
E’ necessario distinguere le vicende.
Il Marrazzo che ha la sua vita privata, condivisibile o meno, che compie gli atti sessuali di suo gradimento, per scelta, in un ambito diverso da ciò che la maggioranza degli italiani considera normale, rientra nel suo modo di interpretare al meglio la sua personalità. Sono fatti suoi. E’ libero di fare le sue scelte. Ha diritto alla sua vita privata e nessuno dovrebbe trarre giudizi morali sui suoi gusti sessuali.
Si potrebbe obiettare che questa sua condizione non era a conoscenza dei suoi elettori i quali, altrimenti, non gli avrebbero concesso il consenso elettorale ottenuto. Chi obietta pensa che il giudizio politico sull’uomo, cioè quello espresso col voto, si dovrebbe intrecciare con il giudizio morale che volente o nolente l’elettore trae sul candidato all’atto del rilascio della scheda votata nell’urna elettorale.
La condizione di Marrazzo sarebbe stata certamente più chiara se avesse fatto “outing”, cioè se avesse chiarito per tempo le sue abitudini private. Ma se quest’ultima circostanza può essere condivisibile (avrebbe evitato la ragione del ricatto), si deve anche ribadire che non deve essere considerata come la sola scelta da fare. Non è necessario fare ‘outing’ sulle proprie attitudini e preferenze. Le abitudini private, infatti, purché non pregiudizievoli allo svolgimento del mandato elettivo, possono tranquillamente restare private, senza che il richiamato giudizio politico possa minimamente restarne compromesso.
Questo è un principio inalienabile della democrazia liberale.
Il principio indurrebbe, come è opportuno che sia, a premiare o meno la capacità di governo, e non i gusti e le scelte di vita intima. Solo se si usassero immagini di vita privata, con lo scopo di ‘certificare’ un modo di essere, o alcuni valori di riferimento, che servano da richiamo elettorale, l’emergere di una diversa realtà potrebbe essere intesa come inganno verso il corpo elettorale.
Nelle recenti elezioni europee il leader dell’Udc Casini, ad esempio, si è fatto fotografare coi suoi figli in tenera età per dar di se l’immagine di un padre di famiglia che mostra attenzione verso alcuni valori, tra cui l’educazione dei figli. Se accadesse che nella realtà i suoi comportamenti contraddicessero l’immagine data, il suo messaggio sarebbe censurabile, ipocrita, ingannevole. E’ solo un esempio, perché nessuno mette in dubbio il reale attaccamento dell’On. Casini ai suoi figli ed ai valori che ha voluto trasmettere.
Si diceva che la vicenda va vista anche dall’altro aspetto politicamente, invece, più rilevante.
Il Governatore Marrazzo è stato vittima di un ricatto. Dalle notizie al momento rilevabili, su questa circostanza non dovrebbero esserci dubbi. Ciò che lascia però perplessi è che il Presidente della Giunta Regionale del Lazio non abbia sentito il dovere di denunciarne gli autori, tanto più perché servitori dello Stato, appartenenti alle forze dell’ordine. Il tentativo di estorsione è un reato che, a differenza di quelli perseguibili su denuncia di parte, è perseguibile d’ufficio. Nascondere un reato è di per se già un reato: il cedimento al ricatto col pagamento di una somma sarebbe addirittura un’aggravante del reato commesso. Sono cose, però, che solo la magistratura ha il compito ed il potere di verificare e di stabilire, valutando le circostanze e le attenuanti, perché la vicenda va vista nell’insieme, come appunto solo l’autorità giudiziaria può fare, e solo essa può formulare le diverse ipotesi di reato da far valere in giudizio.
Ma è proprio questa constatata debolezza (l’esser stato ricattabile ed essersi prestato al ricatto) che, più dell’imbarazzo delle circostanze, non può essere politicamente perdonata ad un rappresentante delle istituzioni. Le sue dimissioni dall’incarico, a questo punto, senza formule furbesche e svianti, dovrebbero essere considerate ineluttabili, ma anche utili a consentire a Marrazzo stesso di riacquistare rispetto e comprensione.
La sola sospensione dallo svolgimento del mandato non avrebbe invece alcun significato concreto, se non quello di mortificare ulteriormente tutto il Consiglio Regionale laziale.