Visualizzazione post con etichetta Protezione Civile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Protezione Civile. Mostra tutti i post

19 febbraio 2010

Lo stucchevole valzer delle dimissioni



Il valzer delle dimissioni, sollecitate, date e richieste, accettate o respinte, minacciate ed intimate, è diventato un ballo stucchevole. Sarebbe bene chiarire un principio che, se non può essere emanato come una regola scritta, dovrebbe valere come l’assunzione di un comportamento da definire, per ipotesi, corretto. Un principio a cui, per forza di cose, non può che essere facoltativo attenersi, fatti salvi gli obblighi di legge, quali i provvedimenti restrittivi o detentivi adottati dalle autorità preposte alle funzioni giurisdizionali, e/o i rapporti di fiducia con la collegialità degli aventi causa nei ruoli di gestione ricoperti.
Il principio è che le dimissioni siano rassegnate solo da coloro che hanno responsabilità dirette negli addebiti mossi. Negli altri casi, in ciò che invece possono essere definite, ad esempio, come responsabilità politiche o funzionali, sarebbe utile e necessario distinguere e valutare caso per caso. Non può, infatti, sfuggire, la presenza di ruoli che si riferiscono al nostro sistema democratico ed al dovere dell’esercizio della delega ricevuta dagli elettori, sempre che gli interessati siano fuori dal diretto coinvolgimento,
Naturalmente questo principio deve far appello alle coscienze delle persone coinvolte e dovrebbe costituire un aggravante morale, prima che penale, qualora i fatti dimostrino, successivamente, responsabilità di illeciti, tenute nascoste, e certezze giuridiche arrivate definitivamente a sentenza.
Non può che essere così! In caso contrario sarebbe la jungla. Basterebbe sollevare chiacchiericci su di una persona o basterebbe un magistrato scorretto a modificare l’assetto politico e funzionale del Paese.
Diversamente, sarebbe come piacerebbe a Di Pietro per i suoi avversari, ma non per i suoi amici e compagni, familiari compresi. Come vorrebbe il leader dell’Idv con la sua gente, i suoi sodali, con i suoi più o meno interessati sostenitori. Il sogno, non tanto misterioso, dell’ex PM di Mani Pulite, di un governo autoritario, senza garanzie democratiche, dominato dall’arroganza verbale, dalla violenza giudiziaria, dal pregiudizio morale e dall’intolleranza politica. Un sistema senza diritti, senza garanzie, senza presunzione di innocenza e con la casta dei giudici che ipotizzino i reati e contestualmente emettano le sentenze, naturalmente senza concedere possibilità di appello, soprattutto a coloro che considerano “nemici” politici.
Non si può prescindere, invece, dalle scelte irreversibili della democrazia. Si è parlato tanto di lotta di liberazione e di antifascismo! Non si può prescindere dalla necessità, in un sistema rappresentativo con le regole sancite dalla Costituzione, di poter esercitare, in forza del consenso ottenuto, le responsabilità di governo. C’è, infatti, il dovere morale, oltre che costituzionale, nel rispetto della sovranità popolare, di esercitare il mandato ricevuto dagli elettori. Ed il mandato elettorale è sempre congiunto ad un preciso indirizzo politico e programmatico. Il diritto di pronunciarsi nel merito, il diritto di fare le scelte, anche se per delega, spetta solo al popolo, e senza indebite ed eversive interferenze.
C’è anche il diritto di tutti di trarre le proprie conclusioni. Ma se la stampa è libera di trarre le proprie, nei limiti del diritto all’informazione, non altrettanto così deve accadere per iniziativa delle funzioni dello Stato. Le ipotesi fantasiose e le ricostruzioni prive di riscontro si intromettono, infatti, con grave pregiudizio, nella vita privata delle persone coinvolte, trasferendo nell’opinione pubblica inquietudine e pregiudizio. La morbosa sensazione della presenza dei vizi privati prevale sempre nell’immaginario collettivo, anche dinanzi alle pubbliche virtù. E’ propria della debolezza umana, infatti, l’abitudine di lasciarsi trasportare nel pregiudizio, dinanzi al consolidato concetto del “mostro” sbattuto in prima pagina. Lo constatiamo, con disappunto, con il Dr.Bertolaso a cui, per iniziative giudiziarie, sono state attribuite ipotesi fantasiose che hanno scatenato la campagna di delegittimazione di alcuni giornali e politici, apparsi interessati a veder sbiadire l’immagine di colui che è diventato un simbolo dell’efficienza del Governo di Silvio Berlusconi.
La responsabilità giuridica è sempre individuale, mentre quella politica, molto spesso, attiene alle responsabilità di terzi. E’ bene tenerlo sempre presente. E’ anche bene, inoltre, che si sappia che l’esecuzione delle opere pubbliche avviene per il tramite operativo di una rete di funzionari e di alti dirigenti ministeriali, alcuni dei quali messi a quei posti proprio da coloro che oggi più alzano la voce nel chiedere le dimissioni di Bertolaso. Ci sarebbe da chiedersi, invece, a cosa nel passato questa dirigenza sia stata funzionale.
C’è un clima, che ci preme denunciare, di reiterate e puntuali campagne di delegittimazione che, oramai, come le stagioni, partono a date ben calendarizzate.
Vito Schepisi