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25 settembre 2012

Fuori tutto, fuori tutti



L'ipocrisia della politica richiede capri espiatori ... meglio se del campo avverso!
In tutta Italia, i casi di abusi della politica, di storie pessime di malcostume, di fatti incresciosi e persino di comportamenti cinici e rozzi - si pensi al ricatto sessuale in Puglia ad una giovane mamma bisognosa di lavorare - coinvolgono tutte le formazioni politiche, nessuna esclusa.
Perché non sono state chieste le dimissioni di Vendola in pieno scandalo sanitario in Puglia?
Eppure i pugliesi stanno continuando a pagare per rifondere i debiti rivenienti da sperperi, abusi, interessi privati, acquisti ed impianti di protesi inutili, malasanità, ramificazioni clientelari, nomine ed appalti finalizzati al radicamento politico sul territorio di partiti e uomini.
Si preferisce però mettere la lente d’ingrandimento su qualche rubagalline e sul sistema della spesa laziale che è uguale in tutto lo stivale, solo perché il governatore laziale è ... del campo avverso.
Va bene così, però!
Ha fatto bene la Polverini a prendere atto di ciò che è accaduto e a denunciare l'ipocrisia di PD, IDV e SEL e di tutta la classe politica.
Ora però si dimettano anche il Presidente della regione pugliese e il Presidente dell'Emilia e Romagna, indagati.
Ora però si dia uno sguardo al sistema della spesa di tutte le regioni italiane.
Ora però s’istituiscano a livello nazionale delle regole di spesa che debbano valere per tutti (consulenze, funzionamento dei gruppi, stipendi, vitalizi, spese istituzionali, sponsorizzazioni, acquisti di beni e di servizi, auto di rappresentanza, rimborsi spese, benefit, etc.etc.).
FUORI GLI IPOCRITI!
Qualche anno fa in Puglia per tre notti bianche, ad esempio, sono stati spesi 6 milioni di Euro.
In Puglia si finanziano festival che non servono a niente e si producono film che servono a meno.
Si dice che in Puglia alimentino il turismo, ma non è vero. Non hanno prodotto una presenza in più e quest'anno il turismo pugliese ha avuto una preoccupante flessione.
Servono ad altro! Magari ad elargire soldi ad amici,  questuanti e clientele.
E, dato che stiamo in Puglia, dappertutto si è indagato sui rapporti mafia-politica che si intrecciano sull’eolico e sul fotovoltaico, ma in Puglia, riempita di pale e di silicio, nessuno indaga?
In Emilia e Romagna c'è una questione che riguarda soldi pubblici dati ad una cooperativa il cui amministratore è il fratello del Governatore Errani.
Perché il Governatore non si dimette?
Si dovrebbe aprire una finestra sulle troppe stranezze nei rapporti tra cooperative e politica in quella Regione.
Perché non lo si fa?
Perché nessuno interviene per applicare lo stesso regime fiscale dell’impresa privata a quelle cooperative che agiscono nel campo della produzione e del commercio in diretta concorrenza con il sistema privato?
E’ tempo di far piazza pulita.
Deve venir fuori tutto e devono andare fuori tutti.
Vogliamo sapere di Penati e della Serravalle, ad esempio. Sono 180 milioni di Euro che sono stati spesi in più per le azioni di quella società comprate dalla Provincia di Milano.
Centottantamilioni di euro valgono 180 e più Fiorito.
Vogliamo anche sapere, in tema di trasparenza, anche degli amici di Dalemax che spuntano in ogni scandalo.
Fuori tutto, dunque, e fuori tutti!
Vito Schepisi

