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14 novembre 2013

Regione Puglia e nuova sede: dove sono stampa e ambientalisti?


Su EPolis del 14.11.2013

La nuova sede della Regione Puglia, prima di essere realizzata, si è già rivelata insufficiente a soddisfare le necessità degli spazi.
In Città nessuno ne parla, tanto meno i quotidiani locali, ad eccezione di EPolis che sabato 9 novembre ha riportato la notizia in prima pagina.
L’idea di eliminare il ricorso agli stabili in locazione, e di allocare la Sede del Consiglio e tutti gli uffici e gli assessorati in un unico contesto edilizio, mostra già le prime falle. La sede unica della Regione in via Gentile doveva servire ad abbattere i costi di locazione e a ridurre le diseconomie di una rete di uffici (dislocati in diverse località) che crea mobilità improduttiva e svantaggi all’utenza. Non è confortante, però, osservare che con i lavori già in corso (l’ultimazione e la definitiva e completa consegna degli immobili è prevista per il 2015) e con alcuni edifici già ultimati e consegnati, sia già emersa una difficoltà per la sistemazione degli spazi per uffici e servizi istituzionali.
E’ stata la Giunta a prenderne atto, adottando una delibera nella quale è stato stabilito: “il preminente interesse regionale, per l’obiettivo di concentrare nell’area di Via Gentile la massima parte degli uffici regionali (non tutti? ndr), mediante la realizzazione dei necessari ulteriori volumi edilizi, in ampliamento di quelli già realizzati e in fase di realizzazione, previa redazione dei relativi progetti ed acquisizione delle necessarie autorizzazioni.”
Leggendo la delibera di Giunta si rileva, però, che la questione non si riduce soltanto a esigenze di ampliamento dei volumi e alla verifica positiva delle cubature consentite dagli indici urbanistici vigenti. I nuovi edifici andrebbero a sostituire realizzazioni diverse, in particolare un eliporto e un’area destinata alle attività sportive, ma per essere realizzati necessitano di una deroga ai vincoli stabiliti dalla legge Galasso sulla distanza dalla battigia (meno di 300 metri).
Come immagine per la Regione e per il suo Presidente non sarebbe una questione di poco conto, se solo si pensasse che l’Ente, e sempre sul lato sud della costa barese, andrebbe a riproporre le stesse violazioni dei vincoli che hanno portato all’abbattimento degli edifici di Punta Perotti. Auguriamoci almeno che questa volta si faccia a meno della dinamite e che non si debba arrivare alla distruzione di risorse, con l’Italia e la Puglia che non se lo possono assolutamente permettere.
La stampa tace, però, come se fosse tutto normale, come se la Città non lo debba sapere, come se i baresi non fossero interessati. Nessun dito alzato per ripristinare il principio. Nessun lamento ambientalista. Nessuna osservazione. Nessuna mobilitazione, come se la Città fosse diventata, d’un tratto, disattenta e indifferente. E’ vero che questo silenzio è anche una fortuna, per quanto sono odiosi i toni da crociata, ma perché non doverne parlare con toni pacati, senza arringare le folle? Perché non se ne debba discutere come cittadini coscienziosi e riflessivi?
Tra chi discute e argomenta potrebbe anche esserci chi faccia osservare agli amministratori regionali che gli spazi ben presto, da essere insufficienti, possano, invece, rivelarsi in esubero. Tra le ipotesi al Ministero degli Affari Regionali, infatti, è allo studio un ddl sul riordino dell’amministrazione pubblica locale che andrebbe a modificare gli assetti quantitativi e geografici delle regioni italiane.
Con l’abolizione delle Province, le regioni italiane potrebbero passare da 20 a 36, naturalmente di dimensioni più piccole, e la Puglia potrebbe persino scindersi in tre, assorbendo il materano e il Molise. Bari potrebbe ritrovarsi sede soltanto della Regione “Terra di Bari”. Se il ddl andasse in porto, il personale della Regione Puglia di Bari potrebbe ridursi, e di molto, e gli spazi rivelarsi in esubero.
Vito Schepisi

