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07 novembre 2013
Il nostro futuro? Proviamoci con l’eresia
EPolis del 7.11.2013
LA BARI CHE PENSA...
C’è la Bari che pensa e vuol fare. Il nostro dibattito non si arresta e oggi si arricchisce del contributo di Vito Schepisi, coordinatore dei gruppi di lavoro Rinasci Bari.
Ciò che non manca al Sud è la fantasia. A Bari e in Puglia sono nati laboratori politici, rilanciati poi sul territorio nazionale, che volgevano lo sguardo su scenari e strategie politiche, su aperture storiche, persino su strane convergenze e cambi di maggioranze in corsa. Né è mancata la fantasia d’immaginare per Bari una Città che non c'è, o di volerne cambiare abitudini e vocazioni, facendo e disfacendo per gli interessi di pochi.
Rispolverare Voltaire, però, e il suo Zadig, come fa Palmisano, significherebbe dare alla comune furbizia, o alle stesse lagnanze, un valore più ampio di ciò che non hanno. Non è solo l’intolleranza delle classi agiate e non è solo l’isolamento di chi si trova chiuso e tenuto distante da una classe dominante cinica e impenetrabile. A Bari è anche l’esatto contrario: spesso sono le classi agiate e parassitarie che, per furbizia e mancanza di scrupoli, si pongono nella cordata dei mestieranti di turno. Manca l’autonomia di pensiero e, se l’individuo trova spazio alla sua genialità solo al servizio di chi organizza e manovra gli strumenti per la conquista del potere, diventa una questione d’indifferenza alla libertà.
John Locke, nella prefazione al Saggio sull'intelletto umano, scrive: “… essendosi cinque o sei amici miei riuniti nella mia stanza a discutere di argomenti molto diversi dal presente soggetto, ben presto ci trovammo in un vicolo cieco, e dopo aver fatto alquanti sforzi senza con ciò progredire verso la soluzione, a me venne il sospetto che avessimo adottato un procedimento errato; e che prima di applicarci a ricerche di quel genere, fosse necessario esaminare le nostre facoltà e vedere con quali oggetti il nostro intelletto fosse atto a trattare e con quali invece non lo fosse”.
Oggi i più non si pongono domande e il conformismo interessato sta demolendo il futuro. L’intelletto è parcellizzato. Senza la cultura della libertà, manca chi scuota le coscienze in nome dei principi di giustizia e dignità. Il coraggio dei pochi confligge contro una classe dirigente che parcellizza le professionalità. Si perdono di vista i bisogni, e c’è disinteresse per il futuro e per le nuove generazioni.
Sarebbe antistorico immaginare Bari senza la sua operosità commerciale e folle immaginarla, Città Metropolitana e Città Regione, tagliata fuori dalla centralità dei trasporti. E’ già un delitto osservare Bari priva di un terminal container e senza una gestione strategica del suo porto turistico, scalo di un milione di croceristi. I fatti di cronaca in Città ci parlano, ancora, di burocrazia ottusa che scarica il suo nervosismo su un bar del centro o sui venditori di sgagliozze e di caldarroste. Bisognerebbe invece finirla con il sistema medioevale delle istituzioni usate contro i cittadini.
Desirèe Digeronimo, citando Rousseau, scrive di un “patto sociale” per il bene comune, ma occorrerebbe prima che la Città si chieda cosa voglia essere o diventare: se riprendere a essere una città dei commerci, di cultura e di terziario, o se cambiare. E con cosa? Le centralità devono tornare a essere sviluppo e lavoro. Bisogna dirlo. Sono le imprese che possono generare occupazione e ricchezza. Oggi, però, le imprese sono vessate dal fisco e dalla burocrazia.
All’intelligenza, all’inventiva, alla creatività ed alla progettualità, che hanno già permesso in passato di costruire una grande città, si deve unire un sistema di “burocrazia amica”, così definita in un Convegno dall’Associazione Rinascibari, un gruppo di “eretici” che un bel giorno, preso atto che non andava bene niente di ciò che c’era, si sono chiesti: Che cosa facciamo? Di che cosa parliamo? Per poi aggiungere: proviamoci con l’eresia!
Vito Schepisi
Coordinatore dei gruppi di lavoro di Rinasci Bari.
