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29 marzo 2013

Modi da prima repubblica


Le fasi di questo incarico esplorativo che il Presidente della Repubblica aveva affidato a Bersani e che si è concluso in modo “non risolutivo”, con la temporanea “rinuncia” del leader del PD, sa tanto di prima repubblica. 
Ricorda le formule astruse che i cittadini non riuscivano a comprendere, e che poi hanno capito sin troppo bene. 
Questa volta, però, non funziona. 
Il fallimento di Bersani oggi si capisce con sufficiente chiarezza. E’ il tentativo di un imbroglio. 
Nel 2006, Prodi vinse per 24 mila voti alla Camera e, nonostante i 250.000 voti in meno al Senato, grazie ai senatori a vita ed a Follini, occupò l’Italia con grande protervia. 
Bersani vorrebbe fare altrettanto. 
La sinistra nel 2006 occupò di tutto e di più: Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, CSM, Corte Costituzionale, Rai, Polizia, sostituì persino il Comandante della Guardia di Finanza che si era messo di traverso alla richiesta del Vice Ministro Visco di trasferimento dei vertici della GdF della Lombardia che avevano indagato su Unipol e sulla questione Consorte, d’Alema e Fassino. 
Una brutta esperienza che sappiamo com’è andata a finire. Da non ripetere. 
Questa volta avrebbero la questione del MPS da insabbiare. Dovremmo chiederci da subito, cosa accadrà quando i 3,9 miliardi che sono andati a coprire le falle della truffa del secolo, sottratti ai contribuenti italiani, non dovessero essere restituiti. 
In questa legislatura al PD non basteranno i senatori a vita. 
Il PD non ha vinto niente. Se il Presidente Napolitano lo facesse capire anche a Bersani, che ha difficoltà a comprenderlo, se gli dicesse sul muso che ha perso, sarebbe utile e meritorio.
Il PD che fa la voce grossa, e che gioca all’asso piglia tutto, ha perso le elezioni o, se si preferisce, non le ha vinte. Le ha perse perché le proposte di Bersani sono apparse confuse e contraddittorie. Non si salva, infatti, il Paese senza intervenire sul costo del lavoro, senza ridurre le tasse, senza allentare la stretta creditizia, senza snellire la burocrazia, senza ridurre le spese dello Stato, senza tagliare gli abusi e i privilegi della politica, senza ridimensionare gli sperperi degli enti locali, senza mettere a disposizione delle famiglie le risorse per i consumi necessari, senza un sistema giudiziario che non scoraggi gli investimenti e non renda precaria la Giustizia. 
Non fidarsi di questo PD è cosa buona e il Pdl fa bene a non fidarsi ad occhi chiusi. 
Il Paese è diviso e, purtroppo, non è nelle condizioni di poterselo permettere. Servirebbe una tregua, un momento di pacificazione nazionale. Per la tregua, però, sono necessarie reciproche garanzie e la lealtà di aprirsi al confronto: è necessario riconoscere a tutti gli spazi di responsabilità, di partecipazione e di controllo. 
Non si può pensare di usare gli altri, né che siano stupidi. L’Italia val bene un sacrificio da parte di tutti, ma il suicidio di alcuni, no! Senza garanzie, no! 
Chi può pensare che si possa lasciare a Bersani, a D’Alema, alla Bindi e a Franceschini, con Vendola e la Camusso, la guida incontrollata del Paese con il 30% dei voti? 
E quale forza rappresentativa di un terzo degli elettori può essere così sprovveduta da consentire la nascita di un governo senza neanche chiedere una garanzia istituzionale? 
Ha fatto male il PD ad usare “la forza” per prendersi le Presidenze della Camera e del Senato, senza neanche tentare di instaurare un dialogo, se non con il M5S che è un gruppo reazionario e che si sta mostrando del tutto confuso.
L’ostentazione dei muscoli non risolve niente. Non si può continuare a pensare d’essere al centro di tutto e a criminalizzare che la pensa in modo diverso! E basta! 
Il PD ha preso lo 0,36% dei voti in più del Pdl, ma continua a sostenere che il centrodestra sia impresentabile e dice di non voler governare con loro. 
Vogliono i loro voti, però! 
Vogliono trattare sotto banco, però! 
Non si può pretendere la responsabilità a senso unico, né che il Pdl, con tatticismi parlamentari, faccia governare Bersani per senso di responsabilità verso l’Italia. 
Sarebbe invece irresponsabile lasciare che Bersani occupi il Paese. Basterebbe dare un’occhiata ai suoi 8 punti per capirlo. 
Gli elettori non hanno stabilito così. 
Meglio, molto meglio, fare tutto alla luce del sole. 
Se Bersani non ha la capacità di mettersi al servizio del Paese, si faccia da parte. E se nessuno sarà in grado di avere un po’ di umiltà e di pensare all’Italia, meglio nuove elezioni e fare chiarezza.
Vito Schepisi