Visualizzazione post con etichetta Rocco Palese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rocco Palese. Mostra tutti i post

03 marzo 2010

L'apologia del fallito



L’Italia è sempre il Paese in cui c’è chi si lamenta per la siccità, quando non piove, mentre invece c’è chi si lamenta per le calamità atmosferiche, quando piove. Niente va mai troppo bene. Sempre, invece, si dice che comunque vada male, anche quando ci sarebbero ragioni per pensare che invece possa andar bene. Non c’è meraviglia che regga. Neanche quando, ad esempio, si sente parlare di grande successo per un fallimento o viceversa di fallimento per un grande successo.
Sarebbe grandissimo, il nostro, come Paese, se non fosse per l’eccessiva presenza di gente che, nonostante più di un fallimento, si mostri sin troppo capace, tanto dal risultar d’essere solo un po’ troppo furba, e qualche volta anche un po’ eccessivamente truffaldina e bugiarda.
In questa abitudine dei molti acrobati delle parole, di coloro che usano il dire in stridente contraddizione col fare, e di quelli che fanno a meno anche dal dire il vero, ed abitudinariamente si esimano anche dal fare, si finisce col perdere persino la bussola. In politica, ad esempio, non si capisce chi o dove o il quando delle cose, delle persone, dei partiti, né chi sia responsabile e di cosa, o perché. Nella confusione non si capisce mai la dimensione reale dei fatti. Si capisce solo che l’arte della parola, usata dai fantasiosi professionisti del niente, camuffa la realtà e stravolge la storia. E’ come quando si spacciano per pietre preziose i fondi delle bottiglie o per oro colato il vile metallo.
La partita si gioca più sul metodo del far apparire, sui colpi di scena, sui colpi di teatro. E’ come una fiction, come un film, come un festival. Sculettano e si mostrano le soubrettes scollacciate, come nelle passerelle delle sfilate. Ci provano a vendere nuvole di fumo ed usano le istituzioni per il loro consumo. Richiamano il popolo alla guerra santa, demonizzano l’avversario, finiscono col mettere in pratica gli unici strumenti che hanno imparato bene ad usare: la chiacchiera, l’illusione, la calunnia ed il falso. Come è successo con Prodi al Governo, dal 2006 al 2008, quando si faceva passare per grande successo politico ciò che era una macelleria sociale e per risanamento dei conti l’aumento della pressione fiscale.
Il fallito è colui che attribuisce sempre ad altri le sue responsabilità. In politica il fallito parla sempre di battaglie vinte, mentre tutt’intorno la popolazione si lecca le ferite. Si spaccia così per vittoria anche lo spreco del danaro pubblico, in nome di un dichiarato impegno sociale, come è capitato a chi di recente ha pensato che il sociale dovesse consistere nell’anticipare di qualche mese l’esodo per la pensione a pochi lavoratori garantiti, a danno delle giovani generazioni, ovvero nel proteggere oltre il dovuto lo spreco di chi percepisce un salario pubblico, senza profondere impegno e, a volte, senza neanche l’impegno di recarsi al lavoro.
