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02 gennaio 2009

Un'autostrada aperta al dialogo

La questione morale ha aperto un’autostrada al confronto tra maggioranza ed opposizione: sarebbe solo sufficiente saperne imboccare la rampa di accesso.
Veltroni non ha più scusanti: deve rendersi conto che nessuna affermazione di diversità è oramai più credibile. Al contrario la questione morale investe proprio il PD, e si è moltiplicata persino per due, con gli ex comunisti e gli ex democristiani, per la somma delle storie personali degli archetipi del professionismo politico e per la somma delle rispettive ramificazioni di partito nel mondo della finanza e degli interessi economici.
Ciò che emerge oggi, completa il quadro che già era stato tracciato con le telefonate tra Consorte, Fassino, D’Alema e Latorre. Si consolidano quelle convinzioni che, nonostante le difficoltà create dal Csm alla d.ssa Forleo, hanno fatto pensare alla presenza di un intreccio imbarazzante tra affari, finanza, cooperative, DS e politica.
Gli episodi emersi nella gestione pubblica e gli intrecci di affari sono come fari accesi sui metodi e sulle pratiche di dubbia moralità che non è affatto possibile continuare ad ignorare. Ciò che emerge, fatte salve le verità giuridiche che saranno accertate e che andranno a sanzionare le eventuali responsabilità personali, non potrà dissolvere affatto la sensazione della facilità con cui, nelle pieghe delle procedure dell’attuale gestione amministrativa degli enti locali, vanno a formarsi inquietanti comitati di affari.
Servono le riforme. Chi le ostacola si rende complice del malaffare.
Il pericolo esiste a destra ed a sinistra ed anche, come si è visto, tra coloro che fanno della questione morale l’unico impegno politico. Non ammetterlo è già una colpa. E’una responsabilità troppo grossa che la politica non può assumersi senza doversene far carico.
Non c’era e non c’è nessuna diversità che attenga alle finalità del pensiero politico. Appare soprattutto evidente che non sia affatto una questione di scelte di governo o di diversa tensione politica sulle questioni sociali. L’etica dei comportamenti è una questione individuale che investe la coscienza delle persone, a volte deboli dinanzi all’opportunità di acquisire un vantaggio personale che spesso coincide con l’interesse politico-elettorale.
Non sono valse le leggi sul finanziamento pubblico, e neanche i tanti benefici economici del personale della politica. Dovevano servire a sopperire agli alti costi della funzione di rappresentanza popolare, ma vengono, invece, sempre più avvertiti come intollerabili privilegi. Nel mezzogiorno d’Italia, in particolare, le pratiche clientelari e la ricerca di visibilità politica, attraverso la creazione di reti di interessi economici e di riferimenti personali, non si è mai fermata.
La visibilità politica della periferia finora non s’incrociava con quella della magistratura: dal nord al sud, la giustizia sembrava interessata unicamente a dar la caccia a Berlusconi.
A Napoli, ad esempio, mentre la spazzatura sommergeva la città e drenava allo Stato una decina di miliardi di euro per un’emergenza che durava da oltre 10 anni, un’innocua intercettazione telefonica in cui il premier sollecitava un provino di un paio d’attricette ha motivato l’attenzione moralizzatrice della Procura.
Il Lodo Alfano sembra che abbia così tolto il giocattolo dalle mani della magistratura “berlusconocentrica”, e che abbia portato i PM ad interessarsi anche della gestione degli affari in quella periferia troppo spesso ignorata.
Mentre Burlone e Burletta, sostenuti dal seguito di satiri e guitti, per le presunte angherie alla legalità del solito Berlusconi, erano ancora intenti ad intonare i cori di dolore, come quelli dei riti della sofferenza pre-pasquale, la voce, ai cantori, gli si è fermata in gola.
La questione morale, però, può far aprire un’autostrada per il confronto tra maggioranza ed opposizione. Mancare a questo appuntamento su temi come la riforma istituzionale, quella della pubblica amministrazione, ovvero quella della giustizia, sarebbe un grave errore politico per il PD: è il Popolo Italiano con l’autorevolezza del Presidente Napolitano che lo richiede.
Veltroni può approfittare delle difficoltà di Di Pietro, proprio sulla questione morale, per smarcarsi dalla sua guardia soffocante, senza il timore di dover subire la deriva giustizialista del suo infedele alleato che, sulla questione, come si è visto, non ha proprio niente da insegnare a nessuno.