I precedenti interventi di Leonardo Palmisano, Annamaria Monterisi, Gianni Spinelli, Gianvito Spizzico, Eugenio Lombardi, Vitandrea Marzano, Desirée Digeronimo e Massimo Lupis sono disponibili integralmente sulla pagina Facebook di EPolis Bari mentre le edizioni del giornale possono essere scaricate dal sito www.epolisbari.com e dall’app per iPad.
19 giugno 2013
BUROCRAZIA AMICA PER UNA NUOVA BARI
Il ruolo della burocrazia è l’argomento d’attualità per un’Italia che punta alla ripresa e vuole recuperare la fiducia dei cittadini.
In un Convegno organizzato da Rinascibari, introdotti dal portavoce dr. Giovanni Giua, dopo il saluto del Presidente Della Provincia Dr. Francesco Schittulli, ne hanno parlato: il dr. Michele D’Innella, l’avv. Dante Leonardi ed il giornalista-saggista Dr. Canio Trione.
In Italia - ha sostenuto D’Innella - la burocrazia è il mezzo con cui si esercita il potere, ed è la ragione per la quale la politica cerca di occuparla. Lo spoil system in Italia si attua cambiando i vertici degli enti e degli apparati burocratici.
Anche l’aspetto tecnico-giuridico-normativo ha le sue criticità: cinque responsabilità in capo al dirigente sono eccessive, perché paralizzano l'azione amministrativa e impediscono gli accordi. L’ideale – ha sostenuto l’avv. Leonardi - sarebbe procedere mettendo attorno ad un tavolo tutti i portatori d'interesse per promuovere accordi che riescano ad attuare il massimo possibile degli interessi di ciascuno.
In democrazia, l’azione politico-amministrativa deve essere sostanza economico-sociale. In quest’ottica il lavoro è al primo posto, com’è sancito dall’art.1 della Costituzione. Non si può pensare - ha detto l’economista Trione - che per creare lavoro sia necessario chiedere permessi. L’intervento dell’autorità amministrativa deve essere a sostegno per il disbrigo delle pratiche necessarie. E’ da chiudere il capitolo medioevale delle istituzioni contro i cittadini, per aprire la fase moderna della collaborazione. Per Trione, le pratiche burocratiche devono essere ridotte al minimo e quelle necessarie assolte dalla P.A.
Riportare al centro il cittadino con i suoi diritti. La burocrazia dovrebbe solo aiutarlo a creare lavoro e ricchezza. E’ questa la Burocrazia Amica che Rinascibari propone per tutta l’Italia, ad iniziare da Bari.
Si è aperto un vivace dibattito a cui hanno preso parte tra gli altri l’ing.Campanale, la giornalista Mary Sellani, l’avv Ernesto Cianciola e l’On. Antonio Distaso.
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Rinascibari
16 febbraio 2013
Lettera aperta a Michele Emiliano
Il portavoce dell'Associazione RinasciBari, Giovanni Giua, promotore del Comitato "Salviamo Via Sparano", dopo che il sindaco Emiliano ha reiterato la proposta di restyling della via più nota del quartiere murattiano di Bari, cuore del commercio e della socializzazione barese, nonostante le 3.000 firme contrarie raccolte tra i cittadini baresi, ha scritto una lettera aperta al Sindaco Michele Emiliano.
Caro Emiliano,
sono settimane che i cittadini ricevono notizie contrastanti circa l’annunciato restyling di Via Sparano e tu, seppure ripetutamente sollecitato, non hai chiarito lo stato dei fatti.
Riepiloghiamo: al progetto della Salimbeni migliaia di cittadini si opposero motivatamente.
Tale progetto già partiva col piede sbagliato con l’intenzione di fare di Via Sparano una strada “museo” invece della strada “salotto” come da tradizione secolare.
Nei rendering presentati sbigottiva l’assoluta mancanza di sedili a meno che non si vogliano definire tali quei cubetti di cemento che appaiono disseminati sul percorso.
Via le palme, alla cui ombra diverse generazioni hanno sostato, e la strada trasformata in una pista desolata, assolata e raggelante allo stesso tempo con lo scopo dichiarato di farne un cannocchiale che permetta la vista della Stazione da Piazza Chiurlia.
Per raggiungere tale risultato ottico, naturalmente, bisognava abbattere anche gli alberi centrali di Piazza Umberto, cosa che non piaceva a nessun barese. Strada “museo”, ci si chiedeva, e con quali opere d’arte e con quante speranze di sopravvivenza a vandali e writers?