E’ un fallito Vendola in Puglia. Lo dicono i numeri e le cronache degli ultimi tempi. Lo dice chi ha il buon senso di andare oltre le illusioni ed i richiami ideologici e fa un bilancio degli ultimi 5 anni. Resta un fallito a prescindere dalla cronaca giudiziaria e dalle responsabilità politiche di una gestione moralmente raccapricciante. Le cupole affaristiche e di controllo politico del territorio, finalizzate al rafforzamento elettorale, le pratiche clientelari, i ricatti sessuali, le infiltrazioni malavitose, i festini, il denaro pubblico sprecato nelle forniture sanitarie, costituiscono solo la cornice del quadro fallimentare di una complessiva gestione. Vendola resta un fallito ben oltre le ragioni del soffermarsi sullo squallido uso fatto della Istituzione pugliese.
I partiti della sinistra, PD in testa, che oggi sostengono il Governatore pugliese uscente, fino a qualche settimana fa, volevano, invece, metterlo da parte. La sinistra voleva girar pagina, chiedeva l’accantonamento dei responsabili della passata gestione ritenendoli impresentabili. Anche se correo nel fallimento, il PD si preoccupava solo di correggere l’immagine fallimentare vigorosamente emersa. Ora con la classica doppiezza di sempre rimescola le carte. Ma, se non per il suo fallimento, perché allora il PD si ostinava a chiedere la discontinuità con la precedente gestione? Perché la base si è spaccata ed il partito si è accapigliato al suo interno? Perché il caso Puglia, per mesi, ha rappresentato un fatto politico di interesse nazionale sui più grandi quotidiani nazionali? Perché il PD si è trovato a dover scuotere le ambizioni e le responsabilità del sindaco di Bari Emiliano? Perché questi chiedeva una legge regionale a suo uso e consumo per farsi eleggere Presidente della Regione Puglia e restare Sindaco di Bari? Perché il PD ha dovuto accettare le primarie in Puglia, sacrificando l’immagine di Francesco Boccia, se non per recuperare le ragioni di una politica dall’apparenza più composta, più orientata alle soluzioni e più moderata?
L’ostinazione di Vendola a volersi ricandidare ad ogni costo era fondata invece solo sulla sua certezza di aver lavorato bene nella Regione, ma il suo è stato solo un buon lavoro di consolidamento elettorale per la sua riconferma. Niente di più! Una grande rete capillare finalizzata al consenso personale. La sua emarginazione, per mano dei compagni di cordata, avrebbe invece esaltato il suo fallimento politico, con grave pregiudizio anche delle sue ambizioni nazionali. Vendola è un fallito che sa bene di esserlo, come bene lo sanno i suoi alleati che si sperticano oggi nell’apologia del fallito.
Le ragioni stanno nei fatti, come sostiene il suo avversario del Pdl Rocco Palese: “Una Regione che sintetizza il peggio delle regioni guidate dal centrosinistra”. Ed i fatti sono: un miliardo di debiti nella sanità; aumento di Irap, Irpef e benzina per i pugliesi; il 63% dei Fas 2000-2006 non spesi; 500 milioni di risorse nazionali ed europee non spese; 2 miliardi in cassa non utilizzati (e ciò nonostante la crisi e le difficoltà delle piccole e medie imprese che si ripercuotono sui livelli occupazionali); i giovani costretti ad emigrare; promesse sui salari sociali fatte ai giovani nel 2005 non mantenute; uno stato comatoso del territorio. Insomma, un fallimento!
Vito Schepisi

