05 ottobre 2008

Il problema non è il colore della pelle ma la legalità

La sinistra ha il gusto della ciclicità negli argomenti della sua polemica. Come si alternano le stagioni, a sinistra si alternano i temi delle contrapposizione più nette. Nessuna proposta, nessuna idea ma solo l’intenzione di fomentare divisioni nel Paese.zione di fomentare dsmo
re della pella ma è la legalitàmini di colore e di origine diversa tributi all'di intolleranza fossero Si ha l’impressione che ci sia una cernita tra gli episodi che maggiormente possano motivare polemiche ed esacerbare i toni del dibattito. Veltroni, però, dovrebbe ormai sapere che il limone è stato già spremuto e che l’acre succo è ben che consumato.
Non sono affatto cambiati i metodi della sinistra tradizionale di estrazione marxista. Lo spirito ed il metodo restano invariati: il fine è sempre lo scontro. Tra gli argomenti sono scelti quelli che possono incidere in modo più marcato, per creare disappunto e criminalizzare l’avversario politico che per l’occasione, tanto per coerenza, viene indicato come il nemico. A sinistra, malgrado le bandiere arcobaleno, c’è sempre clima di guerra, a volte da ultimo fronte.
Il tentativo è quello di far sembrare che da una parte ci sia gente rozza e dall’altra invece uomini buoni ed anime candide. In verità, invece, è che da una parte c’è stata la ferocia e l’odio di sempre e dall’altra, invece, l’istinto alla tranquillità ed alla tolleranza. Da una parte c’è un’azione politica fatta di parole d’ordine e di pregiudizialità, mentre dall’altra di ragionamento e di prudenza. Se da una parte c’è dialogo e moderazione, dall’altra non demordono il massimalismo e la violenza.
Il fascismo e l’antifascismo, la legalità e la giustizia, il conflitto di interessi, l’informazione televisiva, il dialogo e le riforme ed ora la xenofobia ed il razzismo sono i luoghi in cui, a tavolino, viene organizzato lo scontro. E’ come dal capello di un prestigiatore da dove non escono conigli o colombe bianche ma arcigni motivi di odio.
L’ultimo focolaio è stato acceso sulla supposizione che la politica del Governo sia foriera di sentimenti di rifiuto della diversità. Alcuni episodi della cronaca nera, in cui si sono trovati coinvolti uomini di colore, sono stati presi a pretesto per alimentare una nuova odiosa campagna di accuse verso la maggioranza ed il governo.
Questa però si può rivelare una campagna scellerata. Può far sortire il pericolo di creare fenomeni di xenofobia quando, invece, in Italia non esistono se non in quantità fisiologiche e del tutto trasversali al quadro politico. Non si è cattolici, ovvero liberali o socialisti, e neanche fascisti o comunisti e nello stesso tempo razzisti per definizione.
La paura, invece, per gli episodi di violenza in cui ogni giorno vengono coinvolti extracomunitari e clandestini può, infatti, favorire fenomeni di reazione. Tanto più se le forze politiche soffiano sul fuoco delle criticità avvertite. Non sono da sottovalutare le tesi di coloro, come anche quella del Presidente della Camera Fini, che sostengono che il fenomeno del possibile e pericoloso emergere del razzismo possa aver origine dalla preoccupazione degli italiani per la presenza di extracomunitari, per lo più clandestini, dediti al malaffare.
Se si pensa che l’intolleranza, come se fosse una diversità, esiste anche nel tifo per le squadre di calcio e persino all’interno delle stesse città, e solo per mera rivalità sportiva, si capisce che questi episodi sono tributi da rimettere alla stupidità ed all’ignoranza più che sentimenti di vero razzismo.
Saggezza e prudenza vorrebbero che siano abbassati i toni e che gli episodi di intolleranza e di illegalità siano perseguiti con l’applicazione puntuale della legge, attraverso l’impegno rigoroso e responsabile della magistratura e delle forze dell’ordine.
Il ruolo della politica è quello di supportare, con l’attività legislativa, il compito degli organi dello Stato chiamati a garantire la sicurezza ed a sanzionare e reprimere il crimine. I partiti, come per tutti gli interventi per il ripristino del buon senso e della civile convivenza, devono invece trovare le opportune convergenze tra maggioranza ed opposizione, nel comune interesse, con lo scopo di motivare il Paese sulle scelte della civiltà e del diritto e non fomentando spaccature con pretestuose contrapposizioni finalizzate ad accendere focolai di scontro.
Le politiche di umanità e di solidarietà, il dovere all’ospitalità e la lotta alle discriminazioni si attuano con l’offerta di sicurezza per tutti, anche per coloro che provengono da altri paesi.
Il vero problema non è quindi il colore della pelle ma la legalità.
Vito Schepisi

6 commenti:

penny stock info ha detto...

thats amazing story.

vito schepisi ha detto...