A fronte di queste giustissime rimostranze, in una riunione presso la sala della Giunta di Bari con l’assessore dell’epoca, Simonetta Lorusso, con commercianti e col comitato “Salviamo Via Sparano” (che portava una raccolta di oltre 3000 firme contrarie al progetto) e con l’architetta Salimbeni si arrivò alla conclusione che l’amministrazione avrebbe chiesto un progetto rivisitato che tenesse conto di alberi, palme, sedili idonei e “piazzette” di riunione.
A 6 anni da quella riunione viene ripresentato con grande enfasi lo stesso progetto inviso ai cittadini. Magari adatto a qualche rarefatta città nordica ma non certamente per una città del Sud solatio.
Leggo da un quotidiano cittadino che l’architetta in questione è stata convocata dalla Sovrintendenza per chiedere chiarimenti e che avrebbero concordato per varie modifiche che, a quanto si può solo ipotizzare, potrebbero essere la classica “toppa peggiore del buco”
Rimane il “cannocchiale”? Ci sarà alberatura? Saranno divelte le palme? Esiste un conto complessivo del costo delle opere necessarie per pareggiare strada e marciapiede, rifare la pavimentazione, rifare il sistema di caditoie dell’acqua piovana, rinnovare l’illuminazione, aggiungere i corridoi sotterranei per i servizi?
Quali e quante “opere d’arte”, infine, saranno collocate, a che costo e con quali contratti assicurativi? Siamo sicuri che i fondi a disposizione siano sufficienti?
Stupefacente poi l’intenzione (o pio desiderio) di avviare i lavori per la fine dell’anno in piena campagna natalizia con una sicura ricaduta negativa sulle vendite degli ex-ricchi commercianti di Via Sparano.
La mia sommessa richiesta è di dare una risposta certa a queste domande e di convocare una nuova riunione anche col comitato “Salviamo Via Sparano” per discutere sul da farsi.
E’ chiedere troppo?
Affettuosamente Giovanni Giua
Comitato “Salviamo Via Sparano”.
16 gennaio 2013
RinasciBari discute di urbanistica
Bari non ha l’immagine di Città Metropolitana e di capitale regionale che dovrebbe avere. Non solo il degrado degli spazi pubblici, ma preoccupa il modo con cui l’amministrazione si approccia al futuro - E’ ciò che è emerso in un incontro dell’associazioneRinasciBari con gli architetti Domenico Massimeo e Roberto Telesforo e con l’ing. Giusppe Loiacono - Periodicamente torna di attualità l’utilizzazione dell’area ex caserma Rossani. Tema oggetto di un concorso, ancora in corso di svolgimento, che, denominato “Bari Centrale”, interessa sette aree a margine della fascia ferroviaria. Aree la cui trasformazione dovrebbe consentire una ricucitura funzionale e ambientale delle due parti di città poste a sud e a nord dei binari. Mancano del tutto, però, collegate tra loro, le ipotesi di futuro per la città e un piano di sviluppo socioeconomico.
Il concorso ipotizza un intervento per la stazione centrale e Piazza Moro e un altro per la ex Rossani, benché risulti assai condivisa l’opinione di un progetto unico sulle due aree. Anni fa Renzo Piano progettò una piastra che, posta al di sopra dei binari, costituisse ponte pedonale fra il murattiano (piazza Moro) e Carrassi (ex Rossani).
RinasciBari ritiene che questa sia ancora la strada giusta e che in quelle aree possa e debba essere realizzato un episodio di grande riqualificazione dell’intera Città, sia dal punto di vista funzionale (nodo d’intreccio di numerosi elementi, su ferro e su gomma, del sistema di mobilità intermodale) che da quello dell’ambiente urbano. Un grande progetto di trasformazione che porti i baresi a sentirsi proiettati verso un futuro di grande crescita e gli ospiti a guardare finalmente Bari come capoluogo della regione, ma anche come polo essenziale e cerniera fra l’Europa ed i Paesi del Mediterraneo.
RinasciBari invita l’amministrazione comunale a rivedere il suo modesto programma (verde e piccole strutture) e a volare alto. Un’area di otto ettari al centro della città è un tesoro che va utilizzato al meglio e non sperperato.