25 gennaio 2010

Vendola ha vinto le primarie, ma non ha vinto la Puglia

Per i pugliesi la vittoria straripante di Vendola alle primarie non è una sorpresa. E’ più sorprendente l’indicazione venuta dai vertici del Pdl di Rocco Palese, chiamato a battersi con il candidato orgogliosamente comunista e leader nazionale di Sinistra, Ecologia e Libertà. C’è chi, non a torto, ha pensato che una candidatura più prestigiosa, come quella del magistrato Dambruoso, ad esempio, sarebbe stata più opportuna.
Il governatore pugliese uscente ha lavorato cinque anni in Puglia per rafforzare, come è stato rilevato nelle indagini della magistratura, la “cupola” di controllo politico del territorio. Assieme a lui però hanno lavorato ampi pezzi del PD, soprattutto quei settori che, contraddicendo le indicazioni del partito che puntava invece su Boccia (ex Margherita), hanno sostenuto la candidatura di Nikita.
C’è stata una partecipazione trasversale a favore dell’ex leader di Rifondazione Comunista. Oltre allo zoccolo duro ex comunista del PD, hanno votato per lui migliaia di cittadini che sul territorio pugliese, dal Salento alla Capitanata, sono entrati a far parte della sua rete di controllo territoriale, della sua macchina elettorale, della sua organizzazione. Il 73% dei voti alle primarie è un risultato che ha superato ogni previsione: lascia intendere quante buone ragioni avesse il Presidente uscente a chiedere con caparbia ostinazione la celebrazione delle primarie.
La rivoluzione pugliese, come l’ha chiamata Vendola, è stata solo una rappresentazione teatrale dove l’effimero, la scenografia, gli effetti speciali hanno prevalso sui bisogni e sulle carenze. Un maniacale tentativo di saccheggiare la libertà e l’iniziativa del territorio, riempiendolo di romantiche immagini poetiche, ma condannandolo all’immobilismo, senza che nulla fosse modificato. Tanti buoni propositi e parole come solidarietà, assistenza, accoglienza, recupero di tradizioni e culture, per distribuire risorse ad una rete che rispondesse appunto al principio del controllo politico del territorio, come è stato rilevato dai magistrati per la sanità. Una indifferenza colpevole e cinica mostrata con protervia ed arroganza. I progetti e le ambizioni nazionali del piccolo imperatore con l’orecchino che andavano oltre il destino della Regione.
Non sembrava un suo problema la Puglia in difficoltà, né le carenze nell’assistenza sanitaria, nello smaltimento rifiuti, nella erogazione dei servizi. Lui non sapeva, poteva non sapere, di sprechi ed abusi e di squallide vicende boccaccesche locali. Troppo interessato a diversi sviluppi futuri!
Il Governatore più pagato d’Italia ha saputo distinguersi solo nello spreco delle risorse. Ha taglieggiato i pugliesi con addizionali sui carburanti e sul prelievo fiscale, con le aliquote al massimo consentito. Ha regalato uno scempio ambientale senza precedenti con le coste del Salento, le Murge ed il Gargano invase di pale eoliche. Ha costretto i giovani ad emigrare per le carenze di occupazione, mentre si sprecavano risorse in spettacoli da strada, nel retribuire guitti di ogni specie, in viaggi in allegra comitiva e missioni impossibili.
Anche il fenomeno dell’immigrazione clandestina è stato fronteggiato con interventi di facciata, senza un coordinamento che facesse primeggiare la legalità e la sicurezza. La presenza continua di uno stato conflittuale con il Governo nazionale ha avuto, infine, più il gusto del contrasto politico che il sapore della fermezza nelle scelte, nei programmi e nelle opportunità.
Vendola è ora un uomo da battere nell’interesse della Puglia e del Mezzogiorno. E’ il vecchio che mortifica l’innovazione, lo sviluppo, l’impresa, le capacità ed il rilancio produttivo della regione più intraprendente del mezzogiorno. E’ l’uomo che frena la Puglia protesa coi suoi mercati protesi verso i Balcani ed il Mediterraneo, con le sue università fucine di cultura, competenze e nuove tecnologie. La Puglia, bagnata da un mare magnifico, titolare di un patrimonio paesaggistico, storico e culturale di grande valore, terra di sapori e di prodotti tipici, terra di sole e di colori, di accoglienza e di umanità, merita diversa attenzione.
Non un piccolo re, circondato dalla corte dei miracoli, ma un grande pensiero di crescita, un’idea nuova per pensare alle nuove conquiste, per puntare al recupero della fiducia, alla riqualificazione del territorio, al rilancio, alla legalità, all’efficienza. Tocca allora al Pdl stringersi attorno al suo candidato, per battersi per la vera rivoluzione liberale pugliese. Non può perdere il Pdl questa occasione per estromettere colui che si è definito “un uomo solo al potere”, e che è apparso solo un uomo in corsa per le sue ambizioni e per il prevalere di un suo modello politico, già sconfitto dalla storia e dai fatti.
Vito Schepisi