembra del tutto improponibile e fuori luogo. I liberali italiani sanno guardare avanti ma senza farsi mettere i piedi in testa da avventizi ed opportunisti. La libertà, la democrazia e la condanna dei regimi totalitari, responsabili di barbarie contro l’umanità, non possono essere patrimonio di coloro che sono stati collaterali a detti regimi e per giunta da questi finanziati.
Il sindaco di Roma Alemanno è da sempre un fiero sostenitore di una politica sociale della destra, nel rispetto della democrazia e del pluralismo, con molta maggiore fierezza di quanta non ne abbia mostrata l’ex sindaco Veltroni nel rivendicare la sua collocazione post marxista, posto che, dopo esser stato un esponente di rilievo dell’ex pci, ha poi sostenuto di non esser mai stato comunista.
Si fa strada la preoccupazione che questo dialogo si allontani e che, anche in questa circostanza, la sinistra usi carte truccate. Non c’è nessuna voglia di riforme, e di nuova stagione nei rapporti tra maggioranza ed opposizione, ma solo l’istinto della vendetta.
Come negli anni passati, come nel vecchio pci poi ds, non c’è attenzione per il Paese ma solo per il Partito. Il nuovo PD è portatore della vecchia cultura della partitocrazia che non riesce a dissiparsi. Che abbia ragione D’Alema nel richiedere il rinnovo della classe dirigente!
Per questa sinistra conta più un espediente per mantenere le posizioni o migliorarle in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee che contribuire al varo delle riforme ritenute necessarie dagli elettori. Gli italiani, invece, si aspettano atti di responsabilità dalle forze politiche e sindacali e attendono provvedimenti sulle materie dove più avvertono carenze come giustizia, sicurezza, legalità, politiche dell’occupazione e prezzi. Le famiglie si aspettano provvedimenti sull’ordinamento scolastico e sull’istruzione universitaria, preoccupate, a giusta ragione, che i propri figli ricevano una formazione speculare alle richieste del mercato del lavoro.
I numeri servono per governare e non per stabilire se si è perso di meno o di più, come va sostenendo Veltroni che beffardamente spaccia per successo elettorale il 34% dei voti del PD.
Si fa strada la convinzione che dialogare con questa sinistra sia come sedersi al tavolo da gioco con un baro. Il baro si siede al tavolo solo quando è convinto di vincere, come il PD era disposto a fare all’inizio dell’anno per scongiurare le elezioni anticipate che sapeva di perdere.
Vito Schepisi

2 commenti:

Antonio Gabriele Fucilone ha detto...

Caro Schepisi.

Io considero come grande uomo colui che non rinnega il proprio passato.
Il signor Walter Veltroni ha detto di non essere mai stato comunista.
A me risulta che egli sia stato nel PCI.
Basta andare su Wikipedia per vedere una foto in cui (da giovane) l' ex sindaco di Roma manifestava con il PCI.
Un po' strano eh?
La gente non è stupida ed è per questo che mister Walter non voleva le elezioni anticipate.
Se non ci fossero state le elezioni, da "abile carrozziere" qual' è, quel signore avrebbe cercato di dare "una bella verniciata" alla sua immagine per rendere "meno rosso" il proprio passato.
Com' è piccolo Mister Walter!
Cordiali saluti.

vito schepisi ha detto...

Ciao Fucilone...è proprio così! Finchè Veltroni non dirà d'aver sbagliato e d' essere stato sviato dalla propaganda falsa del mito comunista e d'essersi avveduto, considerando ora il comunismo come un crimine verso l'umanità, ci sarà sempre chi gli ricorderà il suo passato e le sue bugie.
Rinviando le elezioni c'era il proposito di mischiare le carte e coinvolgere il centrodestra nello sfascio del governo Prodi. Come ho detto nel post: a sinistra ci sono bari di professione!
Ciao! Vito