11 settembre 2007

Fermezza contro la follia dell'11 settembre


Anche quest’anno siamo a ricordare la tragedia dell’11 settembre 2001 quando per mano del terrorismo islamico due aerei si schiantano contro le Twin Towers a New York, un altro aereo precipita al suolo in Pennsylvania, per fortuna fuori da centri abitati, ed un altro ancora si abbatte sul Pentagono, azioni terroristiche in cui hanno perso la vita complessivamente circa 3.000 persone tra uomini, donne e bambini.
Questa data rappresenterà per sempre una pietra miliare nei rapporti tra i popoli.
All’apertura del terzo millennio, senza ipocrisie e illusioni, abbiamo dovuto constatare che si era aperta un’ampia frattura tra il mondo musulmano e la civiltà occidentale. Rapporti tra paesi diversi per cultura e civiltà, incrinati dalla mancanza di reciproca compatibilità e comprensione e per ragioni che esulavano persino dalla visione politica del mondo. Un misto di odio ed intolleranza verso un modello di civiltà, una cultura, una condizione. Una frattura che se trae le sue origini storiche nel pieno medioevo, dai tempi delle crociate e delle missioni volute dall’influenza esercitata della Chiesa per “liberare” la Terra Santa dai musulmani, è andata crescendo con la costituzione di entità nazionali legate tra loro dal rispetto di una fede comune e di ben radicati riferimenti religiosi.
Alla società civile, in alcuni paesi del mondo arabo e musulmano, si sono sostituite le rappresentanze islamiche che hanno imposto regole rigide, secondo le interpretazioni più radicali dei loro libri sacri. E’ un fenomeno che s’allarga a macchia d’olio, assieme ai modi più intolleranti di interpretarlo. E’ l’assenza dei principi della tolleranza ed il rifiuto del pluralismo culturale e religioso, l’abbiamo constatato lo scorso anno con il discorso di Papa Ratzinger a Ratisbona quando questi, citando brani storici, pose in rilievo alcune interpretazioni del Corano contrarie alla “Guerra Santa”. La reazione inusitata e violenta evidenziò una voglia quasi epidermica di creare incidenti ed inasprire i rapporti, una scintilla per esacerbare gli animi e spingere i più invasati a ricercare lo scontro.
Nei paesi mediorientali più moderati, i partiti islamici accendendo sentimenti di odio contro “i crociati” ed il “ regno di satana”, allargano il loro seguito e sostituiscono regimi laici, spesso deboli, con il potere delle autorità religiose. Anche in Europa ed in Italia gli immigrati di estrazione islamica pretendono di imporre la loro cultura e non rispettano usi e tradizioni, e spesso neanche le leggi dei paesi ospitanti.
In sei anni, dall’11 settembre, il quadro è andato via, via peggiorando. I paesi occidentali sono quasi sempre divisi, spesso per mancanza di coraggio o per meschini interessi politici. Anche all’interno sono presenti grosse spaccature, in Italia Prodi e la sua maggioranza devono fare i conti con i partiti ed i movimenti che, pur di contrapporsi a paesi come Israele e gli USA, considerati capitalisti e violenti, solidarizzano con il terrorismo islamico. E’ un retaggio del veterocomunismo che, resi incredibili i riferimenti di un tempo, mantengono fermi odio ed intolleranza verso i simboli della democrazia e della libertà sulla cui scia si va evolvendo la civiltà occidentale.
Non c’è condivisione e non s’è creata la coscienza della gravità del pericolo di una massa fanatica ispirata dalla convinzione di perseguire il volere del suo Dio e di guadagnarsi con il sacrificio terreno il paradiso nell’aldilà. Persino l’11 settembre è messo in discussione con tesi di complotto imbevute di cieco ideologismo e di viltà. Questa condizione rende più debole la spinta politica che possa contrapporsi pacificamente, usando il deterrente della fermezza e gli strumenti della diplomazia: la nostra divisione finisce per essere la forza di coloro che oggi possono minacciare la pace e le conquiste della nostra civiltà.
E’ necessario guardare all’11 settembre come ad un monito per non abbassare la guardia, un monito per la fermezza e la determinazione nel voler continuare a vivere secondo i modelli di società sviluppati in questa parte del mondo, da cittadini autonomi e liberi di scegliere, affermando la laicità delle entità nazionali ed il rispetto di tutte le opzioni di fede e di cultura. Deve essere un monito contro il fanatismo politico e religioso, per il pluralismo, per l’integrazione possibile ma senza dover modificare abitudini e tradizioni. La fermezza, il coraggio, la forza della libertà e l’umanità della gente civile deve essere l’arma vincente per contrastare ogni rigurgito di follia.

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