19 febbraio 2013

Nella Puglia del poeta-governatore, il record dei debiti con i fornitori


Tra le cause scatenanti delle difficoltà delle piccole attività economiche in Italia ci sono i crediti che le aziende non riescono ad incassare dalla P.A. 
La piccola e media impresa, mentre è tartassata da tributi e oneri, ha crediti pubblici che non riesce ad incassare. 
Molte non ce la fanno. Chiudono e licenziano il personale. 
Con le banche che si guardano bene dall'assumersi l'impegno di anticipare i crediti, non hanno come poter sostenere il ciclo produttivo, né come poter pagare gli operai, le tasse, le spese di gestione e quelle per la sopravvivenza delle loro famiglie. 
Ed è così che si scopre che in Puglia la poesia non è "nei fatti", come vorrebbe, invece, dar ad intendere con i suoi slogan, smentiti appunto dai fatti, il governatore-poeta Vendola. 
UN CHIACCHIERONE! 
La Puglia dai mille rivoli di spesa in eccesso, come per i costi di una sanità da terzo mondo, pagata dai pugliesi come se fossero cliniche private svizzere, è, invece, così parsimoniosa solo con i suoi fornitori. 
La Regione dalle spese per inutili festival del cinema, per le sedi nella Capitale e all'estero, per i contributi a pioggia per gratificare l'effimero, per la pubblicità istituzionale (del Presidente), per la corte dei miracoli dei beneficiati, per i viaggi, per i lussi e persino per una nuova sede faraonica in costruzione, è, invece, tanto taccagna dal ritrarsi dal pagare i suoi fornitori o, nell’uso del gergo locale, dal pagarli a babbo morto. 
Si scopre così, pur senza tanta meraviglia, che la Puglia "migliore" di Vendola è al primo posto, ma all'esatto contrario dell'eccellenza, per i suoi debiti arretrati verso i fornitori. 
La somma complessiva dei debiti non pagati è da brivido: 10,1 miliardi di Euro, oltre 2 volte e mezzo, cioè il 250%, dell'IMU sulla prima casa di tutta l'Italia. 
Cose da pazzi! 
La preoccupazione è che la spesa in Puglia non si fermi. 
Se fosse così semplice liberarsi dall’incubo, basterebbe dire ai pugliesi di votare per Vendola, per toglierselo dalle balle in Puglia, sebbene certe cose richiamino per istinto l’uso di altri metodi. Non è, però, così semplice. Dietro di lui c'è una fila di famelici pretendenti. Meglio invitare gli elettori ad aprire gli occhi, per non trovarsi prima o poi in brache di tela. Meglio invitare i pugliesi a bocciarlo. 
Nessuna croce per lui sulle schede elettorali per poter mettere una croce sulla follia. 
Nella Puglia che non paga i suoi debiti, di contro, i suoi abitanti pagano le addizionali Irpef al massimo, pagano le accise sugli idrocarburi (trasporto e riscaldamento), pagano i ticket sulle ricette, sulle analisi di laboratorio e sui medicinali, pagano anche l'acqua più cara d'Italia, dopo il referendum che Vendola ha cavalcato sostenendo che i prezzi sarebbero stati ridotti del 7%. 
Un bugiardo. 
I pugliesi ricevono in cambio la mancanza di trasporti adeguati, un'agricoltura esanime ... a terra, l'artigianato che scompare, le imprese che chiudono, i disoccupati che aumentano, le pale eoliche che deturpano il territorio (cui prodest se paghiamo l'energia più cara delle altre regioni meno invase da questi terribili mostri ambientali?). 
E, per non farsi mancare nulla, la Puglia ha anche gli impuniti sempre più arroganti. 
Vito Schepisi

