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16 settembre 2013

Epifani e Kim Yong



Nei regimi totalitari niente del popolo e dei sudditi è segreto. Persino il capo condomino di un fabbricato ha l'obbligo di origliare e di riferire sulle abitudini e sui sospiri degli inquilini. E’ riservato, invece, l’esercizio incondizionato del potere ed è riservata la conoscenza della realtà sociale ed economica dello Stato.
I regimi illiberali si reggono sul ricatto e sulla discrezionalità degli apparati. Tutto deve essere convergente per l'esercizio indiscusso ed esclusivo del potere. Nei paesi totalitari, nelle dittature militari o in quelle populiste o, ancora, nelle altre emanazioni politico-amministrative di estrazione etica e fondamentalista, c'è l'odio e la repressione per tutto ciò che è plurale: non esiste la libera espressione del pensiero, né l'autonomia della propria coscienza. C’è la necessità dell'omologazione totale del pregiudizio verso gli avversari. Questa componente ideologica è come se fosse la sostanza stessa dell'azione politica e della strategia sociale e culturale del Paese. Si odia il capitalismo piuttosto che il liberalismo, ed i regimi diventano centri di rieducazione e divulgatori dei principi dell’etica e della morale.
In democrazia, invece, soprattutto il giudizio che incide sulla "dignità" delle persone, cioè sulla sua sfera individuale, non può ridursi ad un voto di opportunità politica, quanto, invece, ad una espressione ragionata della propria coscienza. Pensare e dire, come ha fatto Epifani, per il voto in Giunta sulla decadenza di Berlusconi, che il PD, compatto, voterà si alla decadenza del leader del centrodestra lo fa apparire, invece, come un mero voto di opportunità politica.
Ma la Giunta per le immunità schierata come riflesso dei partiti a che serve?
Se non servisse far prevalere la coscienza dei componenti la Giunta, basterebbe far votare i capigruppo con il peso dei propri parlamentari ed il gioco sarebbe già fatto, senza perdere ulteriore tempo e denaro.
Se il Parlamento, però, perdesse, anche formalmente, la sua funzione di rappresentare i cittadini, la nostra non sarebbe più democrazia. Potremmo anche deputare alla magistratura, scalpitante e bramosa di esercitare un potere, il compito di pensare e di agire per tutti! Così diverrebbe anche tutto più evidente. Sarebbe la traduzione visibile di ciò che sta avvenendo oggi in Italia. Ed il regime che si sta instaurando nel nostro, invece di apparire e di dirsi democratico, per onestà intellettuale, sarebbe più visibilmente autoritario e illiberale.
Mi chiedo ancora a cosa valga una Giunta per le immunità il cui Presidente si è espresso prima ancora che fosse stata convocata la Giunta, se non una parvenza di democrazia, ove l’azione democratica sarebbe sola quella di ratificare ciò che già si è stabilito?
Quella del senatore Stefàno è solo una smania di protagonismo, alla "Esposito", o è una forma d’incultura della democrazia?
Nel primo caso, l'Italia alla "Esposito" avrebbe un che di burlesco che non può piacere, anzi sarebbe disgustosa, nel secondo dovremmo incominciare a chiederci se 65 anni di retorica democratica ed antifascista non siano serviti che a reincarnare l'orrore.
Se quello della giunta diventasse un voto politico, con i segretari dei partiti che indicassero la strada da seguire, il ruolo del segretario del PD sarebbe doppiamente ingannevole. Epifani renderebbe visibile la doppia intenzione del PD: liberarsi dello scomodo avversario politico, dopo averci provato per 20 anni - senza riuscirci - e bocciare l'alleanza di governo con il Pdl a guida di un uomo dello stesso PD.
Quando c'è il PD di mezzo la confusione regna sempre sovrana, e se non c'è il saccheggio materiale del Paese, c'è quantomeno il consueto tentativo del saccheggio delle coscienze e della democrazia liberale. E siccome non si fidano dei loro uomini, come accade a tutti i dittatori, ad Epifani piacerebbe il voto palese sulla decadenza di Berlusconi, per potere esercitare il potere di condizionamento del partito sulle coscienze dei suoi senatori.
Come ad un Kim Yong qualsiasi.
Vito Schepisi