A Bari, inoltre, le opere pronte per la fase esecutiva formavano già quell’impianto urbanistico che l’amministrazione ha ignorato perdendo anche i finanziamenti. Si possono citare, tra le altre:
- 58 fermate metropolitane con il sistema integrato tra le varie ferrovie che insistono sul territorio;
- l’asse nord-sud per collegare la colmata Marisabella con un rondò per canalizzare il traffico in entrata e uscita dalla Città, senza impegnare le strade cittadine (opera vinta e non assegnata all’impresa appaltatrice che ne chiede i danni).
RinasciBari rileva che la Città perde occasioni per colpa di un’amministrazione che in 8 anni si è crogiolata nell’autocompiacimento annunciando (e non realizzando) piste ciclabili e giardini, mentre il degrado divorava il tessuto sociale ed economico.
Bari ora ha bisogno di RINASCERE di dare avvio a un processo evolutivo, come fecero i nostri nonni che dal paesone che era fecero sorgere una nuova città col Margherita, il Petruzzelli, la Manifattura Tabacchi, lo stadio della Vittoria, il Lungomare etc. etc. La Città può e vuole volare alto …
10 novembre 2012
Via Argiro a Bari: no a mezzi provvedimenti
CONSIDERATO
che il provvedimento di chiusura al traffico di Via Argiro fu messo in sperimentazione con la promessa della Amministrazione Comunale di realizzare in tempi brevi la riqualificazione dell'isola pedonale, con il conseguente rilancio di una importante strada del borgo murattiano, a beneficio delle aspettative della comunità cittadina, dei residenti e degli operatori commerciali;
VALUTATO
che un progetto serio e credibile di riqualificazione deve riguardare: - opere di rifacimento del manto stradale con l'eliminazione dell'effetto carraio dai marciapiedi; - di arredo urbano con panchine fioriere e illuminazione; - creazione di aree di parcheggio per residenti con la disponibilità di posti per il traffico d'affari;
PRESO ATTO
- che nulla sino ad oggi è stato fatto oltre alla chiusura;
- che molte, invece, sono state le notizie di stampa sulla disponibilità di adeguate risorse, senza che mai sia stato reso pubblico il progetto che si contava di realizzare;
- che la chiusura al traffico non ha attratto maggiore presenza nell’area commerciale cittadina e che le ricadute negative del provvedimento non sono state compensate dai benefici che avrebbero determinato le opere di riqualificazione che non sono state realizzate;
- che alla luce del mancato assolvimento degli impegni assunti dall'Amministrazione Comunale appare comprensibile e giustificata l’irritazione della comunità cittadina e la protesta di residenti e commercianti.
CONSIDERATO
- che la fase sperimentale della chiusura al traffico non ha dato gli esiti auspicati e che l'area pedonale di Via Argiro si presenta inelegante e desertificata;
- che la fase di stallo delle prospettate iniziative di riqualificazione ha prodotto effetti negativi destinati ad aumentare in prossimità delle festività natalizie;
CHIEDE
all'Amministrazione Comunale di rendere noto con chiarezza e tempestività la reale volontà di confermare gli impegni assunti per la riqualificazione e il rilancio di Via Argiro, indicando i dettagli del progetto che intende realizzare, i tempi necessari e le risorse destinate. RinasciBari, in funzione alle risposte ricevute dall'Amministrazione, si riserva d'intesa con cittadini e residenti di assumere ogni utile iniziativa per superare la grave situazione di stallo, eventualmente proponendo anche il ripristino della viabilità.
RinasciBari, inoltre, pensa che la questione di Via Argiro non sia che il campanello di allarme di una situazione ancor più complessa che andrebbe chiarita.
La riqualificazione di Bari passa attraverso le scelte che si vogliono fare. Gran parte della sua economia, infatti, è nello sviluppo dei commerci.
A questo fine la Città dovrebbe attrarre più gente nelle sue strade. Lo potrebbe fare con un complessivo progetto di mobilità urbana che distingua tra traffico pertinenziale, pendolare e business.
In quest’ottica le isole pedonali, l’arredo urbano unite a iniziative culturali e artistiche (pittura, musica, libri) e a quelle di tipo enogastronomico, per la promozione dei prodotti tipici locali, potrebbero fare la loro parte.
Più posti di parcheggio, più gente per le strade.