29 giugno 2010

La ricreazione è finita


L’Italia ha avuto la buona sorte d’aver attraversato, senza traumi eccessivamente pesanti, la fase critica della più difficile crisi recessiva dal 1929 in poi. La misura del debito pubblico lasciava presagire grosse difficoltà. I tesissimi rapporti tra maggioranza ed opposizione non aiutavano a compattare il Paese. Non era avvertita da tutti l’opportunità dell’impegno congiunto, per favorire un clima di fiducia, come accade nelle democrazie più consolidate e tra contendenti politici più responsabili. Per l’interesse generale, maggioranza ed opposizione avrebbero dovuto concorrere insieme a superare l’emergenza. Ma non è stato così!
La sinistra uscita sconfitta dalle elezioni della primavera del 2008, dopo l’apparente disponibilità al confronto annunciata da Veltroni, già in campagna elettorale, sulla spinta di Di Pietro, aveva ripreso il vecchio atteggiamento della delegittimazione sistematica dell’avversario politico, ed aveva rispolverato quell’antiberlusconismo che Veltroni aveva detto, invece, di voler riporre in soffitta. Già dai primi passi della crisi, la maggioranza trovava un’opposizione impegnata solo a sbarrarle la strada. Gestire una crisi, mentre l’opposizione aizza il Paese, non è facile. Franceschini succeduto a Veltroni, arresosi dinanzi alle deludenti prove elettorali ed all’incapacità di compattare il partito, gridava alla catastrofe e accusava Tremonti e Berlusconi di voler nascondere la crisi. Di fatto il nuovo leader PD proseguiva sulla linea della sudditanza all’iniziativa sfascista di Di Pietro.
Se il governo, pertanto, tranquillizzava il paese asserendo la sua costante attenzione, ed impegnandosi a prendere tutte le iniziative sostenibili per le imprese e le famiglie, l’opposizione, Di Pietro e la Cgil annunciavano catastrofi ed alimentavano le inquietudini nel Paese. Un’azione poco commendevole e poco costruttiva che, invece di lenirle, accentuava le preoccupazioni e la sfiducia.
La crisi in Italia non ha colpito le banche. Non c’è stato il panico dei risparmiatori ed il pericolo di fallimento degli Istituti di Credito e la corsa a ritirare i risparmi. Le banche italiane non avevano i portafogli ammorbati dai titoli derivati che diventavano carta straccia senza valore. Non c’era nessuna ragione di allarmismo, se non la dovuta attenzione per il calo dei mercati dovuto al calo globale della domanda. La crisi italiana ha colpito gli investimenti, ha colpito i consumi, ha colpito l’occupazione, ha colpito il fatturato del Paese, rendendo più critici tutti gli indicatori che si rapportano con il Prodotto Interno Lordo.
Mentre Berlusconi sosteneva “non lasceremo indietro nessuno”, Franceschini annunciava una voragine entro la quale sarebbero cadute imprese e famiglie, attribuendone la responsabilità al Governo per la sottovalutazione della crisi. Ed era lo stesso Franceschini che chiedeva, invece, l’adozione di misure insostenibili, date le note difficoltà dei nostri conti, come il salario garantito a tutti. Misure che avrebbero fatto ritrovare l’Italia nella stessa morsa della Grecia: con il debito pubblico fuori controllo.
Le ricette demagogiche non aiutano a diffondere tranquillità e fiducia. Vengono invece sfruttate per trasformare gli abusi in diritti, come si è visto con i falsi invalidi. Le conseguenze in Italia sarebbero state le stesse del paese balcanico: l’assalto della speculazione, il declassamento della solvibilità, l’aumento dei costi di collocamento del debito pubblico e la necessità di misure drastiche di riduzione della spesa imposte dalla Commissione Europea. Per dirla in breve: se non un fallimento, un’amministrazione controllata.
Mentre la fase recessiva, con i primi aumenti del Pil, con le previsioni di crescita dell’1,2% nel 2010 e dell’1,6% stimato per il 2011, si allontana, l’Italia, come tutti gli altri stati europei, per contenere il debito pubblico, origine della recente speculazione sull’Euro, ha predisposto una manovra finanziaria di tagli per circa 25 miliardi di Euro in tre anni. Una manovra poco coraggiosa, ma appena necessaria per tenere sotto controllo il debito pubblico. Altri paesi come la Spagna, la Grecia, la Germania, l’Inghilterra sono andati più a fondo coi tagli. In Italia c’è una sollevazione generale che parte dalle opposizioni e si diffonde nel sindacato post comunista, tra i magistrati, nel pubblico impiego, nelle regioni.
E’ appena stata diffusa una relazione molto severa della Corte dei Conti sugli sprechi negli enti locali. Nella manovra ci sono tagli anche in presenza di situazioni difficili. Si pensi al Lazio, alla Calabria, alla Campania, ad esempio, uscite da amministrazione spendaccione. Occorreranno provvedimenti. Se sarà il caso sarebbe anche giusto chiamare a risponderne i responsabili.
La manovra non si tocca, però. Deve risultare chiaro che la ricreazione in Italia è finita.
Vito Schepisi