21 giugno 2011

La sinistra è in confusione

Tra D’Alema e Vendola i rapporti negli ultimi due anni sono stati molto tesi. C’è una pace armata tra i due, ma il colpo, da una parte e dall’altra, è sempre in canna. D’Alema vede in Vendola l’ostacolo alla sua leadership in Puglia. Già segretario regionale dirottato dal centralismo democratico del pci, D’alema sul territorio pugliese ci ha messo la bandierina sin dal 1994, ai tempi delle linguine alle cozze consumate a Gallipoli con Rocco Buttiglione, durante uno dei tanti salti della quaglia dei due. Il velista ora attribuisce al leader di Sinistra, Ecologia e Libertà la responsabilità di aver spento i riflettori sul suo laboratorio pugliese col quale si proponeva di sconvolgere gli equilibri della politica nazionale.
Vendola è un politico esibizionista. E’ uomo dagli effetti speciali, abile ad occupare il palcoscenico. La sua sfacciata smania di apparire e il suo linguaggio mordente e aggressivo gli valgono nell’immaginario collettivo l’accostamento al popolano Masaniello che, verso la metà del seicento, per i continui aumenti della gabelle, fino a rendere difficile la vita quotidiana, si mise a capo della rivolta degli stremati napoletani contro il dominio spagnolo.
In un passaggio economico-politico di difficoltà oggettiva, per una crisi di rilevanza internazionale che ha lasciato strascichi che si fanno sentire sulla produzione industriale e sulla crescita, e che in Italia incide sui giovani e sull’occupazione, Vendola si mostra più abile degli altri ad attrarre su di se i riflettori del palcoscenico politico, lasciando agli altri, e allo skipper coi baffi, solo la presenza nei titoli di coda.
Cavalcare la pantera del malcontento, del resto, è stata sempre l’arma vincente della sinistra. Vendola lo sa fare molto bene. L’ha fatto anche in Puglia nel 2005 con i tagli alla sanità. La sinistra riesce sempre a vendere molto bene la sua opposizione, ma quando le è capitato di andare al governo e di trovarsi a rispondere in proprio ha poi mostrato quando non sia oggettivamente facile fare le scelte, soprattutto quando i bisogni sono tanti e le risorse poche. Vendere illusioni è un’arte. Una volta, ad esempio, dicevano che ad est, oltre la cortina di ferro dei due blocchi, c’era il Paradiso. Le illusioni, però, sono un po’ come i sogni e finiscono sempre allo stesso modo: aprendo gli occhi.
D’Alema, invece, è un vendicativo, non è uomo che se le lascia passare, e quando gli montano i fumi dell’ira diventa come un fiume in piena e strabocca. E’ un risvolto del suo carattere che lo rende più umano, dissolvendo quel grigiore severo che spesso lo fa apparire come una macchina da calcolo. In un’intervista, infatti, ha appena sostenuto che Vendola sia inadatto a governare, mentre Bersani “ha più stile”.
Ma oltre al fastidio procurato da Vendola, sempre pronto a occupare la scena, trascurando, invece, la realtà pugliese in cui la confusione regna ancor più sovrana, se c’è qualcosa che fa andare in fibrillazione il PD è il farsi tirare la giacchetta dagli alleati. Bersani come D’Alema, sono uomini di apparato, sono cresciuti tra i protagonisti della vecchia guardia di quel Pci che non ha mai tollerato nemici a sinistra. E Vendola, diciamolo chiaro, è fastidioso. Il governatore pugliese è uno che si mette sempre alle costole, tallona e preme di continuo con quella sua richiesta, a ogni piè sospinto, delle primarie per scegliere, sin da ora, il candidato della sinistra alle prossime politiche. Ed è su questa sua petulanza che D’Alema nell’intervista con Luca Sofri ha sfoderato l’arma e fatto fuoco su Niki, definendolo inadatto.
Le elezioni, salvo le novità che fanno sognare Bersani, saranno nel 2013. Mancano due anni e non è stato ancora sciolto nessun nodo politico a sinistra. Si discute ancora, ad esempio, se debba stringersi o meno un accordo con il terzo polo, con Fini e Casini in particolare. E questi pongono condizioni e limiti. A conti fatti, se ci saranno gli uni, non dovrebbero esserci gli altri, ma il condizionale è d’obbligo. In Italia, tra i politici, sono un po’ tutti Buttiglione.
L’immagine del PD non è molto fluida, e non c’è grande concordia. Bersani e compagni fanno anche finta di ignorare che non è stato il PD a vincere le recenti amministrative, ma i candidati che si sono opposti ai loro uomini, a Napoli, come a Milano. Il PD ha perso terreno un po’ dappertutto e fa fatica a mantenere le soglie minime delle sue percentuali di consenso. Vincono più i candidati di rottura che quelli di una sinistra riformista e moderata. Per dirla con chiarezza, vince più la sinistra che il centrosinistra. E’ evidente che l’aver assecondato il partito della rottura e della chiusura al dialogo e alle riforme, non paga all’immagine di un partito che vorrebbe essere moderato e riformista. Alla fine gli elettori di sinistra hanno preferito gli originali ai cerchiobottisti.
Non è stata una bella scena quella offerta dal balbettante Bersani, accusato e rimproverato da Vendola di rincorrere la Lega per far cadere Berlusconi. Il segretario del PD è apparso impacciato e nervoso dinanzi allo spavaldo Masaniello del ventunesimo secolo che lo bacchettava come uno scolaro che non si era comportato bene e che non aveva svolto con diligenza i suoi compiti. Bersani dà spesso l’impressione di non sapere mai a chi santo votarsi e da qualche tempo si rende persino ridicolo con quella sua continua attività di svolgersi e rimboccarsi le maniche.
Anche Veltroni chiude a Vendola. La sinistra in verità è in confusione. Di Pietro è arrivato a proporre l’improponibile: ha riesumato Prodi come candidato della sinistra. Della serie non c’è due senza tre o, per chi la preferisce più truce, della serie … ritornano. Le opposizioni sono disunite su tutto: programmi, alleanze, pregiudiziali sugli uni e sugli altri, strategie, candidati. Resta solo il solito collante: quello dell’unione di tutti contro Berlusconi. Ma se tutti per uno può andar bene, la difficoltà è nel trovare quell’uno per tutti e, soprattutto, nello stabilire per cosa.
La scelta a sinistra sembra così sempre più un’avventura e il centrodestra, per recuperare spazio e fiducia, non avrebbe che da farlo capire agli elettori.
Vito Schepisi