L’amministrazione cittadina cosa pensa in proposito?
25 ottobre 2012
Nasce RinasciBari
Si è costituito RinasciBari. E’ un movimento di confronto
politico-amministrativo di area moderata liberale con lo scopo di contribuire a
creare un’alternativa all’attuale amministrazione cittadina. Il metodo individuato è quello dell’approfondimento di scelte amministrative e
dell’aggregazione dell’area di riferimento.
RinasciBari è un richiamo al
rinascimento della Città e trova i suoi impulsi nella constatazione del degrado
di Bari e nella presenza di un sistema opaco di gestione.
Il movimento si è formato attorno alla redazione di un manifesto che è sintesi
di approfondimenti sulle emergenze della Città, individuate in: sviluppo,
lavoro e burocrazia amica.
Il movimento si è dotato di una struttura snella di
gestione attraverso l’indicazione di un portavoce nella persona di Giovanni
Giua e di due suoi sostituti Dante Leonardi e Roberto Telesforo. Ha inoltre
costituito un gruppo di consultazione e di elaborazione formato da Paola
Cristiano, Mariella Lipartiti, Alex Monaco, Enzo Monterisi, Egidio Pani, Vito
Schepisi, Gianvito Spizzico, Ugo Summaria, Canio Trione.
Rinascibari ha indicato anche le aree tematiche su cui articolare
l’elaborazione di un programma articolato in tre macro indirizzi progettuali da
cui poter poi discendere alle questioni più specifiche:
1) Economia, bilancio,
sviluppo; 2) Urbanistica e gestione delle risorse del territorio; 3) Scuola,
formazione e cultura.
Le tre aree - è stato detto – dovranno tutte interagire con la forte richiesta
popolare di trasparenza e di legalità, e con i principi di civiltà e di
sicurezza.
Il manifesto di RinasciBari
Dopo un decennio di immobilità amministrativa e prendendo atto del
degrado odierno, Rinascibari vuole essere una base di ripartenza dalla quale
lanciare nuove iniziative ed un nuovo programma per la Città di Bari.
Cardini fondamentali per tornare al benessere ed al prestigio del
passato sono Sviluppo e Lavoro.
Come ottenere sviluppo e lavoro? Ripartendo dalle attività
tradizionali della città (commercio, industria, edilizia e servizi) in un
quadro più moderno di Città Metropolitana, Capoluogo di Regione e di Città
aperta agli scambi culturali, commerciali e finanziari verso e dalle altre
nazioni del Mediterraneo.
Principali attori del rinnovamento devono essere gli imprenditori
baresi e le imprese ( piccole o grandi) che possono generare occupazione e
ricchezza.
Oggi a Bari è tutto fermo: muore il piccolo commercio (sia per la
mancanza di capitali che per la concorrenza di esercizi dal capitale
riciclato); muore la zona industriale nel degrado delle sue strutture e
nell’incapacità di attrarre nuovi investimenti; l’edilizia langue stretta tra
il malcostume, la corruzione e l’oppressiva burocrazia.
Cosa fare? Aprire all’impresa i canali del finanziamento, incentivare
la progettazione anche con sgravi fiscali e soprattutto la sicurezza di una
burocrazia non vessatoria ma, anzi, amica e stimolatrice.
Non sono tempi per pensare di far ricorso a risorse pubbliche ma
all’impegno del capitale privato anche in project financing con idee che
concorrano a fare di Bari il centro dei servizi per la regione e per i paesi
esteri fornendo strutture ed infrastrutture per raggiungere lo scopo ultimo :
Sviluppo e Lavoro.
Ci vuole intelligenza, inventiva, creatività, progettualità : qualità
che ai Baresi hanno permesso di costruire una “grande città” punto di
riferimento per l’intero Meridione.
Partendo da questi presupposti un gruppo di amici ha cominciato a
confrontare le idee per stimolare energie nuove ma anche per risvegliare quelle
stanche di subire. Vorremmo ridare coraggio a chi cede alla rassegnazione e
tornare a pensare alla politica come indispensabile strumento di democrazia.
Un programma per Bari è la nostra meta e la discussione continua con
tutti i cittadini che vogliono contribuire al rinascimento di Bari.