Why it is an amazing story?

Antonio Gabriele Fucilone ha detto...

Caro Vito.

L' Italia non è un Paese razzista!
Non lo fu prima e non lo è ora!
Semmai, oggi in Italia c'è un grave malessere che può portare al razzismo.
Gli immigrati sono "protetti" dai sindacati, come la CGIL, e anche da alcuni dipendenti di enti pubblici (come i Comuni) che li istruiscono sulle norme, sui codici e sulle leggi.
Io che ho lavorato in un Comune lo so bene!
Ci sono file di stranieri che chiedono e PRETENDONO soldi e servizi!
Questo rende gli immigrati privilegiati rispetto agli italiani.
Cordiali saluti.

vito schepisi ha detto...

Caro Antonio ci sono delle carenze nella gestione dell'immigrazione in Italia ed è mancata soprattutto la volontà politica di porre per tutti le regole da rispettare. Ci troviamo con una popolazione extracomunitaria esuberante rispetto all'offerta di lavoro, ed anche rispetto alla nostra capacità di integrazione. Il problema è che aumenta sempre più e che in previsione può realmente far nascere sentimenti di intolleranza. Ora serve mettere un punto fermo. Bisogna respingere tutta la parte dedita al malaffare e porre delle regole da far rispettare, come si cerca di farle rispettare dai cittadini italiani. Non può essere concesso più di quanto si sia disposti a concedere ai nostri connazionali, ed il nostro dovere non può essere inteso come più gravoso di quello che è dovuto ai cittadini italiani.
Alcuni ritengono che porre delle regole e stabilire dei principi sia un modo rozzo e disumano di rapportarci con dei poveri diseredati. Non penso sia così e soprattutto non penso lo sia verso coloro che in casa nostra entrano senza chiedere il permesso, si siedono e mettono i piedi sul tavolo. Ciao e buona serata. Vito

Anonimo ha detto...

Il problema non sta nel chiedere di rispettare le regole, questo lo chiedono tutti, nessuna forza politica esclusa.
Il problema sta,invece, nel clima di intolleranza che si sta diffondendo e che arma le mani e gli sguardi verso biechi razzismi senza neanche guardare se le persone siano criminali, clandestini o lavoratori legali o studenti o altro.
Il tutto perchè la politica per prima ha alzato indiscriminatamente i toni per farne un cavallo di battaglia per il consenso.
Senza politiche adeguate di integrazione e legalità, di seria programmazione per gli immigrati, non si verrà mai a capo di niente.
E' di oggi lo sbarco di oltre 1000 immigrati a Lampedusa che collassano il centro di accoglienza, in barba agli accordi milionari con la Libia che il premier ha pubblicizzato come la risoluzione del problema.
Solo spot, il classico di questo governo sfascista.

vito schepisi ha detto...

L'intolleranza la alimenta non chi chiede legalità: anche se questa consiste nel chiedere che debba essere considerata illecita l'immigrazione clandestina. L'intolleranza la alimenta chi soffia sul fuoco di episodi di stupidità e di comune criminalità, per farne oggetto di specilazione politica. Le politiche di integrazione possono essere solo quelle compatibili con le risorse, le opportunità e le necessità del Paese. Le fughe in avanti, invece, si risolvono sempre in drammi sociali.
L'Italia ha ancora da risolvere questioni di integrazione della sua popolazione in uno standard di civiltà e di dignità umana per potersi consentire di far filosofia sull'immigrazione, specie se clandestina.
A nulla valgono allo scopo quelle forme di pregiudizio, come quella che aleggia nella critica a Berlusconi per la questione della Libia. Non sono tra quelli che hanno gioito. Ma sono tra quelli che vedono in questa apertura la possibilità di sciogliere nodi mai sciolti, e di poter chiedere forme di collaborazione che servano se non a risolvere quanto meno a fronteggiare il fenomeno. E' anche un'opportunità di investimento e di sviluppo per le aziende italiane. E l'Italia sa quanto ne avrebbe bisogno dinanzi ai pericoli di recessione. Ma quali spot? Non vada dietro a Veltroni...questi è rimasto si sfascista come lo sono sempre stati i cultori di Lenin. Buona giornata. vs