05 aprile 2011

Il sottosistema di potere della sanità pugliese (II^ parte)


Una svolta di serietà nell’attività giudiziaria della Procura di Bari sulla questione Sanità, è arrivata con l’arrivo del nuovo procuratore di Bari. Spenti i fumogeni Tarantini e D’Addario e uscito dalla scena anche Berlusconi, che con la sanità pugliese non aveva evidentemente niente a che fare, la procura di Bari ipotizzava, per la sanità regionale, l’esistenza di una “cupola” di malaffare, gravata da pericolose infiltrazioni della malavita organizzata. In una conferenza stampa il Capo della Procura, Antonio Laudati, accennava ad ipotesi di concorso di più soggetti politici della Giunta regionale che sottendevano alla gestione di questa “cupola”, con lo scopo di controllare il territorio servendosi delle nomine e degli appalti nella sanità, per allargare il loro consenso elettorale.

All’assessore Fiore che negava l’esistenza di una “cupola mafiosa”, e che interpretava i fatti accaduti come singoli “fenomeni distorsivi” ed estranei ad “un unico disegno criminoso”, sempre il Procuratore capo di Bari replicava: “La sanità pugliese e' stata gestita da un sistema criminale che ha controllato gli appalti, le nomine dei primari e gli accreditamenti delle strutture sanitarie da parte della Regione Puglia”.