Chi volesse dibattere con noi e fornire il suo contributo di idee e di
entusiasmo lo può fare tramite il sito Facebook “Rinascibari” http://www.facebook.com/groups/236899103081502/?ref=ts
31 agosto 2012
“Rinascibari” è un’idea per Bari
Partire dalla realtà
superando i sogni dei programmi ambiziosi che restano sulla carta - quando non
sono solo castelli di sabbia che si sfaldano senza lasciar traccia - per recuperare
risorse per la ripresa, per rilanciare i servizi e per dotare la Città di un
assetto urbanistico efficiente.
Bari è una Città da far
rivivere. Non è quella delle cronache degli ultimi anni. Non può vincere la
rassegnazione nel considerare compromessi i valori tradizionali delle società
civili, come la legalità, l’attenzione ai bisogni sociali, la sicurezza
pubblica, l’igiene, la cultura, il futuro dei giovani. Non può essere la Città
incapace di amministrare un prestigioso Teatro, come il Petruzzelli, senza
lasciarsi coinvolgere nelle politiche
clientelari e negli sperperi.
C’è un gruppo di donne e
uomini liberi che ci vogliono provare. Si sono incontrati con il passa parola.
Si sono detti: “proviamoci, chiamiamoci Rinascibari”.
E “Rinascibari” sta
diventando un’idea per Bari: vuole essere un metodo che rompa con il passato e
con la consueta politica utile alle famiglie dei palazzinari che realizzano le
fortune di pochi, assorbendo le risorse da utilizzare per le necessità di
tutti.
A Bari c’è la sofferenza
delle famiglie e delle imprese: le prime inquiete per le difficoltà quotidiane
di vita, tra i costi e le tasse in aumento e la mancanza di prospettive per
l’occupazione dei figli; le altre preoccupate dai fatturati in progressiva
flessione, oltre che dalla burocrazia assillante e dagli insopportabili
balzelli fiscali.
Le difficoltà del Paese
inducono a pensare che non si potrà contare su trasferimenti di risorse
statali, si potrà contare, invece, su quei progetti che includano la Città in
programmi mirati di sviluppo strategico. Occorrono, però, idee e intelligenze
perché si realizzino benefici strutturali che durino, invece di alimentare
clientele e distribuire risorse agli amici.
Bari, con la sua
prospettiva di Città Metropolitana, ha da spingere su proposte e su progetti di
crescita e di integrazione, componendo tavoli di intesa sul territorio, con i
Comuni della sua area, ed iniziative congiunte con le Istituzioni e la
Regione.
Nessuna opportunità di
crescita e d’investimenti andrebbe tralasciata, ricordando che i posti di
lavoro si creano, e soprattutto si mantengono, in un rapporto compatibile tra
iniziativa e mercato e che le risorse sono opportunità per lo sviluppo e non solo
soldi da spendere.
La dimensione di Città
Metropolitana e di Città Regione deve spingere a ricercare le ragioni di
un’attenzione più costante, perché, nell’acquisizione di una dimensione plurale
di centro direzionale dell’intera Regione, il Capoluogo barese sia da traino
nella strategia di espansione dei servizi e delle opportunità della Puglia e
del Mezzogiorno.
Le risposte, di una Città
come Bari, per rinascere, devono essere ricercate, ancora, nella riscoperta
della sua antica vocazione commerciale e nella capacità di far sistema, per
cogliere le opportunità di lavoro, puntando sul mantenimento e sulla creazione
della rete d’imprese, e tra queste, soprattutto, quelle formate da giovani.
L’impresa, infatti,
andrebbe vista come fonte di occupazione e di ricchezza di una comunità.
A
Bari, invece, chiudono gli esercizi commerciali, sfiancati, oltre che dalla
crisi, anche dalla concorrenza sleale di chi utilizza flussi finanziari diversi
dai capitali propri o da quelli delle banche, perché denaro riciclato della
criminalità organizzata. Non è tollerabile, però, che al commerciante onesto,
sopravviva chi sfugge al fisco e chi ha lavoratori in nero.
Le
Istituzioni, collaborando tra loro, devono impegnarsi per monitorare il mercato
e i suoi fenomeni. La legalità, a beneficio dei cittadini onesti, deve essere
la prima delle risorse da utilizzare, ma le regole, iniziando dalle imposizioni
e dalla burocrazia comunale, devono anche garantire che ci sia spazio per
l’impresa e per il lavoro, che si possa sopravvivere e che non ci siano
vessazioni dannose e carichi burocratici asfissianti.