01 febbraio 2010

Un voto utile e intelligente



Tra meno di due mesi si vota. Si vota per il rinnovo dei presidenti e dei consigli regionali. Si vota su tutto il territorio nazionale, eccetto le regioni autonome. Eccetto anche l’Abruzzo dove, come si ricorderà, si è votato di recente per sostituire il dimissionario Ottaviano Del Turco, l’ex sindacalista e segretario socialista, impallinato da una magistratura troppo frettolosa e, forse, troppo presuntuosa ed arrogante, e lasciato solo, come capro espiatorio, dal suo stesso partito.
Il voto in Italia, che sia per il Parlamento, per i comuni, per le province o per le regioni, si colora sempre dei grandi temi della politica. L’impronta della competizione partitica si spande su ogni cosa, come una macchia d’olio, anche per eleggere il presidente del circolo amici del tre sette.
Dai risultati delle diverse elezioni, tra una scadenza e l’altra della legislatura parlamentare, si misurano sia il gradimento dei governi, sia l’equilibrio delle coalizioni ed il loro rapporto di forze, sia le strategie programmatiche. Il voto locale finisce così sempre per essere influenzato dalla passione ideologica, dalle complessive scelte economiche e sociali del Paese e dalla popolarità dei grandi protagonisti della politica. Non è sempre un bene, al contrario è un male se poi vengono accantonate le motivazioni locali, se poi non si analizza la gestione passata, se poi l’analisi dei risultati non è utile per promuovere i protagonisti virtuosi o per rispedire all’opposizione, o a casa, i più inefficienti e spreconi, ed i più furbastri.
Occorrerebbe soffermarsi su alcune amministrazioni regionali, come quelle della Puglia, della Calabria, del Lazio o della Campania, per comprendere quanto, invece, debbano essere sanzionati dal giudizio degli elettori i fallimenti rilevati, e nondimeno quanto falsi e strumentali siano stati alcuni osannati progetti politici. Analizzando i risultati e gli esiti della decantata etica amministrativa di alcuni protagonisti si può, persino, comprendere quanto siano stati falsi e pretestuosi i tentativi di ostentare una presunta superiorità morale, da far valere come maggior motivazione nelle scelte, ovvero quanto siano stati illusori e privi di effettivo riscontro i richiami all’erogazione dei servizi sociali, quali caratteristiche peculiari e qualificanti del progetto politico di quella sinistra che si propone per la guida del Paese.
Mai come in questi ultimi anni, dall’epoca di tangentopoli in poi, la questione morale è stata sollevata, soprattutto verso le amministrazioni di sinistra, con tanta ripetitiva periodicità e con tanta diffusa collocazione geografica, motivando moti di disappunto e di giustificata inquietudine nei cittadini. Mai, infatti, il bisogno sociale, le questioni igieniche delle città e dei territori, la pietà verso chi soffre, gli sprechi ed i privilegi degli amministratori e delle loro collegate clientele, gli abusi ed il cinismo di alcuni, persino il degrado manifestato con le richieste di prestazioni sessuali, come contropartita per un andazzo in cui si mercificavano anche i diritti, hanno rappresentato un così rilevante ventaglio di criticità morale. Mai ci si è trovati dinanzi ad un andazzo amministrativo di così riprovevole ed arrogante mortificazione sociale
Tra poco meno di due mesi si vota. Si dovrebbe chiedere al corpo elettorale un voto utile ed intelligente. Per utilità ed intelligenza si intende, da una parte, rivolgersi ad indicazioni che abbiano effettiva possibilità di modificare il quadro politico di una regione, per respingere la cattiva politica, e, dall’altra, esercitare il proprio diritto di voto, senza farsi obnubilare dal pregiudizio politico.
Occorrerebbe un voto selettivo, un voto che serva per promuovere, ovvero per bocciare il bilancio consuntivo dei risultati ottenuti, regione per regione. Un capitolo a parte richiederebbe la Puglia, dove Casini si è messo di mezzo. In Puglia, più che altrove, si presenta la necessità del voto utile per contrastare l’azione dell’Udc che ostacola il successo del centrodestra, e che può agevolare Vendola, al cui fallimento morale e politico mancano solo i libri in tribunale.
Vito Schepisi