01 settembre 2013

Per Berlusconi hanno già deciso


Se mi fosse consentito dare un Consiglio al Presidente Berlusconi gli direi che, dopo la nomina dei 4 senatori a vita (Napolitano ne avrebbe anche nominati 5, se non ne avesse già fatto la stessa cosa con Monti lo scorso anno), l'intenzione del Presidente Napolitano appare tanto chiara da ravvisare l’opportunità di un suo discorso agli italiani. 
Con un minimo di ragione, non può sfuggire che il modo del Presidente della Repubblica non è previsto dalla nostra Costituzione, che è un abuso di potere, che non è democratico e che è in stridente contrasto con il rispetto della sovranità popolare.
Un brutto e autoritario atto di forza. Un’azione volgare per l'esercizio arrogante di un potere che, da essere previsto come garanzia e rappresentanza dell’unità nazionale, viene, invece, usato per modificare, se non per sovvertire, le regole della democrazia.
Un atto del tutto simile, anche se visto in contesti differenti, all'impeto che il medesimo Napolitano aveva mostrato nel chiedere nel 1956 la repressione dei rivoluzionari ungheresi che reclamavano l'indipendenza e la libertà e che venivano invece massacrati dall'esercito di Nikita (ha ispirato il nome di Vendola) Kruscev, erede di Stalin.
Ma è mai credibile che un uomo autoritario e violento possa diventare un uomo democratico e tollerante?
Il Capo dello Stato ha deciso da che parte stare. L’ha deciso da tempo. Nessuna meraviglia, perché è la stessa parte che l’ha scelto per il Quirinale.
Berlusconi possiede i mezzi e la forza per denunciare la congiura a suo danno. Tanto più ora che ha le prove che di congiura si tratta. La congiura di Palazzo non è prevista da nessuna democrazia liberale: è antidemocratica a prescindere dalle idee e dalle convinzioni che ciascun italiano ha maturato sul Cavaliere, sulla sua vita privata e sui suoi rapporti con la legalità.
Berlusconi, finché gli sarà consentito di farlo, usi i suoi diritti di libertà di parola, e se la giustizia italiana non è ritenuta credibile, come è evidente, si difenda dinanzi al Paese, denunciando la congiura a suo danno e sveli a tutti ciò che sa, compresi i ricatti, le intercettazioni telefoniche sulla sua vita privata e tenute nei cassetti e pronte ad essere usate, sveli le magagne degli impuniti d'Italia, gli abusi ed i privilegi di casta, gli intrighi, le ipocrisie e le falsità. Dica tutto ciò che sa e di tutti.
Al Cavaliere non mancano i mezzi e la capacità di farlo, e avrebbe anche il diritto di farlo parlando a nome e per conto di 10 milioni di elettori e di un terzo del corpo elettorale.
Sperare che la commissione sulle immunità del Senato, presieduta da Stefàno, che ha già anticipato le sue “conclusioni”, abbia intenzione di guardare le cose in modo imparziale è un’illusione. Anche Epifani è stato chiarissimo. Aspettare è del tutto inutile. Hanno già deciso la sua sorte. Sono anni che il popolo di sinistra sta aspettando questo momento.
Dopo la conferenza di Berlusconi agli italiani, che suggerisco, i ministri del Pdl presentino le dimissioni dal Governo, motivate dall’inagibilità politica del Partito che li ha espressi, garantendo al Governo il sostegno esterno e solo per i tempi necessari per consentire l'iter parlamentare per la conversione del decreto sull'IMU, per evitare l’aumento dell’IVA e per gli eventuali provvedimenti che servano a ridurre le difficoltà delle famiglie e della povera gente.
Questa sinistra italiana non è democratica: è arrogante; è ipocrita; è immatura; è condizionata dalla storia del suo passato con cui non ha mai fatto i conti. E in Italia ci vuole un’opposizione credibile ad un sistema che diventa sempre più autoritario e illiberale.
Un’opposizione che in un Paese di caste, d’intrighi, d’affari e d’impuniti, richiami il popolo alla rivoluzione liberale. Un’opposizione che non sia quella rissosa, velleitaria e irrazionale di Beppe Grillo ma che, invece, sia visibile e credibile per quegli uomini che vogliano dare un futuro ai giovani italiani e per quegli che, fermi sull’imprescindibile valore dell’identità nazionale, non siano disponibili a svendere niente a nessuno, Europa compresa.

Vito Schepisi