Senza
un ambiente sano in cui far sviluppare l’iniziativa e l’impresa, dopo la
tempesta economica che ha sconvolto i mercati, non può rilanciarsi una Città
come Bari, così articolata e complessa, che vive di rapporti commerciali,
d’intermediazione, di terziario, di studi, cultura e formazione.
Se lo sviluppo della Città
è condizionato dalla sua capacità di fare impresa, però occorrono
principalmente tre cose. Due sono quelle fondamentali come i capitali e il
mercato, ma la terza, non meno importante, è poter contare su una burocrazia
amica e su un sistema impositivo locale non vessatorio.
Il peso delle sanzioni
delle amministrazioni locali, per far cassa, fanno parte di una mentalità
feudale. L’esagerazione della fiscalità locale ricorda l’ingloriosa tassa sul
macinato del 1870, con la differenza che, al rigore usato da Quintino Sella,
per il pareggio del bilancio statale, si è sostituita la vessazione sulle
attività produttive della Città, per trarre sempre maggiori risorse che
finanzino la crescita della spesa.
Anche
i vecchi mestieri artigianali, che fanno parte della tradizione della nostra
terra, andrebbero ripresi e incentivati nella consapevolezza che, oltre a poter
essere utili fonti i reddito, dovrebbero essere indirizzati al recupero delle
arti e dei mestieri della nostra cultura popolare.
Bari
deve ritrovare la sua tradizionale borghesia: quella che, con passione,
spingeva e portava nelle piazze e nei luoghi della cultura e del confronto la
vocazione dei baresi a essere protagonisti della vita cittadina. La Città deve
recuperare lo spazio che compete alla popolazione civile, perché è l’ora di
reagire e di reclamare il diritto di poter partecipare alle scelte. Troppo
protagonismo individuale, infatti, mortifica la democrazia, il pluralismo e le
coscienze.
I rapporti clientelari e
la ricerca di un posto fisso nella pubblica amministrazione, come l’economia
assistita e la parcellizzazione delle professioni, sono oramai retaggio di
abitudini passate. Le giovani generazioni a Bari, come altrove, ne stanno,
infatti, subendo tutti gli effetti negativi. Subisce, però, anche la Città che
vede emigrare, in cerca di lavoro e di fortuna, i suoi giovani migliori: è una
perdita che Bari non può più assolutamente permettersi.
Il dovere di una nuova
classe dirigente, oggi, pertanto, non può che essere quello di recuperare la
fiducia dei giovani e di ricercare con loro le nuove opportunità per sbocchi
lavorativi e per la stabilizzazione delle nuove famiglie. La sfiducia verso la
politica, infatti, deve trovare il suo esito in un rapporto di lealtà
soprattutto con le giovani generazioni. La democrazia senza la politica non è
più tale: una ragione di più, pertanto, perché la politica diventi finalmente
cultura del vivere con e tra la gente, e si trasformi in rapporto leale di
intenti con le popolazioni.
Dopo
alcune settimane di riflessione, un gruppo di amici di area moderata e
liberale, un po' pensatori, un po' sognatori, ma anche ben determinati, ha
pensato di dar vita ad un movimento di opinione, senza pretesa di trasformarlo
in partito, né di appiattirsi sulle derive qualunquiste e della incomunicabilità
della politica.
L’idea
è di stimolare energie nuove, ma anche di risvegliare quelle che cedono alla
rassegnazione. L’idea è di tornare a pensare alla politica come unico e
indispensabile strumento per organizzare una comunità civile. Lo scopo è di far
sviluppare un confronto sereno con la gente, di comprenderne le inquietudini,
senza pretendere di avere le soluzioni per tutto, ma con l’umiltà di impegnarsi
a ricercarle insieme con tanti. E’ tempo, infatti, di porre fine al
paternalismo e alla presunzione. L'arroganza, infatti, è lo strumento
dell'esercizio del potere, non la carta d'identità della responsabilità
amministrativa.
Gli
amici di Rinascibari sono disposti a dialogare con tutti, senza distinzioni e
pregiudizi, ma sono anche così determinati a respingere ingerenze, furbizie,
strumentalizzazioni, fughe in avanti, trapezisti della politica, personalismi e
fomentatori di veleni.
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