03 settembre 2008

Ma il problema è il voto agli immigrati?



Mentre l’Italia ed il suo Governo trovano il consenso dei cittadini sui diversi temi su cui sono impegnati in politica interna, e mentre in campo internazionale il Paese recupera strategie e centralità, il PD con Veltroni non ha di meglio da proporre che il voto agli immigrati.
Una questione che sarebbe legittimamente da discutere qualora nel Paese ci fosse un giusto equilibrio dei flussi e qualora il fenomeno della selvaggia immigrazione clandestina trovasse una soluzione soddisfacente.
Sappiamo invece che non è così!
Il diritto di voto per coloro che stabilmente lavorano e vivono in Italia è l’ultima cosa che oggi occupa l'interesse degli italiani. C’è, infatti, la diffusa convinzione che l’immigrato sia più un peso che una risorsa. Preoccupazione e diffidenza vincono ogni pur grande sensibilità e generosità, qualità che sappiamo essere ben solide tra la nostra gente.
Quella del riconoscimento dei diritti di chi opera e paga le tasse in Italia è una questione che non troverebbe alcun grosso impedimento nel concludersi favorevolmente, in un quadro complessivo di diritti e doveri, qualora però il Paese fosse in una condizione di normalità e di sicurezza.
Trova invece sacche di diffidenza e di preoccupazione in una realtà che è stata per lungo tempo fuori controllo e che ha mostrato comportamenti contraddittori da parte delle istituzioni. C’è una sensazione di approssimazione e di impreparazione a fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina.
Si è diffusa in tempi recenti, nei paesi interessati al fenomeno migratorio, persino una sensazione di maggior tolleranza che ha fatto preferire l’Italia ad altri paesi europei: una tolleranza che non è virtuosa se alla fine genera criticità nelle nostre realtà urbane e tra i cittadini, e se fa sorgere conflitti con i nostri usi e con le nostre tradizioni popolari.
Gli episodi di violenza nelle nostre città, l’abitudine a veder circolare nelle strade uomini di colore in apparenza senza una meta precisa, e probabilmente senza una vera occupazione, o a vederli nei centri storici intenti a vendere di tutto, utilizzati quasi sempre da organizzazioni malavitose dedite alla contraffazione, spesso induce a pensare che l’immigrazione possa rappresentare un problema per il Paese, e che quella clandestina andrebbe maggiormente controllata e sanzionata.
C’è un nesso mentale diretto tra immigrazione e clandestinità tale da indurre i cittadini a richiedere spesso la linea dura per fermarla e respingerla. Si va formando una cultura ingiusta e colpevolmente semplificata che fa riconoscere il clandestino come un delinquente. Sappiamo che non è sempre così, ma sappiamo anche che non è una questione di razzismo, ma di paura.
La difesa della propria famiglia o della propria comunità è un valore di umanità e di civiltà su cui si è fondato l’evolversi delle regole della convivenza, ed è giusto che sia innato nei cittadini l'impulso alla difesa di un senso comune della propria educazione civica. Le famiglie hanno paura e gli episodi di violenza in cui sono coinvolti cittadini stranieri, introdottosi clandestinamente in Italia, contribuiscono ad alimentare questa paura. Le popolazioni vedono in questa gente potenziali delinquenti, vedono in loro possibili guastatori dell’insieme delle loro consuetudini quotidiane, come è naturale che sia intorno ad un campanile o ad un municipio.
Le statistiche sui reati e sulla popolazione carceraria contribuiscono a rafforzare questa convinzione ed inducono a riflettere con severità sulla qualità degli immigrati. Sembra che sulle nostre coste arrivino per lo più persone propense al malaffare. Quelli sul crimine sono dati inconfutabili che nulla hanno a che fare con situazioni di razzismo o di xenofobia, e giustificano comprensibilmente quella paura che non può che crescere dinanzi a numeri che segnalano potenzialità a delinquere pari ad uno su due se non oltre ancora.
C’è una parte della popolazione che contesta anche l’utilità dei flussi migratori. Il ragionamento è semplice perché parte da una considerazione apparentemente lineare: in Italia i giovani hanno difficoltà a trovare lavoro e gli immigrati clandestini inflazionano l’offerta di mano d’opera a costi più contenuti e senza garanzie. Ed anche queste sarebbero verità incontrovertibili se non fosse che in Italia ci sono lavori che i nostri giovani non sono disposti a fare, come il lavoro nei campi, ad esempio, o lavori che le nostre donne stentano a fare con continuità, come le badanti che devono trascorrere una vita fuori dalle propria casa e con grossi limiti alla propria vita privata.
E’ questo il contesto critico in cui Veltroni non ha di meglio da fare che chiedere il voto agli immigrati. Sembra più un tentativo maldestro di trovare un espediente per mutare i numeri del consenso. Forse anche un modo per attirare l’attenzione di frange della sinistra alternativa, già decimata dal voto “utile” di aprile. E’ un tentativo di sostituire il calo dei consensi moderati del PD con l’adesione di quella sinistra più estrema che, per quanto lontana dai problemi veri della gente, incapace di fornire risposte credibili ed impacciata nel sapersi sintonizzare col popolo, è sensibile da sempre a queste questioni.
Non sarà così una novità vedere tra i temi della manifestazione, che Veltroni sta preparando per “Salvare l’Italia”, anche quello del voto agli immigrati, con tanto di partecipazione di extracomunitari per impinguare il numero dei manifestanti, magari con la speranza di provocare incidenti e poter accusare il governo di razzismo e di fascismo, invocando la “sensibile” platea europea ed internazionale
Se ne pensasse una e buona Veltroni, invece di farne cento!
Vito Schepisi
su l'Occidentale