Nel frattempo, il Vice di Vendola, il dalemiano di ferro Frisullo, veniva arrestato, sommerso da accuse di tangenti pagate in danaro e in natura. A suo carico emergevano meschini casi di ricatti sessuali a danno di giovani mamme bisognose e poi donnine, consulenze, sperperi e uno sfacelo morale indicibile, con la Regione trasformata in un postribolo. Vendola solo a quel punto si precipitava a sostituire ben 5 assessori, facendosene persino vanto. Ma lui, il poeta, non dava mostra di sentire su di se alcuna responsabilità politica guardandosi bene dal dimettersi. Di quali garanzie allora parlava, se neanche dinanzi a tanto degrado mostrava di avvertire la gravità di quanto era accaduto?

Le ipotesi di reato si sono così allargate ad altri protagonisti, sono emersi i contenuti di alcune intercettazioni che coinvolgevano direttamente il governatore pugliese. In Regione c’era fermento per le candidature alla presidenza, in vista delle elezioni. Il centrodestra pugliese era spaccato. L’Udc era ostile al centrodestra, con Casini che giocava a spaccare sostenendo la Poli Bortone. Anche nella sinistra era in corso un braccio di ferro. Il PD, fiutando la vittoria, grazie alle divisioni degli avversari, voleva liberarsi di Vendola, indisponibile, però, a fare un passo indietro. In questo clima il governatore, soprattutto a beneficio del clamore mediatico, scriveva una lettera al pm Di Geronimo rivendicando il suo status di politico “puro”. Una lettera che dava più l’idea dell’intimidazione che non quella del sereno chiarimento delle sue responsabilità, scritta con arroganza, con toni piccati e con odiosi riferimenti personali al magistrato.

Vendola, però, non è Berlusconi. Il politicamente corretto vuole che a lui tutto sia concesso, anche di provare a intimidire un magistrato. L’uomo con l’orecchino esce così vittorioso persino dal procedimento a tutela del magistrato aperto dal Csm e, dopo aver stravinto le primarie, soprattutto contro D’Alema e Bersani, prima che contro il suo contendente Boccia, esce vittorioso anche nella competizione regionale, grazie ad un favorevole vento di maestrale mediatico che gli spazza via ogni nuvola, e grazie soprattutto alla divisione dei suoi avversari. Vince in Puglia, mentre la sinistra perde in tutta l’Italia. E nasce così un eroe.

Il resto della vicenda è contenuto nella richiesta della magistratura barese di arresto per Tedesco, nel frattempo entrato in Senato come primo dei non eletti, dopo che il PD pugliese, sostenuto da influenti leader nazionali, ha voluto, guarda caso, far candidare ed eleggere al Parlamento Europeo l’ex Ministro De Castro, già senatore eletto in Puglia. La richiesta di arresto è arrivata dopo due anni dalle sue dimissioni da assessore. E’ arrivata in contemporanea, benché i due procedimenti fossero separati e i magistrati (pm e gip) diversi, all’archiviazione delle ipotesi di reato a carico di Vendola. Una disposizione che ha lasciato più di un dubbio e che è giunta dopo 11 mesi di gestazione. Altri dubbi sono sorti dalla constatazione che, in due anni, nessun magistrato abbia mai avvertito la necessità di ascoltare Tedesco. L’ex assessore è stato interrogato solo dopo l’archiviazione delle ipotesi di reato contro Vendola. Eppure Tedesco aveva sempre sostenuto di aver sempre informato Vendola di tutto e che, pertanto, in caso dell’esistenza di un reato, il governatore ne sarebbe stato partecipe.

L’autorizzazione all’arresto è ora al vaglio della Giunta per le immunità del Senato che è in procinto di dare il suo parere per poi passare il tutto all’esame dell’Aula. Difficilmente, però, la richiesta d’arresto sarà accolta, da ciò che si presume dalle posizioni sin qui espresse. Il gruppo Pdl, maggioritario in Senato, si è già dichiarato contrario: “Alla nostra coscienza ripugna - è scritto nel documento del Pdl - solo il pensiero di poter autorizzare la limitazione delle libertà personali per calcolo politico. Ciò non può esimerci però dal denunziare come dalla lettura degli atti emerga lo spaccato di un sistema sanitario pugliese profondamente distorto, praticamente marcio di fronte al quale i referenti politici, uomini e partiti della maggioranza di sinistra e in primis colui che tutti li rappresenta, il Presidente della Regione Vendola, continuano a far finta di niente”. Basterà ora qualche assenza e qualche voto favorevole del PD per respingere la richiesta di arresto. Tedesco sarà salvato dalla coerenza dei suoi avversari politici, mentre gli sarà più difficile ottenere la solidarietà del suo partito.