Vito Schepisi

12 dicembre 2008

Il dialogo con la Sinistra in Italia

Non c’è dubbio che se c’è chi si aspetta una mano da questa opposizione per le riforme, ed in particolare per quelle che per anni hanno visto contrapporsi con durezza maggioranza ed opposizione, questi viva fuori dal mondo.
Piacerebbe a molti, ad esempio sulla giustizia, osservare che la sinistra, dopo aver affermato per anni che i provvedimenti chiesti da Berlusconi fossero voluti per crearsi leggi “ad personam”, possa poi condividere con la maggioranza la separazione delle carriere dei magistrati o possa accettare di regolamentare l’ipocrisia della obbligatorietà della azione penale, o riformare l’Oracolo di Delphi costituito dal Consiglio Superiore della Magistratura.
A sinistra c’è un’abitudine oramai collaudata che rende lecita e virtuosa ogni loro proposta e densa di opacità ogni iniziativa presa da altri. Sembra che la stessa spocchia della spacciata superiorità antropologica per le scelte di linearità morale, di supremazia culturale e di spessore umanitario, sia alla base di una diversità metodologica che li guida verso scelte politicamente corrette.
Le scorie classiste della sinistra post comunista suggeriscono, per i provvedimenti da adottare, risvolti di presunta finalità sociale. Anche le leggi, secondo certa teoria, non servono a regolare i doveri di tutti, per poter garantire i diritti di ciascuno, ma diventano strumenti di un’ipotetica regola sociale che sostiene più doveri da una parte e più diritti dall’altra.
Peccato che quando la sinistra sia al potere le realtà si mostrano ben più complesse e le azioni si riducono a provvedimenti vessatori per i cittadini e di privilegio, invece, per caste e corporazioni!
A sinistra chi non è allineato è un nemico sociale. Chi è di destra è per definizione un cretino con l’unica alternativa d’essere invece un criminale.
Ma a volte è necessario lasciarli gingillare nelle loro contraddizioni. Sono come coloro che non ci arrivano con il cervello, e che si buttano avanti a testa bassa, ed a furia di sbattere contro gli ostacoli prima o poi capiscono che bisogna usare anche il cervello. Se la sinistra è ancora immatura, sorda alle regole della democrazia, supponente, offensiva, vendicativa e incosciente, non bisogna dargli corda. Fornendo una giustificazione per questi atteggiamenti, la sinistra non maturerà mai.
E’ sbagliato, pertanto, sostenere, come fa Berlusconi, che con questa sinistra non ci sia possibilità di dialogo. Se ne comprendono le ragioni, ma è sbagliato perché si fornisce un alibi per la loro opposizione pregiudiziale. Veltroni e compagni devono invece rispondere al Paese, giorno per giorno, della loro intollerante animosità e devono, giorno per giorno, far sapere agli italiani quali siano le loro proposte. Non bisogna dar loro l’alibi di non averne. I no si devono spiegare. E neanche l’abilità di creare il caos e di sollevare le piazze militanti, alla lunga, può prevalere.
Ieri Berlusconi ha parlato di modifiche alla Costituzione, per la giustizia, anche senza il concorso dell’opposizione, e subito si è levata a sinistra un coro tra l’ironia e la sfida epocale. C’è chi ha ribadito che la Costituzione sia intoccabile e chi ha sostenuto che non sia questo il momento a causa della recessione in atto. Sono tutte fregnacce perché tra Camera e Senato ci sono oltre mille parlamentari che lavorando alle modifiche non inciderebbero in nessun modo sulle questioni economiche e sulla crisi recessiva. Uscire dal guado della ingovernabilità della Giustizia potrebbe invece giovare all’economia del Paese. Nel mezzogiorno, in particolare l’impresa per investire ha bisogno di fiducia, chiede il rispetto e la certezza delle leggi per sentirsi garantita dalle organizzazioni mafiose che strozzano i margini della convenienza economica.
E’ stato un errore di Berlusconi sostenere che con questa sinistra non si siederà mai intorno ad un tavolo perché è proprio ciò che la sinistra non è disposta a fare. Non ha nessuna voglia di sedersi intorno al tavolo con Berlusconi e non ha nessuna voglia di sostenere una riforma seria della Giustizia, ma vuole invece far da sponda ancora una volta alla magistratura per due chiari obiettivi: utilizzarla sempre contro Berlusconi e recuperarne la vecchia benevolenza.
A Veltroni, stretta la mano a D’Alema, senza un orientamento riformista, ora conviene solo inseguire Di Pietro che di dialogo e di riforma della giustizia non ne vuol sentir affatto parlare.
Berlusconi avrebbe, invece, dovuto dire che il tavolo del confronto è aperto e che si discuta senza perdersi in chiacchiere, e porre un termine per evitare di lasciarsi imbrigliare dai fannulloni politici.
Vito Schepisi