2 commenti:

Antonio Gabriele Fucilone ha detto...

Caro Schepisi.

Onestamente, sono contrario al voto agli immigrati.
Questa mia posizione è spiegata da due motivazioni.
La prima è una questione di "cultura sbagliata verso immigrazione".
Infatti, in Italia c'è troppo buonismo verso gli immigrati e questi ultimi se ne approfittano e credono di avere solo diritti e nessun dovere!
Essi pretendono i servizi e spesso hanno la faccia tosta di insultare o di mettersi a fare scenate qualora il pubblico ufficio di turno non li concede.
L' altra motivazione è dovuta alla una questione degli italiani all' estero.
Mentre, con il buonismo prima citato, agli immigrati viene concesso di tutto e di più...all' estero ci sono dei nostri connazionali emigrati che sono in difficoltà e sono tagliati fuori da tutto.
Il caso di Tacuarembò è uno di questi.
Sinceramente, dico che prima si debba pensare agli italiani (all' estero e in Italia) e poi agli altri.
E poi, chi vuole il voto degli immigrati lo fa solo per avere quei consensi che ha perso.
Cordiali saluti.

vito schepisi ha detto...

Caro Fucilone. Ho un'idea ben precisa su come si affrontano gli argomenti. Come l'ha affrontato Veltroni puzza di strumentalizzazione. Scrivere una lettera a Fini, Presidente della Camera, non significa affrontare la questione ma solo pubblicizzarla per poi far emergere nel PDL e nella maggioranza eventuali posizioni diverse. "Ma anche" in questo caso Veltroni riesce a promuovere solo la consapevolezza del suo essere inadeguato a governare il Paese. le proposte dell'opposizione sono sacrosante ma le strumentalizzazioni finiscono per ritorcisi contro, come per i tifosi fermati di Napoli rilasciati dalla magistratura, e non dal Governo. Benedetta saggezza degli italiani che alle ultime elezzioni hanno voluto respingere la beffa del "si può fare". Quello del riconoscimento degli immigrati regolari è una questione che abbraccia problematiche complesse . La lingua, la conoscenza della storia dell'Italia e delle realtà locali, il rispetto degli usi e dei costumi, la tolleranza verso la sua cultura e verso i sentimenti etici, l'accettazione delle sue leggi, il riconoscimento della parità dei diritti uomo-donna, il ripudio della violenza, la reciprocità, i diritti dei minori nati in teritorio italiano, solo per citare alcune delle questioni che andrebbero affrontate. Di converso tutti coloro che non hanno volontà e capacità di integrarsi andrebbero respinti: perchè sia ciaro che sul nostro territorio vorremmo il massimo della legalità ed il massimo del rispetto dei doversi di ciascuno per poter consentire l'accesso ai diritti. Per usare un'allegoria "Chi non lavora non fa l'amore" come cantava il re degli ignoranti italiani ( Di Pietro è solo il principe). Se affrontato in quest'ottica potrebbe anche andar bene: dentro e con diritti coloro che hanno saputo integrarsi e fuori tutti gli altri. Se deve essere questo il prezzo da pagare, io sarei disposto pure a pagarlo. Ma in quel caso il bottino di voti per Veltroni svanirebbe. Veltroni e compagni non sono buoni, ma buonisti ad orologeria eper inciso sono solo capaci di far presa sui poco di buono. Ciao ed a presto: Vito