In democrazia, però, non si possono avere dubbi sulla giustizia e non si può temere che le leggi e i provvedimenti giudiziari non siano uguali per tutti. Se capitasse, se ci fosse il pericolo di una giustizia con due pesi e due misure, dovremmo incominciare a temere per la democrazia. Non si possono selezionare i colpevoli e non sono ammissibili i capri espiatori, come non si può sottrarre al giudizio politico dei cittadini chi non è capace di garantire la gestione corretta della cosa pubblica. Non si possono coprire gli incapaci, e non si può tutelare chi si ritrae dall’assunzione delle proprie responsabilità.

Vito Schepisi

07 luglio 2010

Vendola in Puglia paga le "cambiali" all'Udc



Nella Regione Puglia i componenti del centrodestra della settima commissione consiliare “Affari Costituzionali” si sono dimessi dalla commissione. Hanno fatto la stessa cosa anche i consiglieri del gruppo Moderati e Popolari (nuovo gruppo composto da tre consiglieri eletti con il PD, l’Idv ed il Pdl). La settima commissione è una commissione di garanzia ed è assegnata alla minoranza. Il Presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna parla, però, di consuetudine politica. Sostiene che la motivazione di doverla assegnare “ad un esponente del maggior gruppo d’opposizione è da ritenere non formale, ma politica”. Tra gli aspetti formali e quelli politici, però, c’è la sostanza della “consuetudine” che in questo caso viene calpestata.
Una commissione di garanzia a beneficio dell’opposizione è tale se l’opposizione ne possa essere rappresentata con tutta la sua autorevolezza formale e politica, e non se si sceglie di farla rappresentare da un consigliere che deve la sua nomina alla volontà della maggioranza e che trova la sua nomina contestata dall’opposizione, forte del 44,22% dei voti dei pugliesi. I consiglieri di centrodestra si sono dimessi perché la commissione è stata assegnata ad un consigliere Udc.
Un metodo da mentalità autoritaria come appare quella del Governatore Vendola. Questi è uno dei presidenti regionali indicati come “cialtroni” da Tremonti. E’ il Governatore che ha recentemente ipotizzato il secessionismo, lasciando dubbi sul da che e da chi. Il Governatore che deve ancora spiegare ai pugliesi i motivi del mancato utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo; che deve dar conto delle promesse del 2005 del salario garantito, dell’abolizione sia delle liste di attesa che dei ticket sanitari e che, avuta in eredità una sanità con i conti a posto e con saldo attivo, l’ha precipitata nei debiti, nei disservizi, negli sprechi e nella corruzione.
Vendola che occupa anche gli spazi dell’opposizione deve spiegarci come mai la Puglia perde lavoro, non ha un piano di sviluppo, ha grosse difficoltà con lo smaltimento dei rifiuti, è deturpata nel suo territorio, ha l’agricoltura in crisi e le città degradate. Deve spiegarci gli sprechi e le megalomanie, i compensi tra i più alti d’Italia, il numero dei dirigenti, le consulenze, le sedi all’estero. E dato che si trova deve anche spiegarci se sia morale, con la crisi che c’è e con i tanti problemi per le famiglie e per i giovani, chiedere, come ha fatto, l’allargamento del numero dei consiglieri da 70 a 78 (otto in più e tutti a favore della sua maggioranza). E’ pazzesco pensare di voler essere premiato perché non è stato, invece, premiato dagli elettori ottenendo solo il 46,05” dei voti e dovendo la sua elezione esclusivamente alle furbizie elettorali di Casini e Poli Bortone.
