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20 maggio 2009

Puntuale come un orologio svizzero

“Se Atene piange, Sparta non ride”. Il richiamo alla locuzione, con cui sembra che Epaminonda abbia sintetizzato le guerre di logoramento nel Peloponneso tra le due città della Grecia, ci riporta alle valutazioni degli storici nello stabilire che tra Atene e Sparta a vincere furono prima Tebe e poi i macedoni.
Una premessa che torna utile a tutti, perché gli stessi signori che oggi sembrano sorridere sono quelli che stanno ancora piangendo a tutto vantaggio dello sgrammaticato molisano che, nonostante la sciagurata condotta del figlio e la gestione autoritaria e troppo personale del suo partito, resta radicato nel suo forsennato giustizialismo a togliere voti al PD.
Il Partito di Franceschini, intento tra gli altri a strumentalizzare la cronaca giudiziaria, rende un pessimo servizio alle istituzioni ed alla democrazia, favorendo l’antipolitica violenta e massimalista su cui lo stesso ex magistrato, colpevolmente, soffia sul fuoco. Cavalcare la colpa compromette persino la credibilità del potere giurisdizionale dello Stato, qualora la giustizia nei suoi gradi successivi dovesse smontare un teorema elaborato senza elementi di prova, senza logica giuridica e carente nelle legittime istanze della difesa, e dovesse così emergere un castello costruito sulla sabbia dell’odio politico, con l’aggravante di aggirare le leggi, interpretandole in modo fantasioso.
Questa contabilità, tra colpe e delegittimazioni, tra pregiudizi e teoremi ideologici, non ci piace, ma citarla torna utile per comprendere quanta ipocrisia ci sia da parte di coloro che nel confronto politico optano per lo scontro e che ritengono, come tante statue di bronzo, di poter far la morale al prossimo, cercando in casa d’altri scheletri che forse non ci sono, e sorvolando, invece, sul cimitero di vittime dell’onestà politica e della correttezza amministrativa che invece è ben visibile nelle regioni, nelle province e nei comuni d’Italia amministrati dalla sinistra.
Si avverte la sensazione di un susseguirsi continuo di colpi di scena che servano solo a riempire il vuoto politico dell’opposizione. La questione della signora Berlusconi, quella della giovane Noemi - su cui prima la politica e poi i media, anche stranieri, si stanno sbizzarrendo in modo indecoroso e volgare - la questione dei respingimenti dei barconi degli immigrati - unitamente al varo alla Camera del decreto sicurezza - ed ora la condanna di Mills, vengono utilizzati dall’opposizione solo per nascondere i successi del governo e l’assoluto vuoto propositivo di Franceschini e compagni.
Il PD le prova tutte per limitare i danni della condanna popolare: quella del voto. Il giudizio degli elettori, però, avrà un valore di gran lunga superiore a quello di primo grado di un giudice verso un’interposta persona, Mills, rendendolo così ancora più ingiusto ed inquietante. Una condanna preannunciata con grande anticipo ed ottenuta dopo aver stravolto persino i criteri della decorrenza dei tempi, con l’assurdo principio che un reato di corruzione si concretizza non la momento della corruzione stessa, ma al momento dell’utilizzo della somma versata. Una sentenza di colpevolezza che ha ignorato la mancanza assoluta di prove, che ha ignorato le motivazioni della presunta corruzione e respinto tutte le verifiche richieste dalla difesa.
Avremmo gradito un’opposizione più matura, attenta al rispetto delle regole e della democrazia, un’opposizione vigile verso i diritti della difesa e la linearità interpretativa delle leggi, invece di trovarla sulla stessa lunghezza d’onda di un ex magistrato noto, al contrario, per la sua interpretazione piuttosto sbrigativa delle fasi requisitorie nei procedimenti giudiziari e per i suoi eccessi, sia verbali che psicologici, nelle fasi inquisitorie. Questa logora opposizione, invece, ha come unico scopo il logoramento della maggioranza che lavora per il Paese.
C’è una puntualità disarmante nei tempi della Giustizia italiana. Il leader del partito opposto alla sinistra, nelle fasi politiche più importanti della storia d’Italia, viene a trovarsi sempre coinvolto in questioni giudiziarie, rivelatesi poi sempre infondate ed eccessive.
Berlusconi ne è uscito sempre indenne, anche se infangato dalla quantità di letteratura giudiziaria fatta di gravissime accuse. In questa grossa mole di fatti giudiziari affondano invece le mani i “gazzettini” parlanti delle procure, per scrivere libri ed articoli fatti passare per verità rivelate, anche se sono puntualmente smentite dalle verità processuali, e si avvantaggia l’antipolitica senza proposte, capeggiata da uomini senza idee e soprattutto senza scrupoli.
Vito Schepisi