05 aprile 2007

Il Partito Democratico tra proclami e realtà


Le contraddizioni della sinistra e l’incapacità di rappresentare un riferimento coerente per un movimento politico su cui incentrare la spinta di un programma innovativo, pluralista e coerente, hanno reso già deludente, prima della sua nascita, il “Partito Democratico”.
Da ciò che emerge dalle intenzioni di voto degli italiani, questa formazione, su cui convergerebbero forze di estrazione marxista, cattolica e di democrazia liberale, prenderebbe meno consensi dei partiti che la comporrebbero.
E’ evidente che nonostante la semplificazione richiesta dagli elettori, l’unione tra ex o post comunisti e laici e cattolici lascia sul campo la posta delle sue contraddizioni.
Agli occhi dei cittadini offre l’idea di una coperta dai lati più corti del necessario che voglia coprire miserie, illusioni, realtà e l’arroganza di chi ritiene di poter bluffare e prendersi gioco degli elettori.
Un movimento politico, più che sui numeri, nasce nelle coscienze.
Il risultato non è mai la somma algebrica dei sentimenti che si uniscono.
Può essere superiore, ma anche inferiore come nel caso in questione.
E’ superiore se è la convergenza su un metodo ed una linea politica, con riferimenti radicati nella società, che spesso allarga lo spazio del suo interesse, incontrando credibilità ed equilibrio sufficiente per diventare un programma di governo, una scelta di sviluppo sociale, una fonte di politiche virtuose e potenzialmente un progetto per la diffusione del benessere.
E’ superiore se viene riconosciuta l’omogeneità degli obiettivi, la convergenza di idee politiche che abbiano i presupposti della realizzazione di un preciso progetto politico.
Al contrario la convergenza strumentale di diversità che hanno riferimenti spesso separati e contraddittori nella società riduce il suo spazio di azione, perché evoca compromessi e condizionamenti che non sono sempre accettabili.
L’essere poi uniti per essere contro non è mai un valore, anzi è un limite al percorso politico perché è una finzione di unitarietà: un sofisma politico.
Il “partito Democratico” che si vuole realizzare in Italia l’ho sempre definito una finzione storica prima che politica.
E’ la realizzazione dopo circa 30 anni dell’idea del “compromesso storico”.
Questo concetto lo vado ripetendo da tempo.
Lo scorso anno ho già avuto modo di osservare che l’idea di creare un partito unico della sinistra riformista si scontra contro tre realtà nello stesso tempo.
La prima è che la sinistra che lo promuove è per molti versi conservatrice.
L’incontrario della definizione che a questo nuovo soggetto politico si vuole dare.
La seconda è che le anime che lo animerebbero sono in antitesi storica.
La terza realtà è che questo partito sarebbe una sintesi di almeno tre, se non più, correnti di pensiero espresse in Europa.
Se così fosse nella Comunità, dove liberali, popolari e socialisti rappresentano la stragrande maggioranza, non ci sarebbe confronto ma pensiero unico.
Tutto questo è percepito dall’elettore che si pone domande ed immagina prospettive ed epiloghi di politiche che non sempre riescono ad interpretare le indicazioni della società e che il più delle volte non risultano chiare.
L’Italia, al contrario, avrebbe bisogno di due schieramenti “moderati” (dove per moderati si intende, liberi dai condizionamenti delle ali estreme) che riflettano due visioni laiche del percorso politico.
Da una parte spinte di scelte di libertà e di mercato, con le garanzie proporzionate allo sviluppo e, dall’altra, spinte di scelte di solidarietà e con lo sviluppo proporzionato alle garanzie.
Sembrerebbe così semplice!
Nel dibattito degli ultimi mesi il “Partito Democratico” è sembrato che si schierasse all’interno della sinistra europea, facendo osservare a molti ex popolari che non avrebbero finito i loro giorni con la divisa dei socialisti.
Viceversa l’ipotesi di un partito democratico, fuori dalla famiglia del socialismo europeo, ha motivato la reazione di quanti hanno ritenuto di dover ribadire che la loro aspirazione non fosse quella di dover finire di avere le sembianze dei democristiani.
Alla luce di quanto emerge e delle difficoltà avvertite, appare azzardata la profezia di Bersani:
«Sarà come un treno in corsa, nessuno si butterà sui binari per arrestarlo».
Tanto azzardata ed improvvida per quanto sembra ora lenta la corsa del treno e per quanto incerta la sua direzione.
Vito Schepisi

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali


Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e