Che sia un debito che Vendola sta pagando a Casini a spese dell’opposizione di centrodestra? E’ ciò che sostiene il Pdl ed il suo capogruppo Rocco Palese: “Vendola oggi ha pagato la seconda rata della cambiale del Patto elettorale con l’Udc: prima il segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio (che l’Udc ha rifiutato da noi e accettato dalla maggioranza), oggi la presidenza della VII Commissione che la maggioranza ha preteso di dare ad un centrista. L’Udc da oggi è formalmente in maggioranza e di questo risponderà ai propri elettori, ma la maggioranza si rende oggi colpevole di aver consumato uno strappo istituzionale senza precedenti”.
Il successo di Vendola in Puglia non è stata una meteora. E’ bene che a freddo si sappia che, nelle recenti consultazioni in Puglia, le cose sono andate così: il centrosinistra capeggiato da Vendola ha ottenuto il 46,05% dei voti; il centrodestra capeggiato da Palese ha ottenuto il 44,22% dei voti e la lista della Poli Bortone, alleata con Casini, ha ottenuto il 9,43% dei voti, (Udc di Casini 6,5% e Io Sud di Poli Bortone 2,93%).
Se si parla di minoranza, sostengono pertanto nel Pdl, appare chiaro che si faccia riferimento a quella che ha conteso la guida della regione a Vendola. Se è così, appare sospetta la convergenza della maggioranza sul candidato dell’Udc, spacciato per il candidato della minoranza. Il Pdl e tutto il centrodestra avanzano il sospetto che la pattuglia degli uomini di Casini sia in effetti una finta minoranza. Un sospetto già apparso allorquando il gruppo degli uomini di Casini rifiutava l’offerta di un incarico nell’ufficio di Presidenza in rappresentanza dell’opposizione, mentre accettava la stessa offerta fattagli dalla maggioranza. Quando si dice che la forma sia sostanza!
La maggioranza, inoltre, non può non essere consapevole che per minoranza debba intendersi la reale alternativa politica alla giunta guidata da Vendola. Non ci sono margini di interpretazione. Anche i numeri parlano chiaro. Se fosse confermata la bocciatura dell’allargamento dei consiglieri regionali della Puglia da 70 a 78 (tutti ad esclusivo beneficio della maggioranza) e con il disimpegno di alcuni consiglieri (2) eletti nella maggioranza, ora nel nuovo gruppo Moderati e Popolari collocatosi all’opposizione, si ridurrebbe il numero dei consiglieri di maggioranza in Consiglio Regionale (36 contro 34 dell’opposizione), rendendo più che un sospetto l’Udc che si prepara al soccorso.
Vale la pena riportarne gli aspetti più salienti della conferenza stampa del Capogruppo del Pdl Rocco Palese: “E' la prima volta – ha detto – che questa Commissione meramente istituzionale diviene merce di scambio politico”.“Quando la maggioranza – ha continuato – stamattina ha imposto la votazione di un Presidente dell’Udc abbiamo abbandonato i lavori della Commissione e ne chiediamo l'abolizione perché non ha più senso che essa esista. Specie dopo che, in nostra assenza, la maggioranza come un caterpillar si è votata pure il vicepresidente che spetta all’opposizione”. ''Oggi - ha detto ancora Palese - la sinistra ha compiuto il vilipendio della democrazia; ha dimostrato che vuol balcanizzare il Consiglio regionale. Nostro malgrado non potremo tener fede all’impegno di fare di questa una Legislatura costituente e da oggi il nostro atteggiamento cambierà: finora da parte nostra ci sono state solo censure politiche, da oggi ci rivolgeremo anche ad altre Istituzioni per ottenere giustizia e verità, per far valere ragioni e diritti che in questo Consiglio non esistono più. Se Vendola pensa di eliminare così le altre forze politiche sbaglia: se parteciperemo ai lavori delle altre Commissioni si accorgeranno di noi”.
Sono espressioni che per peso e gravità si commentano da sole. Sono in pericolo le garanzie democratiche in Puglia.
Vito Schepisi